La Piazzetta dello Sport presenta: Nominations 2017/18

Sfrontate. Temute. Attese. Osteggiate. 
Ritornano le

NOMINATIONS 2017/18

COME SI VOTA:

Il voto è segreto e si esprime via e-mail all’indirizzo luca.brindisino@gmail.com, via whazzup o tramite facebook ma sempre in forma privata.

– Ogni franchigia può votare una sola volta, è ammessa l’astensione per una o più nomination.

– Non verranno accettati voti poco chiari o poco intellegibili: si vota scrivendo nome del premio e nome del votato.

Non votate o commentate sotto questo post nel rispetto della segretezza dell’urna.

Si può votare entro e non oltre le 23.59 di venerdì 15 giugno 2018!

Buon divertimento!

NB: I CANDIDATI SONO PRESENTATI IN ORDINE ALFABETICO

PENNA D’ORO “TORGIO GIOSATTI”

Miglior contributo giornalistico della stagione.

Il riconoscimento a chi ha saputo arricchire di verve, informazione e fantasia la routine della Serie A Green.

  1. IL GAZZETTINO DOMENGHINO (Nohn Jash). L’inchiesta sui retroscena del calciomercato di febbraio è da oscar e fa sognare ogni franchigia che vorrebbe un reporter così tutto per sé in grado di raccontare i tanti dietro le quinte che caratterizzano la Serieagreen. Per non parlare di tutto il lavoro svolto settimanalmente con Quelli Che I Numeri… —> http://www.serieagreen.it/il-gazzettino-domenghino-1718-la-grande-storia/
  2. TUTTI ALLA SBARRA (Mariano Sconcertato). La sua rubrica “radiofonica” su Whatsapp direttamente dall’automobile, tra il rumore di una freccia e un freno a mano, ha conquistato tutti. Il trionfo dei nuovi instant media, sarebbe magnifico leggerlo più spesso anche sul sito, come nel caso del link seguente —> http://www.serieagreen.it/sogno-di-una-notte-di-mezza-estate/
  3. FOOTBALL GREEN (Vito Loturco). Non sui livelli degli scorsi anni, predilige comunque la qualità alla quantità regalando perle come questa puntata pre-asta autunnale, piena di contributi che ogni giornalista si affanna a consegnargli per essere presente sul suo raro ma prestigioso rotocalco. —> http://www.serieagreen.it/football-green-pre-asta-autunnale/

 

 

CURVA D’ORO

Miglior coreografia della stagione.

Tra campagne abbonamenti, coreografie,striscioni, volantini e manifesti,la Serie A Green si riempie facilmente di colori durante la stagione.Dai grafici di professione ai dilettanti allo sbaraglio,tutti si cimentano e in qualsiasi caso le risate non mancano: quali ti sono piaciute di più?

  1. Tra Moglie E Marito… Vieni A Mettere Il Dito (AMICI). Campagna abbonamenti piccante per Bartolomucci, che chiama in causa niente meno che Wanda Nara contesa tra i due litiganti Icardi e Maxi Lopez, almeno inizialmente entrambi con la stessa maglia: chi l’avrà fatta godere di più? —> http://www.serieagreen.it/campagna-abbonamenti-201718-amici-di-moira-orfei/
  2. La Domenica… Continua A Venire Allo Stadio (CUSCI). Che i tifosi del Cusci siano dei buontemponi è risaputo, per cui meglio vederli allo stadio che alle prese coi suoceri. Sanno però anche essere solidali, come in occasione dell’iniziativa in favore dell’associazione “Vittime del Curtale” —> http://www.serieagreen.it/campagna-abbonamenti-cusci-team-201718/
  3. Magico Dieci (DOMINGO). Il Domingo festeggia 10 anni di militanza in Serieagreen con lo scudetto sul petto e non può che omaggiare il “D10S” per eccellenza con un kit di maglie pensate ad hoc dall’azienda di casa 7G per ricalcare quelle del Napoli vincente di Maradona —> http://www.serieagreen.it/campagna-abbonamenti-domingo-20172018/

 

MATUSA D’ORO

Miglior pensionamento della stagione.

Il miglior giocatore che a fine stagione appenderà le scarpe al chiodo o volerà verso campionati molto remunerativi ma fuori dai riflettori.

  1. Gianluigi Buffon (PIGNA). Con lui se ne va un altro pezzo della nostra fanciullezza. Di lui restano i trofei che ha alzato e i record che ha polverizzato. E due rimpianti. La Champions League, mai vinta, e – aggiungiamo noi – un Pallone d’Oro “scippatogli” nel 2006 da Fabio Cannavaro, proprio nel momento in cui per tutti diventò pacifico affermare di trovarsi di fronte al più grande portiere di tutti i tempi. Il solo meritevole di succedere a Lev Yashin, unico estremo difensore in grado di toccare il Pallone d’Oro coi guantoni. Dalla personalità controversa e ideologicamente opaca, è un predestinato sin dal suo esordio 17enne in Parma-Milan nel 1995, quando blocca sullo 0-0 i campioni rossoneri. Resta al fianco dell’amata Juve anche nella discesa agli inferi della B nonostante si sia appena laureato Campione del Mondo, e nei 12 anni successivi si riprende tutto con gli interessi, chiudendo dopo 23 anni tra i pali dello zebratissimo Bucci una carriera forse irripetibile, inimitabile, sicuramente memorabile.
  2. Paolo Cannavaro (ACAB). La notizia del suo ritiro arriva come un fulmine a ciel sereno. A 36 anni, infatti, nel bel mezzo del campionato e in un periodo di estrema difficoltà per le sue squadre Acab e Sassuolo, decide di accettare l’offerta del fratello Fabio e di raggiungerlo in Cina non nelle vesti di calciatore, bensì in quelle di viceallenatore. 19 anni di attività vissuti in parte all’ombra del fratello, sostituendo il quale esordisce in A in un Parma-Lecce del 2000. Avrebbe voluto essere per il Napoli quello che Totti è stato per la Roma e comincia bene ottenendo coi partenopei la promozione dalla B alla A nel 2006. Sotto il Vesuvio gioca 7 stagioni e mezza, ma finisce a Sassuolo una volta compreso di non essere al livello che la società di De Laurentiis vuole raggiungere, come testimoniato dall’unica convocazione in Nazionale nel 2007, senza però scendere in campo. Nel lungo post su Instagram dedicato ai saluti ha concluso così: “Lascio questo sport con molta più passione di quando ho iniziato”. Di sicuro, vista la successiva destinazione, anche con molti più soldi.
  3. Bogdan Lobont (MOJITO). Portato in Italia da Pantaleo Corvino, ha militato in Serie A per 11 stagioni, 2 delle quali con la maglia della Fiorentina e le ultime 9 con quella della Roma, collezionando in totale 39 presenze nel massimo campionato italiano, sebbene non scendesse in campo dalla stagione 2012-13. Dopo il rinnovo del 2013-2014, infatti, è relegato al ruolo di terzo, talvolta anche quarto portiere: pur non giocando mai si comporta da professionista esemplare diventando un importante uomo spogliatoio e un ausilio al preparatore dei portieri Guido Nanni nell’allenamento specialmente dei giovani della Primavera. Rumeno di Hunedoara e soprannominato “il gatto”, appende i guantoni al chiodo dopo aver difeso per ben 85 volte in carriera i pali della propria Nazionale.

 

 

GIONATA BACHINI DI LEGNO

Honoris doping.

Colui che, coi suoi comportamenti antisportivi (doping, scommesse, ecc.) tradisce e inquina ogni valore dello sport.

  1. Fabio Lucioni (DOMINGO). Pareva l’incarnazione di un sogno sportivo: a 30 anni l’esordio in serie A da capitano di una debuttante, il Benevento, che aveva trascinato fascia al braccio al doppio salto dalla serie C. Un sogno durato lo spazio di un mese: il 22 settembre, infatti, viene trovato positivo a uno steroide anabolizzante. Reintegrato per tre giornate a dicembre, viene poi squalificato per un anno, senza manco risultare precedenza per il Domingo.
  2. Andrea Masiello (ACAB). A sette anni di distanza dal fattaccio, arriva addirittura a giocare le coppe calcando i prestigiosi campi dell’Europa League con l’Atalanta. Ad ogni trasferta, però, la stampa estera lo accoglie col marchio d’infamia che lo contraddistingue e per il quale in qualunque paese civile sarebbe stato radiato. Eppure ogni anno esiste chi ha il coraggio di acquistarlo in Serieagreen: alla faccia del calcio d’altri tempi!
  3. Joao Pedro (LABBARI). Stava disputando un’ottima stagione dimostrandosi valore aggiunto per il Labbari di Marco Tedone, fino a quel maledetto 9 marzo, quando gli viene riscontrata la positività all’idroclorotiazide, un diuretico proibito. Il controllo successivo non va meglio e viene sospeso in attesa di giudizio, che si profila molto duro: addirittura 4 anni di squalifica. Il 13 maggio rientra contro la Fiorentina illudendo i tifosi baresi di averlo per la rincorsa scudetto, ma tre giorni dopo arriva la sentenza: sei mesi di stop e addio rush finale.

RENATO OLIVE D’ORO

Miglior rotto ma incorrotto.

Colui che pur infortunato da stagione finita è stato comunque tenuto in squadra in quanto bandiera, plusvalenza o per il bene dello spogliatoio.

  1. Federico Bernardeschi (LUPIAE). Si fa male a metà campionato proprio nel suo momento migliore, in cui a suon di gol, assist e buone prestazioni aveva convinto Allegri a consegnargli i galloni da titolare. Forte del suo 7,32 di fantamedia, il Lupiae lo trattiene come aveva fatto l’anno scorso con Bonaventura sperando in un rientro nel finale. Lui riesce a evitare l’operazione, ma tornerà solo a maggio per due spiccioli di gara. Nemmeno quelli toccheranno a Budimir, altro uomo da 7,04 di media che Luca Brindisino ha trattenuto per lo spogliatoio nonostante il grave infortunio che ne ha tranciato una stagione sin lì più che positiva.
  2. Andrea Conti (DOMINGO). Stagione sfortunatissima quella dell’ex Atalanta. In tempo per giocare qualche minuto dei preliminari di Europa League e le prime due giornate di campionato per poi fermarsi per tutta la stagione. La distorsione al ginocchio rimediata nella sfida della Nazionale contro Israele lo ha condannato ad un lunghissimo stop, culminato, poi, con la ricaduta dall’infortunio dopo essere ritornato tra i convocabili a metà aprile. Nonostante i 110 mld spesi per lui, Simonetti non lo svincola. Presumibilmente per riconfermarlo anche l’anno prossimo.
  3. Neves Lyanco (EAGLES). “L’ho tenuto per scaramanzia”. Queste le dichiarazioni di Jos Corasaniti post asta primaverile 2018, in cui tutti si aspettavano l’arrivo di un profilo come Tosca al posto del brasiliano, eterno infortunato. La sua stagione, infatti, si interrompe già ad ottobre, dove è lui stesso a informare i tifosi su Instagram di essersi rotto i legamenti, lasciando di stucco i dirigenti del Torino. Nemmeno il tempo di rientrare a febbraio e di nuovo un infortunio al piede, con tanto di inutile terapia conservativa dato che, a metà maggio, è stata necessaria l’operazione, con ulteriori quattro mesi di stop previsti. Talismano.


DANNY DICHIO DI LEGNO

Peggior cornuto, mazziato e cacciato di casa della stagione.

Il giocatore infortunato, magari preso già infortunato e atteso finchè la pazienza non ha retto più. E dunque poi svincolato durante la stagione.

  1. Rick Karsdorp (EAGLES). Corasaniti investe su di lui a settembre 46 mld. Pochi, considerando che il terzino titolare della Roma sarebbe dovuto essere lui. Invece infortunato parte e infortunato arriva al traguardo della stagione, che vede però da svincolato visto che a febbraio gli Eagles gli preferiscono Milenkovic, abbandonandolo al suo destino e alla fisioterapia.
  2. Pol Lirola (FLIPPER). Rispetto al 2016/17 ha giocato più partite ed era teoricamente molto più inserito in un sistema che, almeno inizialmente, avrebbe dovuto esaltarne le caratteristiche. L’avvio disastroso del Sassuolo con conseguente arrivo di Iachini in vece di Bucchi, anziché consacrare il giovane spagnolo ne ha messo in luce tutti i limiti ancora evidenti della sua età, fino al grave infortunio finale, pretesto sfruttato dal Flipper per sbarazzarsene senza scrupoli.
  3. Federico Marchetti (DOMINGO). Pupillo di mister Simonetti che lo vuole con sé anche nei momenti più bui. Come quello di quest’anno, in cui parte rotto e fuori rosa alla Lazio per non aver voluto rinnovare il contratto e gli viene anche negato un trasferimento a gennaio che era forse la soluzione sperata dalla dirigenza domenghina. Che invece a febbraio preferisce una risoluzione silenziosa in favore del terzo portiere della Spal, Marchegiani.

 

DANIELE FAGGIANO D’ORO

Miglior investimento della stagione.

Il giocatore acquistato durante le aste di riparazione e pagato poco poiché sfuggito agli occhi di tutti.

  1. Ali Adnan (LABBARI). Partito senza le luci dei riflettori dopo una stagione d’esordio così così, l’iracheno era rimasto svincolato in Serieagreen anche a causa della fitta concorrenza. A novembre Tedone lo aggancia per 6 mld e lui diventa il titolare fisso dell’Udinese ammazzagrandi del primo periodo di Oddo. Quando si fa male, anche la squadra crolla, poi si riprende e partecipa alla salvezza dei bianconeri, che ripartiranno da lui anche l’anno prossimo.
  2. Cheick Diabaté (WAILERS). Non sono mancate le critiche alla fine del mercato invernale per i Wailers. Assente Tarantino, il delegato Mangia porta a Copertino tre D africane: il derelitto Dramè e gli sconosciuti Dabo e Diabaté. Tutti a prezzo di costo e senza nessuno sforzo d’asta, ovvero il contrario di ciò che ci si aspettava da una squadra in lotta per lo scudetto. E invece sarà proprio il beneventano l’asso nella manica gialloblu: 8 gol in 11 partite e una fantamedia pazzesca di 8,5 per una spesa di 5 mld.
  3. Nikola Milenkovic (EAGLES). Acquistato dal Partizan Belgrado, è stato una riserva silenziosa per tutta la prima parte di campionato, giustamente ignorato da tutte le franchigie. Subito dopo le prime apparizioni, però, finisce sul taccuino dell’attento Corasaniti che lo prende a soli 3 mld tra lo scetticismo generale. Bravo tecnicamente, gioca con entrambi i piedi, ha grinta e andrà ai Mondiali con la Serbia.

 

ANTONIO TESORO DI LEGNO

Peggior investimento della stagione.

Il giocatore acquistato durante le aste di riparazione e pagato troppo poiché ha deluso tutte le aspettative.

  1. Ahmad Benali (AMICI). Approdato a gennaio in prestito con diritto di riscatto dal Pescara, doveva essere l’uomo della svolta per il Crotone di Zenga. Calciatore dall’indubbio spessore tecnico, veniva da una buona stagione in A proprio in riva all’Adriatico dove aveva messo a segno ben 6 reti risultando praticamente sempre titolare. In cerca della salvezza, anche Roberto Bartolomucci non se lo fa sfuggire firmando per lui un cospicuo assegno da 800 mld, a fronte dei quali però il librico giocherà solo 10 partite segnando la miseria di un gol, visto il grave infortunio che ne decreterà la stagione finita già ai primi di aprile.
  2. Blerim Dzemaili (MOJITO). Vero crack della scorsa stagione in forza al Lupiae, era stato addirittura candidato al Matusa d’Oro vista la sua partenza (a campionato ancora in corso) verso i dorati lidi canadesi. Un’avventura che però durerà meno di un anno, visto che a gennaio il Bologna lo scambia con Taider riportandolo in Serie A. In una sessione invernale mai così povera di rinforzi, diventa il centrocampista con più appeal tanto da far sforare l’esorbitante quota di 1000 mld per il suo cartellino. A svenarsi è il Mojito, che però otterrà da lui solo prestazioni normali, con 15 partite giocate, un solo gol e una fantamedia sotto la sufficienza (5,93).
  3. Costa Marques Guilherme (CELTIC). Primo acquisto invernale del Benevento proveniente dal Legia Varsavia con credenziali di brasiliano grande estro e fantasia, specialità della casa: assistman. Barbaro e Santini fiutano l’affare e investono la considerevole cifra di 560 mld per questo 26enne centrocampista di una squadra in pratica già retrocessa. Nelle prime tre gare è un oggetto misterioso in cerca di collocazione tattica e certamente al Celtic mai si sognerebbero di schierarlo nella quarta, in casa della Roma, dove invece lui segna. Così, dopo l’ultima di coppa, nelle 5 giornate finali di lui alla Rebel Arena si perdono addirittura le tracce, relegato mestamente in tribuna a veder retrocedere entrambe le proprie squadre.


FRANCESCO MORIERO D’ORO

Miglior new entry italiana della stagione

Il miglior italiano all’esordio in Serie A e in SerieAGreen: non importa l’età, ciò che conta è che abbia stupito positivamente, magari mettendo anche in futura difficoltà il selezionatore della Nazionale…

  1. Manuel Lazzari (CUSCI). La storia di questo laterale 24enne ha emozionato tutti la scorsa estate. Fedelissimo della Spal, l’ha condotta dalla C2 alla A nel giro di 4 anni. All’esordio in A ha annullato le discese mancine di un certo Senad Lulic contribuendo all’insperato pareggio dei ferraresi, mentre già alla seconda giornata la sua prima segnatura, il 3-2 decisivo all’Udinese con tanto di tachicardia Var. Dopo questi exploit, il Cusci ci punta per 49 mld a settembre ottenendo una stagione di dedizione e impegno (encomiabile la presenza all’ultima di campionato dopo il brutto infortunio che sembrava averlo messo fuori causa) che sicuramente potrebbe valergli un salto di qualità in una big del campionato.
  2. Filippo Romagna (TERLIZZI). Una carriera cominciata nella sua regione, le Marche, poi al Rimini prima di spiccare poi il volo con la Juventus che lo acquistò dalla squadra romagnola nel 2011. Dal vivaio bianconero nell’estate del 2016 è partito per dare inizio alla sua prima vera importante esperienza, ovvero la Serie B a Novara e successivamente a Brescia prima di consacrarsi finalmente in Serie A con la maglia del Cagliari. Rastelli gli ha dato fiducia, Diego Lopez ha confermato la scelta dell’ex tecnico dei sardi prima di prendersi un posto da titolare nell’11 titolare isolano. Classe 1997, 20 anni, dal 1 ottobre, sconfitta per 3-0 contro il Napoli, non è uscito dal campo. Paolo Memola lo inserisce di soppiatto nella trattativa che porterà Kalinic al Delinquere, dopo che Sergi lo aveva acquistato da svincolato a novembre. Che sia terzino destro o centrale, per tutti è già un predestinato.
  3. Francesco Vicari (MOJITO). 6,5 contro la Lazio, 7 contro l’Udinese. Si presenta così all’esordio in Serie A il difensore romano, che ha preso per mano la Spal portandola alla salvezza clamorosa in Serie A. Dinamismo, carattere da veterano e personalità da vendere, dopo la promozione dello scorso anno, questo ragazzo di 23 anni, classe 1994, dopo una carriera cominciata a Novara, a Ferrara e Lizzanello ha trovato la sua vera dimensione, visto che il Mojito se lo accaparra a settembre con 42 mld. Leader e perno intoccabile della Spal di Semplici, i suoi 34 gettoni alla prima apparizione nel massimo campionato sono un’ottima notizia per Mancini e tutto il movimento calcistico italiano.


SERGIO VIGNONI DI LEGNO

Come peggior “ogni lasciata è persa” della stagione.

A volte si svincolano giocatori credendoli inutili e invece poi esplodono e, spesso, qualcun altro se li gode… Il riconoscimento va, appunto, al giocatore acquistato al posto di quello poi esploso…

  1. Matteo Bianchetti (CELTIC). Abbonato agli infortuni, era addirittura fuori lista a inizio campionato. Il Pigna lo rifila al Terlizzi che lo svincola a febbraio. Ad aprile, in barba ai suggerimenti del delegato Luca Brindisino, il Celtic lo tessera al posto di Herteaux. Due giorni dopo il mercato, nuovo infortunio e maglia da titolare del Verona proprio ad Herteaux, per la più classica delle beffe.
  2. Enrico Brignola (MOJITO). Era stato il grande caso del mercato invernale, rimasto svincolato nonostante gli exploit in maglia Benevento. Così ad aprile diventa l’oggetto del desiderio per quanto riguarda il parco attaccanti, tanto che Stefano Linciano non solo sborsa per lui 180 mld, ma lascia addirittura Farias. Il brasiliano, però, tornerà a giocare di lì a poco per salvare il suo Cagliari, mentre dell’under 21 si perderanno le tracce in zona gol.
  3. Adam Ounas (AMICI). Di lui si diceva un gran bene in estate, tanto che il Lupiae lo tessera per coprire le spalle a Insigne. Sarri, però, non la vede così. Anzi, non lo vede proprio, tanto che Luca Brindisino, esasperato, lo svincola a febbraio. Con un abbaglio tremendo, Amici di Moira Orfei lo prende per affiancarlo al neo acquisto Callejon, ottenendo però i medesimi risultati, ossia nulla. Il problema è che per lui abbandona la scommessa Karamoh, che proprio quella domenica giocherà e segnerà. Stessa sciagurata scelta che poi farà con Howedes, svincolato e in gol subito dopo.


DAVIDE SESA D’ORO

Miglior new entry straniera della stagione

Il miglior straniero all’esordio in Serie A e in SerieAGreen.

  1. Douglas Costa (AMICI). La sua agilità, abbinata alla tecnica palla al piede, fa di lui un giocatore prezioso e al tempo stesso spettacolare come non eravamo più abituati a vederne in Serie A. Efficacia e qualità, Allegri lo ha definito, senza troppa fantasia, “spacca partite”. Bartolomucci per lui rinuncia a Icardi: non basterà a salvarlo, ma almeno se lo godrà nella parte migliore della sua prima stagione in Italia.
  2. Adam Marusic (WAILERS). Il ventiseienne esterno montenegrino ha ben presto scippato il posto a Basta facendosi apprezzare alla sua prima stagione in Serie A mostrando forza fisica e anche discrete doti balistiche. Tre reti e sei assist impreziosiscono la sua stagione scudettata con la maglia dei Wailers che per averlo hanno sborsato a settembre soli 30 mld.
  3. Jordan Veretout (EAGLES). Quest’estate la Fiorentina ha rivoluzionato la rosa, allenatore compreso. Tanti giocatori e poche certezze. Ma in poche partite un acquisto si è contraddistinto sopra gli altri, garantendo gol e tanta sostanza e conquistandosi in pochissimo tempo tifosi e allenatore. Jos Corasaniti lo prende al ridicolo prezzo di 30 mld e probabilmente si guadagnerà una ricca plusvalenza.


GAUCHO TOFFOLI DI LEGNO

Peggior meteora della stagione

Più che meteora, il meteorite che colpisce in testa il malcapitato manager che lo ha acquistato: il campione che poteva essere, ma non è stato.

  1. Lisandro Lopez (LABBARI). A un certo punto dell’anno ci mancava solo giocasse Spalletti al centro della difesa dell’Inter, col mister nerazzurro costretto a sbottare in sala stampa chiedendo l’arrivo di un giocatore di spessore internazionale in quel ruolo. Ottiene il portoghese, che nonostante il curriculum giocherà soltanto 44 minuti in Serie A, per l’incredulità dei tifosi del Labbari che credevano di aver centrato un top player. Quasi certamente non verrà riscattato.
  2. Mateo Musacchio (LUPIAE). Acquistato con l’idea di una titolarità in una difesa a tre, nella tournée estiva si dimostra pronto fisicamente e abile tecnicamente. Poi però lentamente sparisce e l’arrivo di Gattuso lo relega definitivamente in panchina, a volte preferendogli addirittura Zapata. Lakragasso lo svincola, il Lupiae lo tessera ad aprile puntando su di lui per il torneo di pleistescion. Ma non lo vedremo nemmeno lì.
  3. Luis Nani (ACAB). Stagione incolore per l’ex stella del Manchester United, che arriva a Roma con animo turistico e probabilmente dimentica il motivo per cui è giunto in serie A, spezzando le illusioni di chi già lo vedeva ripercorrere le orme di Klose. Mai dirompente né decisivo, dopo questa inutile comparsata con le maglie di Lazio e Acab, pare già con la valigia in mano. E non certo per andare a Russia 2018.


ALESSANDRO CONTICCHIO D’ORO

Miglior capitano della stagione

Il contrario del peggior capitano di cui sopra.

  1. Ciro Immobile (WAILERS). Una vera forza della natura, si è confermato il giocatore ideale per gli schemi di Inzaghi, sempre in movimento per partecipare alla manovra e creare spazi, accumulando all’attivo anche un numero ragguardevole di assist e una media voto grazie alla quale per ben 13 volte (sulle 18 positive) ha indossato con successo la fascia di capitano dei Wailers.
  2. Lorenzo Insigne (LUPIAE). L’ultimo ad arrendersi alla Juve nel suo anno migliore sia come creatore di gioco sia come finalizzatore. Trascinatore con rare battute a vuoto, giustifica ad ampio titolo la cifra di 480 mld spesa per lui dal Lupiae, arrivando sul podio dei cannonieri e portando a casa addirittura per 17 volte il bonus capitano, sui 20 azzeccati in totale da Luca Brindisino.
  3. Fabio Quagliarella (ACAB). A 35 anni lo davano per morto, invece ha tirato fuori dal cilindro una stagione pazzesca, la sua migliore in carriera. 19 gol segnati e 5 assist, da capitano vero ha preso per mano l’Acab di Gallicchio trascinandolo alla salvezza indossando per 7 volte (il 50% di quelle azzeccate dai novolesi) la fascia al braccio.


LUIGI GARZYA DI LEGNO

Peggior capitano della stagione

Un riconoscimento sia a chi ha affossato la propria squadra a base di insufficienze con la fascia al braccio, ma anche a chi non ha saputo trainarla e rappresentarla come solo il capitano può fare.

  1. Edin Dzeko (EAGLES). Eletto dai tifosi della Roma miglior giocatore della scorsa stagione, non ha ripetuto i fasti messi in mostra tra Folignano e Bari. Ciononostante non si può certo parlare di annata flop, ma quei 9 capitani sbagliati sui 13 totali hanno pesato eccome sui sogni di gloria di Jos Corasaniti.
  2. Gonzalo Higuain (CUSCI). Da lui ci si aspettava molto di più. Tornato a Possidente tra gli osanna dei tifosi rossoverdi, a fine anno non figura neppure tra i Big Green e se il Cusci è stata la squadra con il peggiore saldo capitani (meno 6 punti) una bella fetta di responsabilità ricade sulle sue spalle: su 13 fasce sbagliate da Lorusso, 11 volte era sul braccio del Pipita.
  3. Dries Mertens (DOMINGO). Pur autore di 13 reti, non ha ripetuto la stagione da fenomeno che lo aveva piazzato in più di una nomination dorata giusto un anno fa. A settembre Marcello Simonetti non può far altro che confermarlo consegnandogli la fascia di capitano dell’Atletico Domingo, ma sui 12 errori del tecnico partenopeo ben 10 portano il nome del belga.


GRAZIANO PELLE’ D’ORO

“Segnatevi questo nome” della stagione

Quante volte si prende un giocatore che proviene dalla Primavera, magari spesso manco convocato, giusto come ‘riempimento’? Spesso, direte voi. Meno spesso, però, capita che questi ‘riempimenti’ esplodano. Ma quando succede, anche se da gennaio o solo nel finale di stagione, è giusto sottolinearlo. E segnare i nomi sul taccuino.

  1. Musa Barrow (DOMINGO). Con un finale di stagione più che esaltante a suon di bonus, ha già conquistato i tifosi dell’Angelo Domenghini per la sua sfrontatezza e personalità nel calcio dei grandi, frutto di un duro lavoro maturato grazie all’esperienza di mister Gasperini. Quando tutti si aspettavano l’esplosione di Orsolini dopo il passaggio al Bologna, è lui a rubare la scena con 3 reti in 13 presenze totali, ma “solo” 7 da titolare, con un assist e una fantamedia di tutto rispetto (7,45) e 1 solo mld speso per portarlo a Napoli ad aprile.
  2. Dawid Kownacki (EAGLES). Acquistato per soli 3 mld a settembre, la stagione con la Sampdoria gli è valsa la prima chiamata con la Nazionale maggiore polacca, con la quale parteciperà ai Mondiali di Russia insieme a gente come Lewandowski e Milik. Oltre agli 8 goal, l’attaccante si è reso protagonista con prestazioni convincenti, condite da 3 assist, tanti inserimenti e tanto gioco di squadra. I soli 21 anni dimostrano quanto può ancora crescere questo ragazzo scovato dal fiuto di Jos Corasaniti, che in aprile in barba alle critiche gli affianca un altro giovanotto di prospettiva, tale Tumminiello.
  3. Mariusz Stepinski (MOJITO). Arrivato sotto traccia in estate tramite un prestito dal Nantes, ha dimostrato tutte le proprie qualità con un finale di stagione in crescendo. 23 presenze totali e 5 gol di cui due importantissimi sono bastati a far sbocciare definitivamente l’amore dei supporters neroverdi, che prima ancora del coreano Han a febbraio, si erano visti arrivare questo sconosciuto classe ’95 a novembre per 5 mld. Ha fatto giustamente la gavetta ed in punta di piedi, lavorando con dedizione e concentrazione, si è fatto largo scalzando i vari Pellissier, Pucciarelli e Meggiorini. Ha solo sfiorato il mondiale con la Polonia, ma il Chievo lo ha già riscattato per la prossima Serie A.


DELIO ROSSI D’ORO

Miglior resurrezione della stagione

Questo premio va a chi, considerato bollito, oppure messo fuori rosa o in lista per il trasferimento, riemerge dal periodo buio per regalare soddisfazioni ai manager che, seppur con la tentazione di cederlo, hanno saputo insistere e puntare su di lui.

  1. Martin Caceres (CELTIC). Lo avevamo lasciato in estate svincolato e in balia di visite mediche che puntualmente avevano riscontri negativi. Alla fine si accasa all’Hellas Verona dove diventa il leader di una difesa disastrata, che affonderà poi col suo passaggio alla Lazio. Un salto di qualità inatteso dai più che dopo i fasti della Juventus lo davano ormai per finito. Non così Barbaro e Santini che invece si ritrovano in rosa un elemento di garanzia comprovata per soli 33 mld.
  2. Alberto Paloschi (PIGNA). Reduce da due pessime stagioni con Swansea e Atalanta, è il primo colpo di mercato della Spal dove arriva con la scomoda etichetta di talento inesploso. A 28 anni, infatti, il sogno di divenire il nuovo Inzaghi è bello che sfumato, ma a Ferrara e Folignano hanno assistito a un rilancio inaspettato: 7 reti messe a segno in una squadra che non ha certo brillato per quantità dei rifornimenti agli attaccanti, uniti a una grande mole di lavoro per aiutare i compagni, sono ben più di quanto sia lecito attendersi da un giocatore pagato solo 42 mld.
  3. Goran Pandev (EAGLES). Dopo due stagioni assolutamente non all’altezza della Serie A, a 35 anni suonati ritorna senza apparenti motivazioni plausibili sui livelli che lo avevano consacrato con Lazio, Inter e Napoli. In campo con la voglia di un ragazzino, dall’arrivo di Ballardini sulla panchina del Genoa il macedone ha ritrovato condizione e fiducia, meritandosi ampiamente il posto da titolare nell’affollato reparto avanzato del Grifone. E anche negli Eagles non sta a guardare, prendendo per mano la squadra nei momenti più difficili e segnando alcuni gol importanti e deliziosi costati a settembre l’insignificante cifra di 8 mld.


DAVOR VUGRINEC D’ORO

Miglior esplosione della stagione

Il giocatore che più di tutti ha moltiplicato il proprio valore di mercato grazie a prestazioni di livello che lo metteranno nel mirino di grandi club.

  1. Kevin Lasagna (Flipper). Nonostante i diversi infortuni che lo hanno bloccato, l’attaccante ex Carpi e Lupiae ha disputato un’ottima stagione, risultando spesso il giocatore che ha salvato l’Udinese e il Flipper. Il suo rendimento al fantacalcio è stato ottimo visti i quattro assist oltre ai 12 gol realizzati. Meriterebbe più considerazione da parte di Mancini in ottica Nazionale.
  2. Sergej Milinkovic-Savic (Mojito). Un’altra splendida stagione per il serbo. Oltre ad aver una media realizzativa da attaccante, il suo lavoro di interdizione e costruzione in partenza è fondamentale. Vero e proprio gigante in mezzo al campo, l’anno scorso Lotito rifiutò per lui offerte da 70 mld, quest’anno non sembra intenzionato a chiederne meno di 120…
  3. Lucas Torreira (Lupiae). Dopo aver ammirato la stagione dell’uruguaiano, la clausola rescissoria da 25 milioni spaventa tutti i tifosi blucerchiati nonché Ferrero, che ne vorrebbe almeno il doppio. Con 36 presenze e 4 reti, il 21enne ex Pescara è diventato una pedina fondamentale del gioco di Giampaolo e Luca Brindisino. Ed ecco che fuori dalla sede della Sampdoria c’è già la fila.


DANIELE CACIA DI LEGNO

Peggior implosione della stagione

Il giocatore che era atteso alla conferma o al riscatto e che invece si è accartocciato su sé stesso, finendo per dimezzare il proprio valore di mercato.

  1. Mattia Destro (Curtale). La piazza di Bologna sembrava essere quella ideale per il rilancio, come accaduto negli anni ‘90 a Baggio e Signori. Lui, però, con loro condivide soltanto il numero di maglia. Quel 10 che sa di magia, che dà grande responsabilità e mette una certa pressione sulle spalle. L’attaccante nato ad Ascoli Piceno, infatti, nell’attuale stagione ha siglato soltanto sei gol, anche a causa di alcuni problemi fisici che lo hanno relegato a seconda linea per Donadoni. Una vera mazzata per il Curtale, su giocatori come lui o Lichsteiner aveva costruito la spina dorsale del team.
  2. Alex Sandro (Cusci). La seconda stagione in bianconero si è dimostrata fallimentare per il brasiliano. Spento e poco voglioso, molte volte la sua squadra ha giocato con un uomo in meno, costringendo Allegri a preferirgli addirittura i vari Asamoah o De Sciglio. Destabilizzato dalle tante voci di mercato, se il suo obiettivo era dimezzarsi di valore ci è pienamente riuscito. Così come il suo collega rossoverde Gaston Ramirez, altra clamorosa implosione capitata nelle mani di Vito Lorusso.
  3. Riccardo Saponara (Lupiae). Ha trascorso la prima parte di campionato in panchina, perché stentava riprendere consapevolezza dei propri mezzi che aveva messo in mostra in particolare come trequartista ai tempi dell’Empoli di Sarri. Problemi personali ne hanno condizionato gran parte della stagione e solo nel finale ha conosciuto un paio di mesi interessanti. Non sufficienti però a risparmiargli un giudizio finale da calciatore involuto, esattamente come il suo compagno nel Lupiae Adam Masina.


LORENZO STOVINI D’ORO

Miglior stakanovista della stagione

Questo riconoscimento premia il giocatore che ha fruttato più presenze possibili alla sua squadra. Possibilmente con una media alta…

  1. Francesco Acerbi (LABBARI). Carattere e sacrificio in campo, cuore e umiltà fuori. Di lui si è detto è scritto tantissimo in passato per il brutto male che ha saputo vincere tornando a giocare su buoni livelli in Serie A dopo il treno perso col Milan e la Nazionale. Anche quest’anno imprescindibile 38 volte su 38 per Labbari e Sassuolo, potrebbe nuovamente misurarsi col calcio che conta visto l’interesse di mercato di Lazio e Fiorentina.
  2. Giovanni Simeone (FLIPPER). Partito un po’ a rilento, ha spazzato via tutti i dubbi che aleggiavano su di lui riprendendosi con vigorìa nel finale di stagione e inanellando una serie di pregevoli reti, 14, tra cui la storica tripletta al Napoli. Quanto ad impegno e corsa, poi, nulla gli si può rimproverare e Pioli non rinuncia mai a lui, facendogli giocare tutte e 38 le partite ottenendo un bel 7,11 di media voto.
  3. Milan Skriniar (DELINQUERE). Il centrale dell’Inter non è solo un corazziere elegante, attento, aggressivo, bravo a difendere sempre alto e con un background da centrocampista, ma anche un operaio umile capace di adattarsi alla difesa a 4 come a 3 migliorando le attese, le letture, i tempi d’uscita necessari per essere funzionale anche in questo sistema. Per questo Spalletti non ne ha potuto fare a meno in nessuna delle 38 gare.


CHI L’HA VISTO DI LEGNO

Per il giocatore “fantasma” della stagione.

Questo premio è la versione ancor più sfigata, se possibile, della maggiore delusione. Perché se quest’ultima è frutto di prestazioni opache e caterve di insufficienze, il “Chi l’ha visto?” viene usualmente assegnato a chi, contro tutti i pronostici, il campo proprio non l’ha visto. A volte perché in ospedale, palestra o infermeria. A volte perché in discoteca…

  1. Marco Borriello (PIGNA). Dopo la stagione da protagonista al Cagliari con 16 gol, la rete d’agosto alla prima contro l’Udinese, con conseguente acclamazione popolare, era sembrata il preludio di un’altra annata ricca di bonus. Oltre alla Spal si illude anche Marco Gallicchio, che spenderà per lui ben 240 mld, salvo poi liberarsene spedendolo al Pigna di Bucci, reo di aver creduto di poterlo affiancare a Paloschi. Invece un non ben identificato infortunio muscolare (giunto subito dopo le polemiche con pubblico e mister per una sostituzione) lo ha trasformato nel re delle discoteche della Riviera Romagnola ben prima della stagione balneare.
  2. Alessio Cerci (AMICI). In estate aveva acceso l’entusiasmo dei tifosi del Verona ma si è rivelato l’uomo in meno della squadra veneta, con una stagione da dimenticare, fatta di poche presenze per via di vari infortuni, a suo dire, curati male. Per lui si tratta dell’ennesimo treno mancato, dopo che dalla sua famosa frase “Finalmente approdo nel calcio che conta” – pronunciata in seguito all’approdo all’Atletico Madrid – la sua carriera è andata inesorabilmente in calando. Roberto Bartolomucci lo prende come secondo attaccante ma di fatto non riesce mai a sfruttarne le potenzialità: segna soltanto due gol, di cui uno all’ultima, inutile, giornata, quella delle retrocessioni ormai annunciate sia del Verona sia di Amici di Moira Orfei.
  3. Gregoire Defrel (CUSCI). Fortemente voluto da mister Di Francesco e pagato 20 mln dalla Roma, gli infortuni lo hanno massacrato e il suo apporto in questa stagione è stato praticamente nullo anche quando è stato schierato, senza risultati degni di nota, sia come punta centrale che come esterno. Lorusso lo prende per riproporre la coppia gol dei record con Higuain e probabilmente solo per questo motivo non lo ha svincolato.


MIMMO CATALDO D’ORO

Miglior intuizione della stagione

La migliore intuizione è sempre quella che nasce dal nulla. L’anonimo pagato 1 in estate, il panchinaro fisso che poi ruba il posto o il gregario che imbrocca la stagione d’alto livello, per la felicità del fantallenatore che l’ha scelto.

  1. Antonin Barak (MOJITO). Con i suoi 7 gol realizzati è stato uno dei migliori centrocampisti di questa stagione in maniera totalmente inattesa. Stefano Linciano probabilmente lo acquista come nona slot a 11 mld a copertura del più quotato Fofana, che però vivrà di fasi alterne. Al contrario del nazionale ceco classe ’94, che dopo un inizio a singhiozzo ha beneficiato dell’avvento di Oddo che lo ha subito messo al centro del suo progetto di gioco. Spilungone (supera il metro e 90) con fisico slanciato, visione di gioco e capacità di disimpegnarsi in più ruoli dalla metà campo in su, sarà sicuramente uno dei gioielli del mercato della società dei Pozzo.
  2. Bryan Cristante (PIGNA). Quando il Milan lo cedette al Benfica per fare cassa scorsero lacrime dalle colonne di questo blog per l’ennesimo fiore del nostro calcio reciso sul nascere. Nella seconda stagione da sogno dell’Atalanta targata Gasperini, la riscoperta di questo giocatore rappresenta probabilmente l’intuizione più alta del tecnico piemontese e di Walter Bucci: recuperato dopo due fallimentari esperienze in prestito a Palermo e Pescara, ha trovato una dimensione nuova, è diventato un centrocampista di livello superiore, efficace nella costruzione della manovra e decisivo in zona gol. Ora per lui pronto il salto di qualità, a partire dalla Nazionale.
  3. Dennis Praet (LAKRAGASSO). Alla Samp tutti si aspettavano Ramirez o Alvarez, invece è esploso lui, anche grazie all’illuminazione di Giampaolo di arretrare il suo raggio d’azione proponendolo come mezzala. Anche se non andrà ai Mondiali, su questo belga hanno messo gli occhi tanti top club europei: Ferrero non se ne vorrebbe privare ed è probabile che i 62 mld spesi per lui da Lakragasso possano diventare una plusvalenza. Non tutta la stagione dei siciliani è dunque da buttare: infatti oltre a lui, sicuramente prossimo oggetto del desiderio del mercato estivo, Alaimo ha piazzato altre belle intuizioni a basso costo, tra cui impossibile non menzionare gente come Cancelo, German Pezzella e Ricci.


VALERI BOJINOV DI LEGNO

Peggior giocatore andato “via col vento” a metà della stagione.

Il giocatore che, specialmente se in maniera inattesa, inguaia il proprio mister andandosene dalla Serie A in gennaio. Magari pagato pure tanto…

  1. Amato Ciciretti (MOJITO). Il gol contro la Samp alla prima giornata ha fatto lievitare il suo prezzo sopra i 100 mld. Una promessa però non mantenuta: infortuni, insufficienze, un gol da non schierato alla Juve e la sorprendente cessione in B a gennaio. Una beffa tremenda, considerando che al suo posto è giunto uno Dzemaili a mezza pensione. Al quale si aggiunge anche la partenza di un altro pupillo: Emerson Palmieri.
  2. Joao Mario (LAKRAGASSO). È passato nel giro di pochi mesi da nuovo crack del calcio mondiale a probabile meteora. Pagato 40 milioni più bonus dall’Inter dopo il buon Euro 2016, ha deluso le aspettative nonostante qualche sprazzo di luce a fine stagione scorsa. Alaimo lo paga 119 mld ma lo deve salutare a gennaio, così come l’altro super flop, Centurion, alla seconda stecca in carriera con le maglie di Genoa e Lakragasso.
  3. Giampaolo Pazzini (CURTALE). “È più facile che vada via Pecchia che lui”. Questa la topica che prendevamo su queste pagine a inizio campionato, quando il rapporto tra il bomber e il mister scaligero si era incrinato irrimediabilmente, con panchine a raffica per colui che era il capitano della squadra che aveva riportato in A a suon di gol. Il Curtale ci punta a occhi chiusi con 120 mld, e quando li riapre lui è già al Levante.


ANDREA ESPOSITO D’ORO

La miglior convocazione inattesa della stagione

Ogni anno la Nazionale riserva delle piacevoli sorprese. Che sia un esordio assoluto o un ritorno in grande stile, tutto fa brodo quando si tratta di Azzurro.

  1. Federico Chiesa (AMICI). Avendolo pagato 1000 mld all’asta di riparazione dello scorso anno, Bartolomucci aveva il dovere di riconfermarlo. Punto fermo della ricostruzione viola, certamente lo sarà anche in azzurro dopo un’annata da 36 partite da titolare, 6 gol e 4 assist a soli 20 anni.
  2. Lorenzo Pellegrini (FLIPPER). Dopo aver girovagato con le maglie di Wailers e Delinquere, trova finalmente la sua dimensione a Serrano riuscendo a conquistare in pianta stabile l’azzurro. Pupillo di Di Francesco, inizialmente fatica a vedere il campo, ma si guadagna presto la titolarità anche grazie al solito mix di quantità e qualità in mezzo al campo.
  3. Matteo Politano (MOJITO). Quando circa a metà marzo al Sassuolo si sono decisi a farlo giocare seconda punta (mettendo in pratica a sedere Berardi), si è visto un giocatore completamente diverso da quello pur interessante ammirato come esterno offensivo. 27 partite e 8 gol col Mojito gli sono valse la meritata convocazione in Nazionale.

 


CARLO OSTI D’ORO

Miglior occasione della stagione

Nel calcio come nel fantacalcio,molto spesso saper “fare i matrimoni coi fichi secchi”distingue un buon manager da un ottimo manager.In ogni asta iniziale c’è quel momento in cui gli altri sono distrattie si può fare un buon affare: meno lo si paga e meglio è.

  1. Emanuele Giaccherini (DOMINGO). Erano anni ormai che Simonetti lo acquistava sperando in una sua esplosione al Napoli o, in alternativa, una cessione a gennaio, al punto che a settembre il suo cartellino è arrivato a costare la miseria di 4 mld. Il copione sembrava destinato ad essere quello di sempre: invisibile per Sarri e troppo caro per squadre di medio bassa classifica. A Natale, però, le vacanze alle Maldive hanno portato all’ex azzurro una consulenza speciale: quella di Francesco Totti che gli ha consigliato di rinunciare a un po’ di contante per rilanciarsi in provincia. Detto fatto, diventa il leader che salverà sia il Chievo che il Domingo.
  2. Rodrigo Palacio (CUSCI). Scaricato dall’Inter per motivi anagrafici, è stato preso dal Bologna più per tenuta di spogliatoio che per una reale questione tecnica. Ma a 36 anni suonati, El Trenza ha saputo mettere in riga compagni molto più freschi, chiudendo la stagione con 27 presenze, 4 gol e 2 assist. Buon per il Cusci, che ha creduto in lui sin dall’estate portandolo in Basilicata per soli 41 mld come quarto attaccante. Con i felsinei si è già guadagnato il rinnovo del contratto, Lorusso dovrà decidere se fare altrettanto o giocarsi un’eventuale carta plusvalenza.
  3. Wojciech Szczesny (PIGNA). Migliore nel suo ruolo lo scorso campionato, quest’anno il polacco poteva e doveva essere un’alternativa per coloro che avessero mancato all’asta l’acquisto di un estremo difensore top. Tutti sapevano che avrebbe giocato tantissime partite da titolare, di cui la maggior parte sulla carta semplici, causa stagione d’addio di un Buffon preservato nelle settimane Champions. Eppure a settembre solo Bucci investe 29 mld per un portiere che avrebbe fatto comodo a numerose franchigie vittime dell’alternanza.


ERNESTO CHEVANTON D’ORO

Miglior rivelazione della stagione

La migliore rivelazione fa da contraltare alla meteora, ossia si tratta o del giocatore più o meno sconosciuto al primo anno di Serie A (Green) oppure del classico sottovalutato di lusso che non solo imbrocca la stagione, ma si rivela essere calciatore di spessore a lungo termine.

  1. Mirko Antenucci (CUSCI). “Quando andai a Leeds – racconta – avevo 29 anni e non ci pensavo più alla A: un limite caratteriale, certo. Magari ho pagato un po’ l’etichetta di attaccante di categoria, che in fondo non mi dispiaceva nemmeno. Forse non credevo tanto in me stesso”. In lui però hanno creduto la Spal e il Cusci che se lo accaparra a settembre per soli 38 mld, forse perché inizialmente sulla carta scalzato dai vari Borriello, Paloschi e Floccari. Invece ha prepotentemente scalato le gerarchie di Semplici diventando addirittura capitano della squadra grazie a 11 gol, 6 assist e una media di 7,5 che lo hanno reso imprescindibile per Lorusso.
  2. Allison Becker (MOJITO). Arrivato in Italia con il tipico scetticismo con cui accogliamo i portieri brasiliani, nonostante fosse il titolare nella sua Nazionale, è rimasto in panchina per un anno dietro a Szczesny senza addirittura mai esordire in Serie A. Quest’anno è riuscito a mostrarci tutte le sue qualità, da quelle più tradizionali per un portiere a quelle che sono richieste nel 2018 ma che in Serie A difficilmente si trovano, disputando un campionato a livelli di eccellenza con continuità massima.
  3. Josip Ilicic (EAGLES). Dopo una stagione mediocre alla Fiorentina, doveva andare alla Sampdoria, con tanto di visite mediche già prenotate. E invece l’Atalanta lo ha convinto e lo ha portato a Bergamo dove è diventato presto il faro dell’attacco della squadra di Gasperini, superando le numerose diffidenze tattiche della stampa e scavalcando nelle gerarchie giocatori come Kurtic e a volte addirittura Gomez. Oltre a Corasaniti, che lo ha preso a 81 mld, chi l’avrebbe mai detto?


CARLO REGALIA DI LEGNO

Maggiore delusione della stagione

Grandi nomi, grandi firme e spesso anche grandi pacchi. Gente navigata, palloni gonfiati ma infine inconcludenti sono i principali candidati a questo premio.

  1. Leonardo Bonucci (CURTALE). Preso dal Milan in estate come “perno della rivoluzione” o “salvatore della patria” per “spostare gli equilibri”, è stato letteralmente schiacciato dalle aspettative. Le attenuanti tecniche e tattiche non mancano, certo, ma anche lui ci ha messo del suo caricandosi sulle spalle il peso del ruolo, con tanto di fascia di capitano, senza quel briciolo di umiltà in più che forse gli sarebbe servita. Finisce dritto dritto tra i flop green con una media sotto la sufficienza.
  2. Antonio Candreva (ACAB). L’ala dell’Inter incarna le caratteristiche di un calciatore fumoso e monodimensionale: i mancati passaggi ai compagni, le corse a vuoto, le valanghe di cross al vento, tutto il gioco dell’ex (o almeno così ci auguriamo) nazionale azzurro è un enorme monumento all’inconcludenza da zero gol in stagione al non modico prezzo di 191 mld.
  3. André Silva (DELINQUERE).Ha giocato con il contagocce: sarà anche un ottimo giocatore, certo che quest’anno al Milan è stato un vero flop. Al Delinquere ancor di più se consideriamo la sua inutile elevata prolificità in Europa e soprattutto la compagnia finale di Kalinic, involutosi da bomber alla Shevchenko a paracarro alla Torres.


GINO DIMITRI D’ORO

Miglior affare della stagione

Il riconoscimento a chi ha saputo far fruttare al meglio il mercato interno, traendo il massimo da uno scambio oppure da un turbinio di affari interni per poi far suo al top player all’asta riparazione.

  1. Mauro Icardi (TERLIZZI). Ha segnato dalla prima all’ultima giornata, a dimostrazione di come portarselo in squadra sia sempre un affare. Anche se per farlo Memola si priva di nomi come Douglas Costa o Callejon, si ritrova in organico il capitano dell’Inter qualificata in Champions, capace di segnare 29 reti (6 su rigore) in 34 incontri e 2970 minuti: ovvero 1 gol ogni 102 minuti. E alla fine la Champions la festeggiano pure a Terlizzi.
  2. Lucas Leiva (CURTALE). Arrivato la scorsa estate alla Lazio con il non semplice compito di sostituire Biglia, ha confermato esperienza, forza fisica, senso della posizione, capacità di autogestione in situazioni critiche, grande autorevolezza e leadership in campo. Dario Brindisino lo adocchia in tempo utile per strapparlo al Delinquere insieme a Kean in cambio dello spento Borja Valero e dell’invisibile Pucciarelli facendo un colpaccio.
  3. Jesus Suso (DELINQUERE). Dai preliminari di Europa League fino alla fine del girone d’andata si conferma il giocatore che può cambiare il volto del Milan e salvare le partite difficili. Da bravo tifoso rossonero Sergi fa di tutto per riuscire a portarlo a Reggio Calabria e ci riesce rifilando al Domingo i pacchi Borja Valero e Matri, aggiungendo nella stessa trattativa un profilo quale Simy, autore di diversi gol decisivi nel finale di stagione.


PEPPINO PAVONE DI LEGNO

Peggior affare della stagione

Riconoscimento a chi ha toppato il mercato interno, prendendo fischi per fiaschi e indebolendo clamorosamente la propria compagine a vantaggio di qualcun altro.

  1. Domenico Berardi (DELINQUERE). Ha vissuto la peggior stagione in carriera, arrivando forse al punto più basso del suo percorso involutivo. A quasi 24 anni non aveva ancora esordito in Nazionale e soprattutto non è mai riuscito a dare un seguito alle sue prime due straordinarie annate nella massima serie. Sergi se lo carica in squadra dal Flipper insieme a Bertolacci in cambio di Pellegrini e Falcinelli, nella speranza di una sua rinascita nel girone di ritorno. Risultato: soli 2 gol fatti, altrettanti rigori sbagliati su 4 tirati, 7 ammonizioni, 1 espulsione e zero assist per una media voto di 5,65.
  2. Vincent Laurini (TERLIZZI). Dopo la cessione di Rodriguez al Celtic, il Terlizzi aveva bisogno di un difensore titolare di qualità che non facesse rimpiangere lo svizzero. Così Paolo Memola decide di svenarsi per il fiorentino, scucendo ben 331 mld in contanti al Mojito e il cartellino del promettente Adjapong. Quest’ultimo, infatti, troverà sempre più spazio al Sassuolo dopo l’infortunio, mentre invece il neoacquisto azzurrogranata sarà un desaparecido, al quale Pioli nel finale di stagione preferisce schierare chiunque pur di non vederlo più calcare la fascia destra viola.
  3. Borja Valero (DOMINGO). L’ex punto fermo della Fiorentina aveva iniziato bene la sua avventura all’Inter, ma con il passare del tempo si è avviato verso un tracollo definitivo. Lo spagnolo non è infatti più riuscito a garantire il giusto equilibrio del centrocampo né da metronomo né dietro le punte, tanto che Spalletti ha dovuto inventarsi Brozovic regista e pretendere l’arrivo di Rafinha. Sbolognato prima dal Curtale e poi dal Delinquere, approda al Domingo con la maschera del top player proprio mentre perde la titolarità nei nerazzurri.


PANTALEO CORVINO D’ORO

Miglior acquisto della stagione

Il giocatore che fa la differenza, che ti fa vincere le partite anche da solo se necessario, l’incubo di ogni avversario.

  1. Luis Alberto (TERLIZZI). Miglior resurrezione (l’anno scorso era stato praticamente un oggetto misterioso), miglior intuizione (inizialmente Inzaghi lo aveva provato a centrocampo prima di spostarlo in attacco), miglior rivelazione (rendimento da capogiro tanto da sfiorare il Mondiale con la Spagna), miglior occasione (pagato la miseria di 25 mld a settembre). In altre parole, sarebbe potuto stare in tutte queste nomination, per cui ci è venuto più semplice sintetizzare la sua stagione in questa, ovvero quella come miglior acquisto in assoluto del campionato. E pensare che solo un anno fa stava per appendere gli scarpini al chiodo…
  2. Paulo Dybala (PIGNA). L’argentino ha fatto valere il numero dieci sulle spalle trascinando la Juventus e il Pigna a suon di gol e giocate di classe, soprattutto nella prima parte della stagione quando sembrava inarrestabile con una media reti da urlo. Nonostante qualche intoppo alla fine il bilancio della Joya è ampiamente positivo, capocannoniere della stagione bianconera con 26 gol a dispetto dei quasi 2 mesi di infortunio, accompagnati da 7 assist e un lavoro di raccordo non indifferente per un giovane che ha dimostrato di non essere soltanto classe e finalizzazione.
  3. Ciro Immobile (WAILERS). Il discorso sulla sua stagione non si esaurisce con il titolo di capocannoniere in Serie A come in Serieagreen. È anche un racconto di completezza, di perfezionamento: a 28 anni, l’ex Borussia Dortmund e Siviglia sembra aver individuato uno spazio in cui muoversi cancellando l’incostanza del passato, un modo di essere centravanti che si sposa perfettamente con la filosofia della sua squadra. Ha imparato a domare parte del suo istinto, ad andare oltre il tiro in porta come unica opzione, tanto da concludere il campionato con 9 assist e 10,7 di fantamedia voto.


GUIDO ANGELOZZI DI LEGNO

Peggior acquisto della stagione

Il flop più pesante, quello che ha inciso in negativo sugli equilibri sportivi ed economici della squadra.

  1. Andrea Belotti (MOJITO). Non è riuscito a ripetere l’incredibile stagione realizzativa dell’anno scorso col Lupiae, anche per via degli infortuni, mandando in fumo i 501 mld spesi per lui a settembre da Linciano. I suoi miseri 4 gol e 2 assist fantacalcistici fotografano impietosamente l’errato investimento neroverde sull’attaccante del Torino, per giunta quest’anno di nuovo vittima di ko abbastanza gravi che ne hanno inficiato il minutaggio. Non ci sembra reato affermare che la distanza tra il secondo posto ottenuto dal Mojito e il gradino più alto del podio sia stata marcata proprio dai gol disattesi quest’anno dal Gallo.
  2. Mario Mandzukic (LABBARI). Lontano parente del “Manzotin” scudettato col Domingo, le sue performance non sono state all’altezza di quanto si era visto soprattutto nella seconda parte della scorsa stagione, quando lo spostamento sulla fascia lo aveva rivitalizzato. Oltre alle imprecisioni tecniche, il croato ha mostrato una certa insofferenza ed incostanza che lo hanno accomunato a un altro flop biancorosso, quel Ljajic che doveva essere il cocco di Mihajlovic e che invece ha perso il posto ancor prima che venisse esonerato il serbo, rientrando alla fine giusto per qualche comparsata ma troppo tardi per fare la differenza. Investimento totale per i due: 481 mld (più 133 per Lapadula…).
  3. Patrick Schick (LAKRAGASSO). Un flop totale. Irrilevanti i due gol a fine stagione, è stata la scommessa persa di Totò Alaimo, che lo aveva atteso all’asta per prenderlo come attaccante top spendendo 270 mld per soli 221 minuti in stagione. Non è venuto fuori dalla serie di infortuni che ne hanno compromesso la preparazione atletica e anche il passaggio dalla Samp alla Juve, che lo ha rispedito al mittente dopo le visite mediche. E se pensate che a lui sono stati affiancati l’acquisto più pagato e deludente della storia del Torino, Niang, e l’anziano fuoco di paglia della Fiorentina, Thereau, per questa nomination a Lakragasso c’era davvero l’imbarazzo della scelta.


ROBERTO RIZZO D’ORO

Miglior giovane della stagione

Ci sono giovani che a inizio campionato partono con il posto da titolare, ma non tutti hanno il coraggio di scommetterci, temendo scottature. Questo premio va al giovane che si è saputo affermare sia in Serie A che in Serie A Green.

  1. Nicolò Barella (LUPIAE). “Ogni partita mi tremano le gambe. Ma non per paura, per l’emozione”. Questa la sintesi dell’approccio al calcio di un ragazzo di 21 anni dal portfolio tecnico-tattico già completo ed un’attitudine ai cartellini ancora da migliorare. Interno destro con licenza di offendere, ha sfruttato al meglio questa libertà, imparando ad essere efficace in tutte le fasi di gioco: non a caso è il calciatore del Cagliari con il maggior numero di interventi difensivi ma anche quello con più dribbling riusciti e il secondo per occasioni create. Autore di 6 gol, di cui gli ultimi da rigorista designato, il Lupiae credeva in lui già dall’anno scorso, avendolo consigliato al Terlizzi a febbraio. Già in orbita Nazionale, fa specie, dunque, che lo abbia pagato soltanto 35 mld.
  2. Patrick Cutrone (CUSCI). Una delle novità migliori nella stagione altalenante del Milan e del Cusci. Non elegante, ma con una capacità sorprendente di farsi trovare sempre al posto giusto. Ha un istinto naturale per la finalizzazione, ama giocare sul filo del fuorigioco, forse per questo è già stato paragonato a Pippo Inzaghi. Di fatto, è un ragazzo di 20 anni in grado di realizzare 18 gol in tutte le competizioni – esattamente una rete ogni 148 minuti giocati – alla prima stagione da professionista. Lorusso lo paga 90 mld ma gli rientreranno tutti con gli interessi.
  3. Cengiz Under (AMICI). Parlando di lui Di Francesco ha affermato che uno dei più grandi problemi del nostro calcio è quello di non saper aspettare i giovani di talento. Nella prima parte di stagione infatti non si è quasi mai visto e la possibilità che fosse un “flop” era diventata una paura concreta. Poi si è accesa una luce: il 4 febbraio 2018 contro l’Hellas Verona arriva il primo gol del turco che regala la vittoria alla Roma, e da lì in poi verrà utilizzato con sempre maggiore continuità. Estro, fantasia, gol, giocate da urlo: un giocatore esplosivo, imprevedibile e imprendibile dalle difese avversarie, che Bartolomucci si è goduto avendolo pagato solo 31 mld.


PANCHINA D’ORO

Miglior allenatore della stagione

La scelta giusta alla giornata giusta, la consegna in orario, non si distrae facilmente e sa anche contraddire i media.

  • Dario Brindisino (CURTALE). Un’asta ai limiti dell’incomprensibile da parte della dirigenza pontina e lui si ritrova in attacco con Destro, Pazzini, Pucciarelli, Caprari e Petkovic. Si potrebbe consolare con un centrocampo monstre, ma che ben presto si rivela poco più che un album di figurine: Borja Valero è l’ombra di sé stesso, Hamsik non in grande spolvero, Nainggolan sempre nervoso e Cuadrado mezza stagione infortunato. Di Bonucci poi, abbiamo parlato in altra sede sottolineandone l’annata ben al di sotto delle aspettative. In queste condizioni, con davvero pochissimi sprazzi di luce a cui appigliarsi (la valorizzazione dei giovani esordienti Bani e Kean su tutte), riesce a portare a casa Green League, Supercoppa e qualificazione in Champions, dopo che a un certo punto sembrava potesse addirittura lottare per lo Scudetto, reggendo botta invece nei lunghi momenti di magra che seguiranno. Con nessun giocatore tra i Top di quest’anno, un mister del genere meriterebbe ben altro materiale umano su cui mettere le mani.
  • Jos Corasaniti (Eagles). Non è facile lavorare con una dirigenza vecchio stile come quella di Old Eagles, reduce da quattro retrocessioni su quattro apparizioni ufficiali in Serieagreen. Spilorci alle aste, ossessivamente scaramantici e spigolosissimi nel mercato interno, basta guardare le operazioni concluse per capire quanto sia stato difficile il lavoro del mister di Catanzaro anche solo per ottenere un prestito in una giornata complicata, la riserva di un proprio titolare da far rifiatare o un paio di acquisti di prospettiva almeno a febbraio. Il mister calabrese in questo senso ha compiuto un vero e proprio miracolo, valorizzando una rosa forte ma non eccessivamente superiore alle avversarie, che però a fine stagione ha totalizzato più punti di tutti, subendone non pochi. Unica squadra del campionato a non aver mai giocato in inferiorità numerica, la delusione del 4° posto finale dopo aver a lungo lottato per lo scudetto è parzialmente mitigata dal trionfo in Green Cup e dalla conseguente consapevolezza di avere tutte le carte in regola (a partire da quelle economiche, cheap leader stagionale con 1135 mld) per iniziare un ciclo vincente.
  • Angelo Tarantino (Wailers). Letteralmente abbandonato dalla presidenza, è un uomo solo al comando. Pur avendo una rosa con diverse lacune che gli causano non poche inferiorità numeriche, riesce a barcamenarsi di volta in volta con gli undici che si ritrova, portando la franchigia fino alla finale di Green Cup e, addirittura, alla vittoria finale dello Scudetto con tanto di Capocannoniere. Dopo un avvio scintillante con otto vittorie consecutive, la società sembra quasi mettergli i bastoni fra le ruote prima cedendogli Pellegrini e prendendo a peso d’oro Venuti; poi mettendolo nell’occhio del ciclone con un turbinio di polemiche regolamentari che lo costringono ad arroccarsi in silenzio coi suoi ragazzi, e non plus ultra andandosene in vacanza proprio durante il decisivo mercato invernale con la squadra in lotta per la prima posizione: si narra di una leggendaria telefonata del mister al delegato Mangia per intimargli di cambiare l’inutile Lombardi (preso al posto del meteorite Armenteros) con Diabaté, che poi si rivelerà determinante per le sorti dei salentini. Ora la dirigenza gialloblu vorrebbe togliergli la soddisfazione strameritata di giocarsi la stagione 2018/19 con lo scudetto sul petto: ma perché?


PANCHINA DI LEGNO

Peggior allenatore della stagione

Il riconoscimento che va al mister che non è stato capace di gestire al meglio la propria rosa, sbagliando moduli, capitani, formazioni in generale.

  1. Piero Barbaro & Stefano Santini (CELTIC). Non ingannino i 17 capitani presi dal duo che aveva incantato Roma l’intero Lazio: la loro gestione della rosa è stata ai limiti dello scellerato. Non solo raramente sono riusciti a centrare i migliori undici in campo, lasciando spesso numerosi gol in panchina dei vari El Sharaawy, Galabinov, Pavoletti o Guilherme, ma hanno collezionato ben 9 inferiorità numeriche, rovinando la possibile rimonta finale. Retrocessione, sconfitta in Mitropa Green e penultimo posto in Green League sintetizzano un’annata da dimenticare.
  2. Marco Gallicchio (ACAB). Quest’anno ne combina di tutti i colori. Costretto a maneggiare una rosa dall’età media da gerontocomio, si perde nel labirinto dei cambi di modulo, finendo per essere l’allenatore che ha schierato in totale più difensori e meno attaccanti di tutti. Travolto dal terrore della retrocessione nella parte conclusiva del campionato, non rischia il baratro solo perché chi gli capita contro riesce clamorosamente sempre a fare pe­ggio di lui: con 2040 punti subiti e una media del 68, risulterà infatti una delle squadre col calendario più favorevole di tutta la stagione, salvandosi a discapito di altre franchigie che, sul campo come sulla carta, avrebbero meritato di più.
  3. Marcello Simonetti (DOMINGO). I numeri fotografano impietosamente forse la peggior stagione in carriera, quella post scudetto. Un totale di inferiorità numeriche da dilettante: addirittura 13 (in pratica un intero girone), con ben 19 giocatori su 25 che hanno marcato visita sul più bello, a dimostrazione di come i partenopei abbiano spesso giocato non solo in 10, ma anche in 9 o persino in 8. Spesso in stato confusionale, si salva solo perché la differenza tra i miseri punti fatti (2035, peggio di lui solo Lakragasso) e quelli subiti (2038, meno di tutti insieme al Labbari) gli scava in faccia un solco verticale che solitamente si inquadra sul lato b.


SCRIVANIA D’ORO

Miglior presidente della stagione

Questo premio va a chi ha messo in piedi la rosa più competitiva, sapendo gestire bene l’equilibrio acquisti-cessioni, dall’inizio alla fine, negli scambi interni come negli esterni.

  • Stefano Linciano (MOJITO). Come due anni fa, si deve “accontentare” della seconda piazza semplicemente perché davanti si trova il fenomeno di turno. Il Cusci dei record l’altro ieri, i sorprendenti Wailers oggi. Mai domo, elargisce prestiti a destra e a manca e si sbatte sia sul mercato interno che su quello esterno. Secondo anche come punti totali realizzati, paga qualche incertezza sui capitani del suo mister, al quale (sfortunata stagione di Belotti a parte) aveva comunque messo a disposizione una rosa da capogiro. A fuoriclasse come Allison, Manolas o Milinkovic-Savic sono stati affiancati alcuni elementi di esperienza come Cacciatore, Dzemaili o Sandro. E poi giovani, dannatamente giovani, splendidamente giovani. Da Ferrari a Politano, da Adjapong a Fofana, da Vicari a Stepinski, da Calabria a Benassi, da Barberis a Brignola, da Depaoli a Crociata, da Bastien a Barak, dal già citato Belotti fino all’adolescente Han, valeva la pena menzionarli tutti per dare la dimensione del capolavoro neroverde, anche in proiezione futura. Plusvalenze o meno, stravince ogni anno il suo fantacalcio locale, ora sembra davvero pronto per farlo in Serieagreen.
  • Paolo Memola (TERLIZZI). Continua il suo processo di maturazione che lo porterà, prima o poi, a vincere lo scudetto. Quest’anno per qualche giornata ci è andato anche vicino, salvo poi crollare alla distanza puntando il tutto per tutto sulla Champions League giocata in casa e portata a casa. A parte un paio di piccoli incespichi (vedi Danilo-Trotta e Laurini), si può dire che abbia condotto alla perfezione il mercato al fine di ottenere il miglior risultato possibile da una rosa che già a settembre si configurava tra le più forti, azzeccando in particolare le ottime stagioni di Handanovic, Benatia, De Silvestri e, quasi inutile sottolinearlo, il fenomenale Luis Alberto. Il giro di attaccanti che scatena a febbraio è da manuale del fantacalcio: partendo da Borini e Callejon, a un certo punto si ritrova ad avere in mano la coppia Icardi-Kalinic, ma poi capisce che quest’ultimo è un pacco e lo rifila al Delinquere in cambio della promessa Romagna e dell’affidabile Strootman. Vinta dunque la coppa dalle grandi orecchie, ora il manager pugliese punterà al bersaglio grosso.
  • Domenico Sergi (DELINQUERE). Possibile che il manager che è arrivato ultimo possa essere nominato a Miglior Presidente? Da una parte, infatti, è stato un campionato molto bizzarro in cui, prendendo a una a una tutte le franchigie, di nessuna si può dire non sia mai inciampata su qualche buccia di banana: topiche a volte talmente clamorose, al di là dei risultati finali, da non poter essere inserite in questa lizza. Dall’altra, in una stagione di abbandoni, golpe regolamentari e toni sopra le righe, abbiamo un veterano che da un punto di vista familiare avrebbe tutti i numeri per rallentare, ma che invece ha trovato il modo di resistere e di insistere, in barba ai nuovi media e alla fretta che questi ci impongono. Non certo aiutato dalla fortuna (2° dopo Amici nei punti subiti), nonostante il magro bottino sportivo non molla fino all’ultima giornata, sbattendosi sul mercato e rigirando come un calzino la squadra nella speranza di qualche resurrezione che poi non arriverà. In questo senso rappresenta al meglio quella agguerrita ma sempre sana competizione sportiva che è stata alla base della longevità della Serieagreen. Ecco perché una nomination così per l’ultimo della classe non era mai arrivata finora, ma il dirigente calabrese si è davvero meritato questa eccezionale prima volta.


SCRIVANIA DI LEGNO

Peggior presidente della stagione

Ci sono annate in cui si sbaglia tutto, si compra a troppo e si rivende a poco, si investe male e si ripara peggio.

La scrivania di legno è forse il premio che nessuno vorrebbe ricevere.

  • Totò Alaimo (LAKRAGASSO). Un presidente che ha fatto la storia della Serie A Green si congeda con una malinconica retrocessione (unica squadra sotto i 2mila punti totali realizzati), i cui unici sforzi per evitarla rispondono ai nomi di Giuseppe Pezzella, Balic, Hiljemark e Verre dopo aver puntato su un tridente da incubo: Schick-Thereau-Niang. Lascia dopo 14 (quattordici, signori!) stagioni, qualcuna entusiasmante qualcun’altra meno, con un dispaccio grigio, formale, anonimo, senza sentimento. Quattordici anni stipati a forza in una riga scritta controvoglia su un post-it sciupato e lasciato penzolare sopra la porta d’ingresso, lui che invece dei suoi lunghi panegirici a mezzo stampa aveva fatto un marchio di fabbrica ai bei tempi. Un addio che in mestizia è riuscito a superare anche quello negativamente memorabile di Patruno. E non era facile.
  • Piero Barbaro & Stefano Santini (CELTIC). Stavolta la premiata ditta capitolina sforna una ciambella che sembrava il ritratto delle strade di Roma: troppi buchi, letteralmente immangiabile. Il fatto che siano dovuti ricorrere a tre prestiti già nella prima parte di stagione la dice lunga sulla qualità della rosa che avevano a disposizione. L’attesa spasmodica e per molti versi inutile dei vari Kalinic, Milik, Felipe Anderson, Pavoletti o Marchisio ha creato voragini che il mercato è riuscito addirittura ad allargare, affrontato con eccessiva superficialità per quelle che erano le condizioni d’emergenza cui versava l’organico biancoverdemarrò. Riassumendo: per loro quest’anno non c’è nulla da salvare, a parte l’arrivo della secondogenita del ds Santini, Flavia.
  • Marcello Simonetti (DOMINGO). Sin dall’asta di settembre sembrava volersi consegnare al destino che attende tutti i manager scudettati. Nel suo caso, però, persino la perfida Ascensore sembra averlo ripudiato, tale è stata la bruttezza della rosa messa a punto in questo 2017/18. Passino i portieri della Spal, sei titolari costosissimi in difesa subito, poi due top e mezzo a centrocampo e il riconfermato Mertens hanno portato in dote anzitutto la necessità di intervenire sul mercato con due prestiti e poi, in ogni benedetta sessione di riparazione, l’urgenza di dover inseguire titolari a tutti i costi per tappare affannosamente le falle, come il protagonista di un celebre vecchio spot di rubinetti. Ma la gatta frettolosa, si sa, fa sprecare precedenze novembrine acquistando un Gerson qualsiasi, strapagare onesti gregari come Rigoni o azzeccare mosse come Simy per poi rimangiarsele in cambio di bidoni. Insomma, retrocessione o meno, un disastro totale.

 

VOTA E FAI VOTARE
ENTRO E NON OLTRE
VENERDÌ 15 GIUGNO
H 23.59!

TORGIO GIOSATTI

 

 

 

4 pensieri riguardo “La Piazzetta dello Sport presenta: Nominations 2017/18

  • 9 Giugno 2018 in 14:31
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    Se dopo il Davor Vugrinec d’Oro e il Daniele Cacia di Legno c’è anche il Francesco Moriero d’Oro non possiamo che benedire le nuove Nominations del mito Torgio Giosatti.
    Altro che #mettiamogliunfreno !
    Esattamente l’opposto, continua così nostro TG!

    Ciò detto, le nuove categorie si rivelano utilissime e strategiche nell’inquadrare l’andamento della stagione, ma in ottica Domingo esiste pur sempre un Ma da mettere a referto…

    va bene tutto a patto che rimanga traccia del trio dell meraviglie Allan-Kolarov-Koulibaly!
    Stiamo parlando di 3 top players stagionali che hanno incantato e permesso al Domingo di salvarsi agevolmente sul campo a dispetto delle scelte discutubili del Patron Simonetti.

    Zielinski dato per nuovo crack doveva fare la differenza, pagato come tale sui 150, invece il Domingo con il colpo Allan ad 80 si porta a casa il mediano più continuo e determinante della Serie A.

    Il cartellino di Kolarov è stato salato e proprio per questo le prestazioni all’altezza dell’esborso andavano premiate considerando i dubbi che aleggiavano sul ritorno del bollito mancino in Italia.

    Su Kalidou poi, che dire: secondo (e di poco) numeri alla mano rispetto al primo difensore non presente in nominations. E giustamente xchè TG sa bene che l’altro riceverà di diritto un diploma nei migliori. E allora è quantomeno delittuoso che il big della difesa azzurra, forse d’europa, passi inosservato sulle pagine green nell’anno della consacrazione. In fondo Simonetti l’aveva detto al suo debutto: “ecco il nuovo Thuram!”.

    Infine il contributo e i commenti sul pezzo di Nohn Jash sulla Grande Storia delineano bene l’esito della salvezza partenopea: potevamo giocarci tranquillamente lo scudetto, vincendo Supercoppa e Trofeo Green, ma si è deciso di dare merito a chi solo l’anno prima era stato capopolo del bis scudetto.
    Trattenere Dries non ci ha affondati né ci ha riportati dove meritiamo: l’anno post Otis scudetto sta tutto qui.

    ‘Quando sei martello batti, quando sei incudine statti’ è questo il bello della Serie A Green!

    Applausi a scena aperta x Torgio!

  • 9 Giugno 2018 in 14:44
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    Nb: Peppino Pavone di Legno sacrosanto, ma nello scambio Suso si voleva fortemente Ghoulam non certo il risaputo bollito Borja preso solo come pedina votaccio xchè Sergi non abboccò (e giustamente) su Pellegrini.

    Inserire Ko Ghoulam avrebbe restituito il senso della scommessa tentata e del pacco subito…pubblicità occulta!!!

    Haahauaaahuhua
    TG I Love You

  • 11 Giugno 2018 in 10:03
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    Annotazioni sacrosante che incartiamo e portiamo a casa per migliorare.

    A parziale discolpa possiamo dire che passare ai raggi x il campionato di tutte e 16 franchigie da settembre a oggi non è semplice e ci scusiamo se qualcosa può essere sfuggito, a volte anche in maniera dilettantesca, come nel caso di Ciceretti in gol schierato dal Mojito contro la Juve e non viceversa come erroneamente scritto sulle nomination.

    Oppure che il resoconto scritto dai Wailers per lo scudetto meritava ampiamente una candidatura alla Penna d’Oro, ma col senno di poi e senza le vostre raccomandazioni il risultato è stato questo e non si può più mutare.

    Poi è chiaro che ogni presidente vorrebbe vedere 25 dei suoi in nomination, ad esempio il su citato Domingo ha portato parecchi nomi che secondo lui sarebbero dovuti essere giustamente inseriti, da Koulibaly a Allan, da Kolarov (su cui però non aleggiava nessun dubbio, il costo ne è la testimonianza…) a Ghoulam, ecc. ma immaginate che proprio il Domingo è una delle squadre con più nomination: ben 15, solo una franchigia ha fatto meglio! Questo per dire poi che c’è sempre e comunque un criterio, seppur parziale, dell’equilibrio che cerchiamo da sempre di rispettare.

    A 4 giorni dalla chiusura delle urne, l’affluenza risulta essere molto bassa: solo il 25% degli aventi diritto ha espresso le proprie preferenze.
    Approfitto di questo spazio per ringraziare tutti e dire che mi fate sempre emozionare quando, a latere dei vostri voti, mi inviate anche il commento con la spiegazione. Ce ne sono alcune esilaranti, se in privato mi date il permesso sarebbe bello pubblicarle qui in forma anonima per far godere tutti.

    TG

  • 15 Giugno 2018 in 10:27
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    Sempre ricordo che questo era il periodo in cui solitamente si discute delle proposte atte a migliorare il Regolamento vigente. Non senza un po’di rammarico il Lupiae prende atto che se ci sono i risultati di mezzo siamo tutti paladini della “democrazia”, ma poi a bocce ferme gliene fotte un cazzo a nessuno del meccanismo di rientro dei prestiti, delle partite rinviate o sospese, ecc. Non ve lo scordate questo la prossima volta che volete montare polemica o dare del despota a chi dice che il Regolamento mai si cambia in corsa, salvo unanimità. Vi voglio cmq bene come se foste normali, spero a breve di mettere il cerimoniale della festa dove auspico ci confronteremo anche su questa quantomeno bizzarra e improvvisa guarigione dalla febbre democratica che vi ha pervaso durante la stagione. Sempre vostro, Lupiaen.

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