La Piazzetta dello Sport presenta: l’intervista al Campione (seconda parte)

“Stagione folle, soddisfazione doppia”

“Mertens l’erede perfetto di Milito ed Eto’o. Sulla carta noi più scarsi? Contano i numeri. Basta rincorrere i top players, l’acquisto impulsivo è quello che ti porta al traguardo. Peccato per il Triplete, ma in Serieagreen è praticamente impossibile…”


Partiamo dalla fine: la festa di Corato 2017.
Che emozioni le ha dato e soprattutto come le è venuta l’idea del Green Wall?

Sono certo di poter parlare a nome del popolo domenghino quando le dico che Corato è un punto di inizio. Sebbene si presenti sotto forma di traguardo, per noi la festa è il carburante che tiene in vita il motore emozionale. E’ il fulcro del gioco. Con questo spirito nasce l’idea Green Wall: uno spazio condiviso che torna ciclicamente e si sottrae alle logiche del risultato. Poiché laddove il calcio di oggi disattende il lenzuolo Green restituisce. 

A Corato lei ha sbancato ben 6 premi: miglior difensore Conti, miglior attaccante e miglior acquisto Mertens, miglior rivelazione Fofana, Panchina d’Oro ma anche un Chi l’ha Visto con Giaccherini, che le è valso il completo di Ripa. Quale di questi diplomi le ha dato maggior soddisfazione?

Paradossalmente tra i premi da lei citati il Chi l’ha Visto racchiude in sé una doppia soddisfazione. In primis ripensando al nostro legame con la ‘Zanzara Atomica’ Giaccherini – poco utilizzato, ma in grado di farci vincere la sfida dell’ex contro Amici alla 17esima – ed in secondo luogo perché ci ha riportati alla memoria il ricordo delle amate Vespe [poichè metteva in palio l’ambita divisa della Juve Stabia, ndr]. Eppure il diploma a noi più caro è senza dubbio il titolo cannonieri conferito a Dries Mertens. Ci era sfuggito di un soffio ben due volte ai tempi di Milito ed Eto’o.     


Qual è la principale differenza tra lo scudetto del 2011 e quello di quest’anno?

Sarebbe da ipocriti paragonare l’attuale trionfo alla fantastica cavalcata del primo tricolore. La prima volta non si scorda mai, ma con il tempo si ha modo di valorizzare anche altre esperienze. Si matura di pari passo con la crescita della competitività della Serie A Green. In quest’ottica il Bis Scudetto è ancor più fascinoso poiché il livello degli avversari è il più alto fatto registrare dall’Era Moderna.     

Domanda cattiva. In molti storcono ancora il naso leggendo la sua rosa: portieri inaffidabili, difesa con tre squadre, centrocampo con due (Bologna su tutte) e attacco con due punte, Mertens e Mandzukic, prese solo perché non c’era nessun altro big disponibile. Cosa la infastidisce di più di questa disamina?

Nulla, davvero. Dopo anni di Circo ho capito che è possibile vincere attraverso infinite strategie. Non ho mai creduto all’assioma della rosa differenziata, né alla teoria dei titolarissimi e via discorrendo. Sul Domingo 2016-2017 basterebbero dati grezzi per ribaltare la disamina da lei citata: ad esempio il primato dei portieri laziali al girone d’andata (solo 10 reti subite). Oppure i Verdi e i Krejci (i bonus non hanno colore) e infine l’aver fiutato ad Agosto una versione killer instinct-Mertens mai vista prima.


Ripercorriamo un po’ le tappe più significative di questo campionato. Le sue sensazioni all’asta iniziale non erano positive, Torgio le mise un 7+ scrivendo: “Se fantacalcio deve essere, allora tanto vale farsi la squadra dei propri sogni… ATT: 7. Erano rimasti solo quelli, e quelli ha preso. Non certo dei ripieghi qualunque, quando si tratta di Mandzukic e Mertens: due che se trovano continuità di voti e gol potrebbero tranquillamente farti vincere il campionato. O viceversa, affossarti”. Ci racconta com’è andata esattamente?

Personalmente al termine di ogni asta sono pervaso da speranze e dubbi e poi come sempre confido nell’‘importanza di non retrocedere’. Può sembrare riduttivo, ma in realtà questa massima racchiude in sé la filosofia domenghina: non mollare mai, correre più degli avversari e prima di tutto divertirsi. I risultati sono una diretta conseguenza. L’essenziale è onorare la competizione con le nostre armi fatte di convinzione e scommesse. Così, a domanda rispondo che è andata esattamente così, anzi meglio. Abbiamo smesso di rincorrere il Top e ci siamo affidati al piacere dell’acquisto impulsivo.

Nessuno se n’è accorto ma alla prima giornata c’era stato già il virtuale passaggio di consegne: Domingo-Cusci 2-1, un segno del destino o semplicemente un incrocio sul pianerottolo davanti all’ascensore?

Seppur beneaugurante, i tre punti contro l’amico e campione Lorusso sono frutto dell’incrocio da pianerottolo. La storia insegna che il Domingo parte quasi sempre con il bottino pieno, ma a ciò non sempre corrisponde la vittoria finale. Viceversa, identificherei come segno del destino il ritorno in quel di Possidente. Quel 3-2 a metà stagione ha significato molto ripensando alla doppietta del neo-acquisto Simeone.

Dopodichè un avvio da incubo: 4 punti in 6 partite, tutto settembre e ottobre senza nemmeno una vittoria. Che cosa è successo in quel periodo?

In una parola? Fortuna, tanta fortuna. Mi spiego. Escludendo la batosta casalinga per 5-2 contro l’Acab, il calendario ci ha favorito. Durante il lungo rodaggio domenghino messo in preventivo sin da settembre sono arrivati quattro punti preziosi. Tutti per 1-1. Una manna dal cielo se si considera la partenza a razzo di squadre come Celtic, Acab e Lakragasso. Per non parlare dei regali inaspettati: ko di Milik e cambio modulo di Allegri alla Juventus.

A novembre poi il mercato che la stampa definì “discount”: venduti (bene) De Sciglio e Masina, comprati (male) Pulgar e Pinilla. Nonostante l’apparente indebolimento, lei dichiarò: “Come sempre centreremo traguardi inizialmente impronosticabili, difendendo le nostre giovani promesse. L’idea di fondo paga e pagherà sempre”.

Non vorrei scadere nella modestia, ma in proposito credo non ci siano misteri da svelare. E’ andata in modo semplice e studiato sin dall’asta iniziale: comporre una difesa ricca di voti e pupilli da cui eventualmente attingere per rinforzare altri reparti. Poi, dopo Masina e De Sciglio, abbiamo pensato di non esagerare con le cessioni orientandoci verso spese in chiave aumento voti. Tutto prima dell’asta invernale e in funzione della terza punta…

A dicembre il Domingo ingrana la marcia del gol: 5-4 al Curtale, 6-1 al Delinquere ma anche un 2-1 alla capolista Terlizzi, che all’epoca era distante 10 punti: si è reso conto che sarebbe stato l’inizio di una grande rimonta? E se no, quando ha iniziato a credere allo scudetto?

Ho sentito di poter vincere durante la penultima giornata contro un grande Terlizzi. E’ la verità, questa stagione è stata folle: calendario thriller, squadre competitive e almeno 4-5 bomber in doppia cifra. Con queste premesse quasi la metà dei miei colleghi avrebbe potuto vincere. Il Domingo era conscio di essere agguerrito fino all’ultimo minuto e ciò poteva non bastare come accaduto in finale di Champions. 

15’ giornata, Domingo-Lupiae 2-1. Luca Brindisino ha individuato in questo match la metafora del campionato: lei fa 70,5 in casa operando tre cambi su quattro sv in campo, ma anche il Lupiae gioca in dieci azzardando il tridente ma senza punte in panchina, con Cataldi capitano da 5 e non schierando i 7,5 di Mazzitelli e Barberis ma soprattutto il 13,5 di Dzemaili. Col senno di poi, è stata quella la partita svolta del campionato?

Mi riallaccio a quanto detto poc’anzi: la svolta non è dipesa da un solo fattore o da una singola partita. Il Lupiae (come il Domingo, il Terlizzi o Lakragasso) ha perso per strada punti fondamentali a causa del calendario da cardiopalma. Chi più, chi meno, ha dovuto fare i conti con l’altalenante momento di forma del proprio undici e delle ardue scelte di formazione da operare negli scontri diretti.

Giovanni Simeone: in autunno non aveva abbastanza cash per comprarlo, poi lo ha inseguito per tutto l’inverno e quando finalmente ha convinto la Pigna a cederlo, è scoppiato come una bolla di sapone. Si è mai pentito di questo scambio?

Mai pentirsi, anche perché El Cholito è valso 7 punti fondamentali per la vittoria finale: doppietta in un momento cruciale della rincorsa alla 16esima, alla 24esima gol dell’ex contro Pigna e pari in inferiorità numerica e infine il sigillo nel 4-2 al Terlizzi alla 29esima. In fondo quando Bippo Paudo fiuta colpi di riparazione stile B.Keita e Pogba arriva sempre qualcosa di buono.

Dall’asta invernale in poi la corsa scudetto si è fatta bagarre: oltre a lei anche Lupiae, Terlizzi, Lakragasso, Pigna, Acab, Celtic e perfino Labbari sono rimaste iscritte a lungo, schiacciate in classifica dentro pochissimi punti in un campionato equilibratissimo. Se lo aspettava così?

Devo ammettere che aspettarsi un torneo del genere era da fantascienza pura. Ma a ben vedere qualcosa poteva suggerire un cambio di rotta rispetto alla cavalcata Cusci-Higuain. E mi riferisco alla diversa e più ampia distribuzione delle reti in Serie A ed alla rinascita attesa di flop come Dzeko. Se poi a questi ingredienti si mixa il miracolo Atalanta il piatto è servito. Diciamo che un pizzico il sottoscritto aveva intuito: eccovi spiegata parte della strategia domenghina votata alla scommessa (sconnessa).

Oltre allo scudetto e al titolo dei cannonieri, quest’anno lei ha centrato anche la finale di Champions Green, sfiorando il triplete negatole dal Curtale. Pur giocando al Domenghini, lei si è sobbarcato chilometri su chilometri per raggiungere Dario Brindisino in quel di Lecce e vivere insieme la finale. Al di là del risultato, che esperienza è stata?

L’idea dello scontro diretto live in quel di Lecce è nata dal nulla: Dario si era trasferito da poco, c’erano Lorusso, Tedone, Linciano e dulcis in fundo la possibilità di rendere omaggio al neo papà Luca ed al suo erede Tommaso. Per non citare il preparatore de Boxerottis e il padrone di casa Klaus. Il resto è storia di una maledizione domenghina dalle grandi orecchie, di un gol da cineteca di Conti e di un indiavolato Papu Gomez. Il triplete è quasi impossibile in Serie A Green. Quasi…   

Arriviamo al weekend decisivo: 20/21 maggio 2017, lei ha 4 punti di vantaggio su Lakragasso, Terlizzi e Lupiae, 5 su Acab e 6 sulla Pigna a due giornate dal termine. Le basterebbe una vittoria proprio contro Paolo Memola per aggiudicarsi lo scudetto… ci racconta quella giornata?

E’ stato il weekend Green perfetto, la tipica attesa spasmodica da vivere insieme ai diretti concorrenti. Anche stavolta ho deciso di recarmi in trasferta – in casa Sergi – assieme a Paolo, Domenico, Angelo e Fabrizio. Memola ha tentato di farci rivivere l’incubo stile Champions con sfottò e velate macumbe, poi si è dovuto inchinare a Mertens, Simeone e più di tutti al capopopolo Mario ‘Merola’ Mandzukic. Forse è stato proprio il croato il segreto del Bis Scudetto. Al fischio finale ho avuto l’onore di offrire pasticcini alle famiglie presenti ed alla piccola Aria. Un sogno divenuto realtà.

So che è prematuro parlare di mercato, ma le chiedo soltanto un’anticipazione: Verdi rimarrà ancora la bandiera dell’Atletico Domingo? Magari insieme a Viviani?

Parlo di mercato solo con il mio fidato Bippo, che mi ha già annunciato delle idee folli. Paudo è in giro per i campi di mezzo mondo alla ricerca di profili adatti alla stagione più ardua che il Domingo è chiamato ad affrontare: post scudetto e decimo anno di Serie A Green. Verdi e Viviani sono solo alcuni dei ragazzi che intendiamo confermare. Ma tra il dire il fare…

Pongo anche a lei la classica ultima domanda di rito. Dopo aver apposto i nastrini azzurroblè alla Coppa, come si preparerà a vivere il prossimo campionato che notoriamente viene individuato come quello dell’ascensore?

Ci prepareremo nell’unico modo che conosciamo: orgoglio, testa bassa e pedalare. Solo così resteremo a galla nell’oceano di squali green. Poi è ovvio, speriamo di non acquistare cloni di Ujkani e se anche ciò dovesse accadere siamo pronti a lottare fino all’ultimo secondo di credito telefonico. L’importante è non retrocedere, è con questo spirito che onoriamo la Serie A Green.
Un saluto a tutto il popolo azzurroblè e sempre Forza Domingo!

Torgio Giosatti

3 pensieri riguardo “La Piazzetta dello Sport presenta: l’intervista al Campione (seconda parte)

  • 21 Agosto 2017 in 16:06
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    quante emozioni e brutti ricordi (il 6 a 1 faticherò a smaltirlo), ma ancora complimenti al Campione, che ieri si è dimostrato essere anche un ottimo baby sitter…come si vede che sa coltivare i giovani talenti.
    speriamo che Bippo sia invecchiato e quest’anno non ne azzecchi una, tiè

  • 22 Agosto 2017 in 10:56
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    In effetti la divisione dei compiti è questa: Bippo compra i ciovani e il sottoscritto li alleva a suon di vocine e ninne nanne!

    Uhaahauaahau

  • 24 Agosto 2017 in 14:40
    Permalink

    Another brick in the Green Wall

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