La Piazzetta dello Sport presenta: l’intervista al Campione 2017/18 Angelo Tarantino (Wailers)

Torgio Giosatti intervista Angelo Tarantino

“È stato uno scudetto orgasmico”

Per la consueta intervista al campione in carica siamo entrati nella “pancia del Boca”.
Col presidente Tarantino si è parlato di tutto: dal mercato alla querelle Astori, dalle politiche riformiste fino alla Casta e all’Anti-Casta.

“In Serieagreen siamo gli esauriti più fusi che questo sport sedentario abbia mai creato.

Abbiamo smascherato il potere occulto dei cugini Brindisino: ora siamo gli antagonisti.

C’è chi ci ha paragonato al Leicester, ma noi siamo i Wailers.

L’ascensore? La lasciamo a chi ha la pancia piena”.

Copertino (Le) – Il castello di Copertino, che si staglia nella piazza centrale del paese di circa 25mila anime, rappresenta una delle più imponenti strutture difensive dell’area salentina. Non è un caso che l’entourage dei Wailers abbia scelto questa fortezza per accogliere una redazione, la nostra, ritenuta in qualche modo espressione della tanto vituperata Casta di cui non fidarsi. Scortati da un massiccio servizio d’ordine capeggiato da Fazio, Sagna, Wallace e Bastos, ci facciamo largo tra la folla gialloblu ancora festante che, di conseguenza, non ci vede di buon occhio. Percorrendo il lungo ponte levatoio, ci accorgiamo che nelle acque putride del fossato nuotavano lamentose e con sguardi affamati alcune terrificanti bestie feroci, tra le quali abbiamo potuto
riconoscere solo Armenteros, Basta, Dramè e Lazaar. Ad accoglierci, davanti all’immenso portone d’accesso alla roccaforte, tre energumeni in alta uniforme: Mirante, Da Costa e Santurro. Oltre questi estremi difensori, tutta la magnificenza rinascimentale del maniero trecentesco, in realtà completato ben due secoli dopo. Una forma di soggezione e al tempo stesso manifestazione di indolenza che abbiamo cercato di scavalcare ma che, a un certo punto, sembrava potesse avere la meglio. Il presidente Tarantino, infatti, giungerà solo nella tarda serata – stiamo parlando di venerdì 6 luglio – sbucando da una nicchia votiva sulla quale pendeva crocefisso il povero Juan Jesus, brandendo la Coppa del Fagiuolo sorretto su un trono dorato da Dabo e Diabaté a petto nudo e pareo rigorosamente gialloblu e circondato da uno stuolo di consulenti, adulatori e lacchè d’ogni sorta. Tra essi, anche il nuovo
MediaLegalManager, Alessandro Calò, che non ci risparmia occhiatacce ogni qual volta il terreno delle domande si fa scivoloso per il suo assistito. Di fatto, si trattava di un esercito di magistrati, notai, avvocati, periti ma anche di professionalità avulse dal contesto come architetti, designer e azzeccagarbugli vari. Tutti chiamati ad avere voce in capitolo su ogni quesito venisse posto a Tarantino il quale, subito dopo l’esposizione della domanda, cominciava un lungo conciliabolo con questi bizzarri cortigiani, ansiosi di ricevere la sua approvazione. Risposte studiate minuziosamente a tavolino e trascritte in italiano incerto dallo scriba Luiz Felipe, dunque, in cui ogni parola è stata soppesata col bilancino e ci dispiace aver dovuto, per ovvi motivi di spazio, dover sintetizzare qualche concetto, senza ovviamente modificarne il senso originario. Un confronto talmente prolisso e serrato che spesso e volentieri Tarantino allentava lasciando i suoi adepti al lavoro e dedicandosi alle public relations coi tanti ospiti dei festeggiamenti scudetto nel suo castello, sulla terrazza del quale si aggirava facendosi tenere sollevato il lungo mantello di velluto dai giovani Marusic, Betancourt, Sensi e Valoti per evitare che strusciasse per terra. E abbandonando anche noi al nostro destino: un’intervista, pensate, iniziata venerdì 6 luglio e conclusa oltre la mezzanotte di giovedì 12 luglio. Le contrattazioni per le risposte, infatti, potevano durare ore e in alcuni casi addirittura mezza giornata, costringendoci a rimanere forzatamente ospiti delle mura copertinesi, guardati a vista su entrambi i lati da Perotti e Iago Falque con tanto di mastini Costa e Venuti al guinzaglio e museruola. Abbiamo infatti trascorso ben sei notti nelle segrete del castello, nutrendoci di tutto ciò che camerieri complici della classe lavoratrice lasciavano cadere dai vassoi continuamente riempiti e serviti per le celebrazioni scudetto, che continuavano senza sosta, dalla sera alla mattina e poi a ricominciare, come fosse un eterno after hour. Euforia giustificatissima, per carità, trattandosi del primo campionato vinto dalla franchigia salentina, ma che al sesto giorno ci hanno costretti a imporre un out out: o l’intervista si sarebbe conclusa entro la mezzanotte di giovedì 12 luglio, oppure avremmo tolto il disturbo, lasciando l’opera incompleta. Una condizione perentoria che ha lasciato di sasso Immobile e tutto il codazzo del sovrano gialloblu, stupito dinanzi a cotanto affronto, tanto da non prenderlo affatto sul serio. A meno di un’ora dallo scadere dei termini, però, visti i nostri fare armi e bagagli, in un sussulto d’orgoglio il presidente ha sollevato la mano appesantita da anelli, bracciali e ammennicoli recanti le effigie di Panchina d’Oro, Capocannoniere, Miglior Rigorista, Miglior Capitano, eccetera, azzittendo la totalità dei presenti e concedendoci venti minuti del suo prezioso tempo per concludere il colloquio. E così è stato: l’intervista che state per leggere è stato il frutto di quasi una settimana di faticosi botta e risposta, dopo i quali il regio copertinese ha proseguito come nulla fosse i festeggiamenti senza accusare il minimo cenno di stanchezza, cominciando col farsi servire l’ennesimo drink dal suo maggiordomo personale, Miralem Pjanic.
Non ci resta, dunque, che augurarvi buona lettura, con la speranza che cotanto sforzo possa risultare apprezzato.

Dottor Tarantino, anzitutto complimenti per questo primo meritato trionfo, che l’ha vista riportare lo scudetto in Salento dopo l’ultima volta tanti anni fa del Flipper.
Che aggettivo utilizzerebbe per descrivere un’annata così memorabile?
Anzitutto grazie per l’intervista, sapevo che questo momento sarebbe arrivato prima o poi… Difficile individuare un solo aggettivo per sintetizzare un processo durato un anno: come diceva il mio vecchio prof di religione, don Pierino: “Ride bene chi ride a giugno”. Mi sforzo però di rispondere alla sua domanda e dico… “orgasmico”!


La stampa l’aveva seguita in estate durante i suoi attentissimi studi in vista dell’asta, ma nessuno poteva immaginare un avvio così sorprendente con ben 8 vittorie di fila.
E lei, se lo aspettava?
No, diciamo che otto vittorie di fila non capitano spesso, ci è voluta anche una buona dose di fortuna. Dopo le prime gare l’euforia era alle stelle e mi preparavo a capire come gestire un’eventuale prima sconfitta che però continuava a non arrivare. A un certo punto avevamo 12 punti di vantaggio sulla seconda e da lì di sconfitte consecutive ne sono arrivate tre. Ai ragazzi ho chiesto la massima concentrazione e si sono rivelati dei grandi professionisti.


Qual è stato il momento più difficile della stagione, quello in cui l’ha anche solo sfiorata il pensiero di non farcela?
C’è stato un mesetto in cui ho condiviso la prima posizione con il Terlizzi, che anzi era avanti per gli scontri diretti. Col Presidente Memola eravamo soliti trascorrere insieme la pausa pranzo e in quel periodo ogni boccone era amaro per me: saccente e intimidatorio, mi tendeva dei tranelli mediatici ricordandomi di continuo lo scudetto che lui aveva perduto all’ultima giornata, per mettermi pressione. Ma io ho sempre creduto che la mia squadra fosse più forte, specialmente in attacco, dove lui ha dovuto disfarsi la squadra per acquistare un bomber. Mi lasci citare, infine, le gare determinanti contro Curtale, Pigna e Mojito, tutte vicinissime tra loro: giocare sapendo di non poter sbagliare per poter puntare al bersaglio grosso è stato uno stress incredibile. Specialmente contro il Mojito, che quest’anno era in formissima, ma non ha avuto quel pizzico di fortuna che invece ha aiutato noi.

Parliamo di mercato. Si è detto e si è scritto tanto sulle sue trattative, da Venuti a Luiz Felipe, ma quello che vorrei che raccontasse ai nostri lettori è il retroscena sul rocambolesco acquisto di Diabaté.
Com’è andata veramente?
È stata un’asta di riparazione un po’ convulsa. Impegni vacanzieri ci hanno obbligato alla delega e alla fine la scelta è caduta su Flipper. Avevamo stilato una lista di possibili acquisti con tanto di strategia, prezzi e scaletta dei papabili, ma qualcosa non ha funzionato. Superficialità del delegato o strategia inefficiente, difficile stabilire come siano andate veramente le cose a più di 4mila km di distanza. Posso dire soltanto che con una linea telefonica balbettante mi arrivavano solo comunicazioni di obiettivi sfumati e alla fine ci siamo dovuti accontentare di colpi secondari. In particolar modo non ero soddisfatto dell’arrivo di Lombardi al posto del deludente Armenteros, così ho guardato tra gli svincolati e ho notato questo lungagnone di due metri per 90 kg e ho pensato: “Abbiamo già preso due neri, tanto vale farne tre”. Era Diabaté. Non nascondo che il dubbio di aver preso un altro Armenteros mi ha tormentato per tutta la notte, tuttavia il ragazzo sin dal primo giorno di allenamento ha dimostrato il suo valore, ripagandoci del rischio che avevamo voluto correre in perfetto stile Wailers. Ci ha trascinato nelle partite più importanti e durante l’assenza di Immobile: un grande acquisto che saremmo lieti di confermare se avrà voglia di rimettersi in gioco con la nostra casacca.

Una menzione speciale merita Ciro Immobile. Troppo facile adesso magnificarne la stagione, a memoria non ricordo qualcuno che abbia collezionato tanti diplomi quanti ne ha presi lui quest’anno. Quello che invece mi preme sottolineare è il fatto che lei abbia puntato su di lui sin da settembre, riconfermandolo convintamente e senza badare a spese. E allora vorrei che anziché parlare del dopo ci parlasse del prima, riportandoci indietro a inzio stagione e svelandoci cos’è che la lega così tanto a questo giocatore, quali sono state le motivazioni più profonde che l’hanno spinta a ritesserarlo.
Ciro è un grande giocatore, lo ha dimostrato sul campo negli anni sin dai tempi della Primavera con la Juve, poi a Pescara e anche a Torino. Nonostante le parentesi negative in Germania e Spagna, sapevamo che Copertino poteva essere la piazza giusta per rilanciarsi e lo pagammo la cifra irrisoria di 393 mld, venendo ricompensati con più di 20 gol. Come si poteva non riconfermare un giocatore del genere? Anche a fronte di una generosa plusvalenza – sapevamo che era sul taccuino di Amici di Moira Orfei – non abbiamo badato a spese e chiuso a 500 mld, coi risultati che anche lei ha ricordato. Anzi, le anticipo che anche l’anno prossimo Ciro sarà dei nostri: anche se sarà il secondo giocatore più pagato dopo CR7, noi faremo follie per riconfermare il nostro usato garantito, a km0: la nostra macchina da gol.


Alla festa finale è stato portato letteralmente in trionfo da tutti i colleghi, in prima fila da coloro coi quali durante l’anno aveva avuto dei duri confronti dialettici.
È questa forse la vera sintesi della Serieagreen? Cosa si prova a vincere un fantacalcio così competitivo dopo tanti anni di gavetta?
Ci sono stati momenti bui quest’anno. Cinque mesi di silenzio stampa non sono pochi e l’idea di lasciare si ripresentava giorno dopo giorno. Siamo stati nervosi per questioni burocratiche e questo ha fatto allontanare il gruppo da noi e noi dal gruppo. Il lungo processo di mediazione condotto dal Terlizzi e dal Delinquere ha però aperto la strada al ripensamento: dovevamo quantomeno essere presenti alla festa finale, a prescindere dagli screzi, per non creare ulteriore disagio. E la risposta dei presidenti a questo è stata la vittoria più bella. Lo ammetto, una lezione per noi: la Serieagreen è prima di tutto amicizia e partecipazione, poi competizione e ragioni. Come sapete ci sarà una figura apposita in società ad occuparsi con la sua expertise e professionalità di comunicazione e burocrazia, io mi dedicherò solo al bello del gioco. Una nuova idea di Wailers è già nata: una squadra dal cuore caldo e dai guanti bianchi, antagonista sul campo e fuori ma senza il provincialismo che ci ha caratterizzato in questi anni.

Una festa che a un certo punto rischiava di non godersi visto che, come ha sottolineato, c’è stato un momento della stagione in cui lei ha interrotto ogni comunicazione con l’esterno, in seguito al caso Astori. Se potesse tornare indietro c’è qualcosa che non farebbe o farebbe diversamente?
Certamente non mi farei strumentalizzare dalla Casta. Come già detto nell’articolo che ripercorre la nostra storia, la nomina a Notaio non era altro che il tentativo del potere di assorbire i dissidenti. Vede Torgio, i Wailers da tempo denunciano la poca trasparenza della Lega negli affari regolamentari. Ascoltare l’opinione di tutti e decidere democraticamente sono per noi i principi fondamentali della convivenza di gruppo. Ricordiamo che è stata annullata una formazione ai Wailers in questo anno perché non avevano comunicato tempestivamente il prestito. La Casta si nutre di vuoti regolamentari e vive della repressività di formalismi giuridici: noi siamo contro tutto questo. Già l’aver palesato l’esistenza di un potere occulto, quasi templare, da parte degli stessi rappresentanti e in primis Dario Brindisino, risulta per noi una grande vittoria.


Sempre sul caso Astori, ognuno si è fatto una sua idea sul come e perché le lacrime di coccodrillo si siano tramutate in artigli da condor dinanzi alla foga del risultato. La cosa però ha toccato un po’ tutti, tanto da non mettere ai voti il premio Fair Play.
Quale ricetta propone lei per evitare il ripetersi di situazioni simili?
Alcune circostanze sono imponderabili. Il regolamento copriva il rinvio con la previsione del 6 politico, ma nel caso specifico l’applicazione della norma in maniera così stringente ha prodotto un’anomalia: la maggior parte dei manager era per qualsiasi soluzione purché diversa dal sei politico, ma si è voluta imporre la volontà degli intransigenti di seguire alla lettera il regolamento!
Vincere o perdere un campionato esclusivamente sulla base di quel risultato sarebbe stato evidentemente dannevole…  Lo stesso vale per le qualificazioni alle coppe anche anche per la zona retrocessione.
Per rispondere alla sua domanda il regolamento è certamente inviolabile e il caso Astori era “formalmente regolamentato” ma il buon senso avrebbe potuto prevalere… Difatti il regolamento non prevede situazioni in cui il rinvio di un determinato numero di partite con relativo sei politico potrebbe mettere in discussione la Veridicità del campionato e il rinvio di sette partite rientra in questa categoria, è oggettivo. Difatti in questi giorni si sta votando per salvaguardarsi da tale eventualità. Avremmo potuto farlo in corsa, applicando il 16-bis e intendendo il caso come “vuoto regolamentare” e il voto sarebbe stato sovrano.

Però, mi scusi, nel caso specifico non vi era alcun vuoto regolamentare, anzi, il Regolamento parla chiaro al punto 28: 6 politico in caso di partite sospese o rinviate.
Il suo volerlo modificare in corsa è stato visto, oltre che come un mero moto di pancia per sovvertire l’esito del fato e muovere la classifica a suo interesse personale, anche come un tentativo di golpe a quel sacro principio in base al quale il Regolamento è un contratto condiviso che non si può cambiare durante i giochi, anche nel rispetto delle minoranze.
È questo, allora, il modello di democrazia che propugna?
Ecco Torgio la domanda è sempre calzante. Il punto 28 è sacrosanto, però secondo noi troppi 6 politici falsano i risultati della giornata perché, e penso a Lakragasso che non ha avuto la possibilità di giocare ad esempio, la sfortuna o la fortuna dovuta a tale circostanza ha giocato un ruolo determinante tale da falsare gli sforzi di un intero campionato. Si poteva partite da questa riflessione e considerare la cosa come “vuoto giuridico”, usando il 16-bis per votare ciò che stiamo votando in questi giorni. Si è preferito applicare il Regolamento vigente nonostante tutto, ma non è il modello di Common Law che preferiamo: il nostro ideale di democrazia è decidere insieme sulla base di regole di voto esistenti.

 

In pratica se ho ben capito “fatta la legge e trovato l’inganno”: vistosi inaccettabile il verdetto della sorte che l’articolo 28 correttamente stabiliva, costruiamo ad arte un “vuoto regolamentare” basandolo sul fatto che tot 6 politici non fanno più parte del gioco ma falsano l’unica cosa che conta, ovvero il risultato, così possiamo sfruttare il 16-bis, votare in corsa e creare dei precedenti in base ai quali ognuno può inventare il “vuoto regolamentare” che più gli fa comodo…

A questo punto spuntavano dai quattro angoli del piazzale Coda, Lazovic, Duncan e Perica armati fino ai denti di papiri, pergamene e codici civili muovendo verso di noi. Il chè ci ha suggerito di modificare rapidamente l’argomento della domanda.

 

Torgio Giosatti e Angelo Tarantino durante l’intervista.

A proposito di democrazia e di presunta incompletezza del Regolamento: che spiegazione si è dato al fatto che durante l’anno in molti si sperticano in ricorsi e proteste e poi invece quando c’è da sedersi a tavolino per mettere mano, a bocce ferme, alle norme più controverse, quelle stesse persone si disinteressano e gli unici a farsi avanti sono i soliti noti? Non sarà che si è paladini della democrazia soltanto davanti alla possibilità di muovere la classifica?
È evidente che l’esegesi dell’istituto del ricorso risiede nel tutelare l’ipotetica violazione di un diritto, per cui è chiaro che la percezione sia quella dell’opportunismo, ma è proprio lì che si dispiega la democrazia. Se c’è un ricorso tutti votano esprimendo la propria opinione. Il dato è un altro: non è infatti un caso che nessun ricorso sia mai stato accolto, a dimostrazione che vige sempre l’intransigenza. Da ex notaio avevo preparato un documento in cui nella colonna di destra c’era l’attuale regolamento, in quella di sinistra tutti i possibili aggiustamenti con l’indicazione dei possibili vuoti regolamentari. Il progetto era quello di realizzare la costituzione Green, un documento di valori e regole in cui il vecchio si sposasse col nuovo: sarebbe stata presentata in grande stile e sono sicuro che sarebbe stata votata all’unanimità entro uno o due anni. Una specie di seconda costituente.

In merito a questa nuova costituente, nelle sue arringhe parla spesso di Veridicità del campionato, citando esempi di altri fantacalci e facendosi paladino di riforme meritocratiche che premino i manager migliori, più bravi, più competenti. In altre parole, promuovendo un fantacalcio “normale”, in cui il risultato sia al centro di tutto, la prima o di fatto l’unica cosa che conta, per citare il motto della sua squadra del cuore. Le chiedo, dunque, qual è il suo fantacalcio ideale? Quello in cui, ad esempio, 7 partite rinviate con 6 politico siano motore di scherno, sfottò e fantasiose ricostruzioni mediatiche oppure di risse e baruffe al grido di “io sono stato penalizzato, praticamente non ho giocato, non è giusto, annulliamo, è tutto falsato”?
Assolutamente no. Come notaio sono stato il primo a distanza di meno due ore dalla notizia di Astori a pubblicare in chat l’articolo 28 del regolamento, poi sappiamo come è andata… Le dico un’altra cosa: la nostra Serieagreen non sarà mai un fantacalcio normale perché non si vince becero danaro se non cifre simboliche. È la gloria che conta, si gioca per quella, per i premi finali che lei elabora sapientemente, per il cerimoniale e per il Ranking. È questo il vero spirito del nostro fantacalcio: risse e bordelli solo per la gloria. Siamo gli esauriti più fusi che questo sport sedentario abbia mai creato, un mito fuori dal tempo, un gruppo fantastico.

Lei ha individuato un gruppo di presidenti, bollato con lo spregiativo epiteto di Casta, contro i quali condurre la sua battaglia. Può per favore avere il coraggio delle sue idee ed esporsi pubblicamente, facendo nomi e cognomi di questi presidenti e spiegando a tutti i tifosi della Serieagreen quali sono i comportamenti da essi attuati che a suo avviso vanno combattuti?
Non abbiamo paura di esporci, ma sarebbe politicamente scorretto fare nomi che già non conoscete, ovvero i cugini Brindisino e la loro cricca fatta di presidenti giustizialisti, a rotazione, in base all’aria che tira… Noi siamo contro la repressività e il formalismo. Noi siamo per lo zeitgeist, per il progressismo. Stiamo lavorando ad un grande progetto d’orientamento liberal-progressista che assorbirà gli spiriti liberi della Serieagreen: smaschereremo ad uno ad uno i massoni del giustizialismo.

Angelo Tarantino e il suo fido MLM Alessandro Calò durante l’intervista.

A sua volta le è stata rivolta l’accusa di voler fare come qualche politico, che per combattere una casta prova a crearne un’altra che la sostituisca. L’ingaggio del consulente Calò è stato letto un po’ in quest’ottica, visto che si occuperà esclusivamente di comunicazione e beghe legali. In pratica, il divertimento tutto a lei e la maschera del cattivo addosso a lui. Ma lui lo sa? E soprattutto, perché? Non ha pensato a un ruolo più pacifico e ludico di ds?
Il MediaLegalManager detto da oggi MLM avrà questo compito bieco. Sarà l’acido che corrode, sarà ciò che i Wailers rappresentano: l’antagonismo! Per quanto riguarda l’anti-casta, una società forte ha delle trame da tessere e quel ruolo politico apparterrà a me, così come anche la cura degli aspetti tattici della squadra. Calò sarà il primo tifoso dei Wailers, lo spirito della curva con una rappresentazione legale avvocatesca: dal momento in cui ci presentiamo come antagonisti dobbiamo poter essere impegnati su più fronti.

Sempre a proposito di Calò, si tratta di una vecchia conoscenza della Serieagreen e a maggior ragione, come ben sa, collaborazioni di questo tipo formalizzano la cessione obbligatoria di una percentuale di punti Ranking a fine stagione. Cosa prevede in merito il vostro accordo? Una percentuale fissa oppure in base ai risultati raggiunti?
Ne abbiamo parlato in questi giorni col diretto interessato, venuto appositamente nella nostra sede legale di Roma per i dettagli del contratto che stiamo perfezionando. Si partirà da una lauta base del 5% di Ranking, con aumento al 10% per eventuale vittoria di Champions o campionato. Una eventuale doppietta farebbe salire la percentuale al 15%. Mi sembra una un buon piede di partenza. Calò lo fa per spirito di appartenenza, ha visto soffrire i Wailers nei momenti bui, calvalca l’onda e ci trascina nei momenti di felicità. Sarà un grande acquisto per tutta la Serieagreen: gli vorranno tutti un gran bene! E poi chissà, magari un domani potrà trasformarsi da consulente esterno a membro del consiglio di amministrazione con ruolo decisionale: sarebbe un orgoglio per lui e per il Boca, ma il percorso è ancora lungo.

Lei ha ricevuto i complimenti di tante personalità come il suo illustre concittadino Marco Petito o l’ex presidente e grande supporter gialloblu Carlo Mancini, un po’ il Moratti dei Boca Wailers. Quali responsabilità sente di avere adesso nei confronti di ambiente e tifoseria e quali saranno, di conseguenza, gli obiettivi per la prossima stagione?
Nessuna responsabilità Torgio, abbiamo portato lo scudetto in Salento dopo molti anni, i nostri tifosi sono in delirio. C’è chi ci ha paragonato al Leicester, ma noi siamo i Boca Wailers: una realtà che ora è nella cricca che conta, quella dei campioni. É stato commuovente ricevere la chiamata dell’ex Patron a cui abbiamo appena dedicato una tribuna del Crystal Stadium e del caro amico e compagno Petito della gloriosa Dinamo Pacciani. Un’emozione unica.

Ultima domanda. Quando si vince e si vivono favole come la sua il dilemma che si ripropone è sempre lo stesso: per evitare l’ascensore sarà meglio riconfermare i protagonisti dell’annata vincente oppure chiudere il ciclo e ricominciare da zero?
Abbiamo finalmente un metodo, quello che ci era mancato fino allo scorso anno. Diabatè capitano contro il Terlizzi è la metafora della maturazione di questa squadra: tutti lavorano per tutti e lui ci ha ripagato con un gol contro Buffon al 90°. La Serieagreen è solo per gli audaci e noi non abbiamo paura, mai. Lo studio estivo ha pagato, ma quest’anno confermeremo solo chi ad agosto riterremo opportuno per il futuro. I Wailers hanno vinto poco prima di quest’anno ma smentiremo tutti; ci riconfermeremo e la nostra campagna abbonamenti avrà un solo motto: “abbiamo ancora fame”. Inutile nasconderlo: podio e finale di Champions saranno gli obiettivi minimi della prossima stagione. L’ascensore? La lasciamo ha chi ha la pancia piena: “noi ci pigliamo tutto quello che è nostro”. Noi siamo i Wailers.

 

Torgio Giosatti

4 pensieri riguardo “La Piazzetta dello Sport presenta: l’intervista al Campione 2017/18 Angelo Tarantino (Wailers)

  • 13 Luglio 2018 in 02:05
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    Stavolta Torgio si è davvero superato, in senso letterale. Resistere alla Fortezza gialloblu e farlo con questa penna non ha eguali.
    Immaginiamo già la biforcuta lingua del MLM Sir Biss Calò, per non parlare del Principe Angelo Giovanni! Delirio…ahahahahahah.

    Complimenti vivissimi ai BW per aver condotto sapientemente e con fortuna che non guasta mai la barca nel porto dei Campioni del Circo.
    L’anno scorso l’avevo detto nella mia intervista con TG:
    “Angelo Tarantino quest’anno si è scrollato finalmente di dosso l’etichetta di “ultimo della classe”. Una casualità o è davvero l’inizio di un nuovo ciclo per i Wailers?

    Direi che con l’arrivo dell’idolo Notàro il mattino ha l’oro in bocca. E infatti intuizioni come Petagna dovrebbero far ben sperare per il futuro i tifosi gialloblu. Per me Angelo non è mai stato “ultimo della classe”: il palato fine per giocatori di classe lo ha sempre avuto, mancava solo una spintarella motivazionale. Un olé per il Notaro!”

    Ora viene il difficile cari i miei Boca 😉

  • 13 Luglio 2018 in 09:19
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    Un’intervista a dir poco “mediatica”… Cotanta considerazione non può che farci felici… Poi siamo orgogliosi di aver superato anche il cugino minore nelle gerarchie politiche: “Io non ho fili eppur sto in pie’, so camminar e so ballar, fili avevo ed ora non più, eppur non cado giù…”

  • 13 Luglio 2018 in 15:26
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    Che spettacolo di narrazione, ieri notte non ho potuto addormentarmi se non dopo aver letto il romanzo ehm… articolo di Torgio. Atmosfere medioevali in pieno stile Divina commedia, con le orride creature ad imputridire nel fossato, wow! Mi hai quasi perso quando parlavi dell’articolo 28, fortunatamente sono arrivati Coda & Co. in soccorso al lettore assopito.
    Complimenti al Presidente Tarantino, la “matricola” Star17 vi guarda con ammirazione e con il sogno di poter ripercorrere le vostre orme vincenti, e magari un giorno, poter ricevere Torgio nelle segrete della torre di Londra.

  • 13 Luglio 2018 in 19:53
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    Boom

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