La Piazzetta dello Sport presenta: Le Nominations 2012/13 (parte I, II e III)

Per non farvi attendere troppo, quest'anno la redazione ha deciso di presentarvi le Nominations a puntate, man mano che verrano stese.
In modo tale da entrare nel clima e dare modo a tutti i Presidenti di cominciare a pensare al proprio voto, che ricordiamo è uno per ogni franchigia e si può esprimere via mail all'indirizzo
luca.brindisino@gmail.com, in conversazione privata su Facebook o WhatsApp.

Importante: non votate commentando sotto il post, nè se possibile lasciate intendere le vostre intenzioni di preferenza, perchè il bello delle Nomination è proprio nella polemica del "voto segreto".

Si può votare entro e non oltre le 23.59 di 
DOMENICA 16 GIUGNO 2013 

TORGIO GIOSATTI

Panchina di legno (peggior allenatore): un premio temutissimo, solitamente non va a chi ha la squadra più scarsa, ma a chi non è stato capace di gestire bene la rosa durante la stagione.

–       Fabrizio Mangia (Flipper): che non sia il Fabrizio Mangia degli altri anni, lo si capisce subito. Dà la squadra con sufficienza, sperando che Totò Di Natale gli tolga come sempre le castagne dal fuoco. E per certi versi gli va pure bene, visto che si salva per il rotto della cuffia, ma 4 formazioni non consegnate (3 in campionato, 1 in Champions) sono davvero troppe per un manager della sua esperienza. Il Flipper di questa stagione ce ne ha fatte vedere un po’ di tutti i colori, da panchine ridotte a tre uomini a giocatori non convocati ma comunque schierati, dando sempre l’impressione di non avere quel mordente che aveva contraddistinto i verdemimetici nell’ultimo quadriennio, dove non erano mai andati sotto il quarto posto.

–       Stefano Mario Patruno (Pace): l’ingaggio di Del Boskov è sicuramente tardivo e andava ragionato, organizzato e ufficializzato almeno prima dell’asta di febbraio, per cercare di salvare un minimo la baracca. Stefano Mario Patruno invece si è incaponito troppo alla guida di una squadra che le sue convinzioni tecnico-tattiche non le aveva mai assimilate. Per fortuna riesce a non farsi togliere la franchigia dopo le 4 formazioni non consegnate in campionato, anche se pure quando ci ha provato è stato raro vedere il Pace giocare una partita senza usufruire di almeno un paio di cambi.

–       Marco Tedone (Labbari): più volte ripreso per aver assegnato a terzi la composizione della formazione del Labbari, questo suo vizietto si è palesato in tutta la sua evidenza all’ultima giornata, quando nel derby contro il Lupiae non ha nemmeno controllato i convocati. E questo è stato infatti uno dei leit motiv della stagione del Labbari, che anche nella finale di Champions giocherà in 10 a causa di una panchina mal formulata, o che in altri casi dimenticherà addirittura che giocatori aveva in rosa e avrebbe potuto schierare (vedi Lucchini). Nomination praticamente a richiesta, dati i tanti proclami e le continue manifestazioni di vittimismo contro il “sistema”.

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Chi l’ha visto?: questo premio è la versione ancor più sfigata, se possibile, della maggiore delusione. Perché se quest’ultima è frutto di prestazioni opache e caterve di insufficienze, il “chi l’ha visto?” viene usualmente assegnato a chi, contro tutti i pronostici, il campo proprio non l’ha visto. A volte perché in ospedale, palestra o infermeria. A volte perché in discoteca…I giocatori sul viale del tramonto sono i maggiori indiziati alla nomination

–       Nicolas Anelka (Mojito): arriva alla Juve come ennesimo surrogato di top-player, il Mojito lo prende a febbraio sperando di compensare eventuali forfait di Giovinco. Il blasonato francese che ha militato al Chelsea, Man City, Liverpool, Psg, Real e Arsenal, si vede in campo solo due volte, di cui una sola da titolare. Un giocatore finito, che dopo esser stato epurato dalla nazionale per gli insulti all’allenatore Domenech, è riuscito a farsi cacciare pure dallo Shangai in Cina, dove da giocatore-allenatore è durato circa un mese e mezzo…

–       Nico Lopez (Wailers): Pace e Wailers se lo sono conteso all’asta fino a che Tarantino non ha dovuto sborsare ben 100 mld per accaparrarselo. Questo perché alla prima giornata Nicol Lopez era andato in gol, facendo pensare che fosse tra i tanti gioiellini che Zeman lancerà in maniera fissa nell’11 della Roma. Invece, dopo il 5,5 alla 3’ giornata e complice un infortunio, Nico Lopez non si vedrà più facendo piangere ai Wailers ogni singolo miliardo speso per lui. Tarantino, poi, ne legittima la nomination sostituendolo ad aprile con un altro desaparecido dell’anno: Bojan Krkic.

–       Louis Saha (Akragas): il 35enne transalpino approda alla Lazio dopo una querelle burocratica complicatissima, manco si trattasse del pallone d’oro. Il suo contratto col Sunderland, infatti, scadeva il 31 gennaio alle 19, lo stesso orario della chiusura del calciomercato italiano. Dopo mille acrobazie e sotterfugi, il 6 febbraio Louis Saha sbarca a Roma giusto in tempo per entrare nel mirino dell’Akragas, convinto che si potrebbe giocare il posto come vice Klose insieme a Kozak. Il crucco infortunato, però, lo sostituisce sempre Floccari, e ad Alaimo non rimangono che 3 misere presenze con voto, per di più mai sfruttate.

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A.Conticchio d’oro (miglior capitano): la regola del capitano a volte può far vincere la classifica cannonieri persino a Eugenio Corini. Per questo è fondamentale avere sempre in rosa un giocatore dal ‘6,5 fisso’. Ma ancor più importante è schierarlo e metterlo capitano…)

– Antonio Cassano (Curtale): nella prima parte di campionato fa ammattire i mister avversari perché molto spesso è l’ago della bilancia dei match con i suoi 10 bonus su 14 fasce da capitano. Cicca soltanto due volte portando nella cascina del Curtale di Dario Brindisino 12 punti con una spesa di 201 mld. La caterva di infortuni dell’Inter (e del Curtale stesso) colpisce anche lui, che si ferma (si fa per dire) a 28 presenze, 7 gol, 5 assist e 7,2 di media.

– Francesco Lodi (Labbari): Anche quest’anno una stagione da incorniciare per Ciccio Lodi, forse uno dei calciatori più sottovalutati del nostro campionato e che senza dubbio a 29 anni non ha avuto la carriera che meritava. Marco Tedone se lo porta a Bari per 161 mld, non proprio un’inezia per un centrocampista, ma in cambio riceve oltre ai 6 gol e 7 assist per 6,89 di media, anche 12 punti bonus derivati dalla fascia di capitano: per la cronaca, su 13 circostanze, in 8 ha superato il 6,5, in 5 si è fermato a 6, in nessuna è stato insufficiente.

– Francesco Totti (Acab): Il Capitano per antonomasia. Marco Gallicchio conferma solo lui e Maggio della rosa precedente e gli affida la fascia giallonera in ben 26 occasioni su 30, in cui Francesco Totti prende solo 4 insufficienze e poi solo dal 6 in su. In particolare, il +1,5 a lui e all’Acab viene assegnato ben 18 volte, per un totale netto di 24 punti ricavati solo grazie al carisma del gladiatore romano. Non considerando, dunque, i 12 gol e 8 assist che hanno fatto da impalcatura all’ennesima stagione sopra le righe di questo campione che a 36 anni chiude l’anno ancora con 34 presenze e 7,65 di media.

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G.Garzya di legno (peggior capitano) chi, anche a causa dell’impuntarsi del proprio fantamister, ogni settimana non riesce a superare il 4 in pagella…)

– Stephan Lichtsteiner (Delinquere): Se il Delinquere ha azzeccato il bonus capitano soltanto 9 volte su 30 partite, gran parte del demerito va riconosciuto a Stephan Lichtsteiner. Certo, Osvaldo non lo ha aiutato coprendogli le spalle solo fino un certo punto e poi ammutinandosi anche lui dalle direttive di Domenico Sergi, che di capitani ne ha provati ben 11, compresi De Sanctis e Rosati quando si è dimenticato di dare la formazione. Fatto sta che il laterale svizzero è stato chiamato in causa come capitano 10 volte, superando la prova soltanto in due casi.
Jean François Gillet (Pace): Tra le varie ignominie causate dalle dimenticanze e dalle distrazioni dello Stefano Mario Patruno versione 2012/13, c’è quella del capitano. Su 30 partite, è riuscito a centrare il bonus soltanto 8 volte, ciccandolo in 11 occasioni. In particolare, la sfortuna sembrava essersi accanita con Insigne, che ha avuto 11 chance per portare a casa il +1,5 ma ne ha colte solo 2, mentre per 8 volte non è andato oltre il 6. Emblema del fallimento rossoazzurro (e non soltanto per fattori statistici) diventa dunque il portiere Jean François Gillet, che per 4 volte ha indossato la fascia a causa delle formazioni non consegnate dal Pace e solo una volta è riuscito a prendere la sufficienza.

– Stefano Mauri (Wailers): Una delle cause della prima storica retrocessione dei Boca Wailers è stata sicuramente la difficile gestione dei capitani. Angelo Tarantino lo ha sbagliato ben 10 volte su 30, azzeccandolo 8 e annullandolo 12. Quattro di quelle 8 sono merito di Jack Bonaventura, ma per il resto tra i 9 prescelti gialloblu per due volte c’è stato pure il portiere Marchetti. Il peggiore di questi, però, è stato Stefano Mauri, che ha causato malus ai Wailers in 3 occasioni sulle 4 in cui è stato chiamato in causa. Un capitano, Mauri, che peraltro indosserebbe pure la fascia della Lazio, ma che circa un anno fa a quest’ora si trovava in carcere con l’accusa di associazione a delinquere. Salvo poi ottenere una proroga a novembre e tornare allegramente in campo.

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G.Pelle d’oro (‘segnatevi questo nome’): quante volte si prende un giocatore che proviene dalla Primavera, magari spesso manco convocato, giusto come ‘riempimento’? Spesso, direte voi. Meno spesso, però, capita che questi ‘riempimenti’ esplodano. Ma quando succede, anche se da gennaio o solo nel finale di stagione, è giusto sottolinearlo. E segnare i nomi sul taccuino.

– Juan Jesus (Lupiae): Una delle poche note liete dell’Inter di quest’anno. Proveniente dall’Internacional, Stramaccioni lo promuove presto titolare e a novembre lui entra subito nel mirino di tutte le squadre di Serie A Green, essendo libero sul mercato. Luca Brindisino in particolare lo vorrebbe a tutti i costi per metterlo al fianco di Barzagli e Stendardo nel Lupiae, quasi preconizzando l’infortunio di Mantovani che avverrà appena una domenica dopo la riparazione. Per arrivare a questo brasiliano di 21 anni il manager salentino smuove mari e monti, sapendo di dover spendere per lui molto più di quel che si pensa. A ottobre, dunque, incamera 375 mld dal mercato interno e difatti ne sborserà poi 399 per avere ragione su Marco Gallicchio e il suo delegato Dario Brindisino. In cambio ottiene (oltre all’unico difensore titolare libero di quel mercato) tante presenze e bei voti, ma soprattutto la soddisfazione di aver lanciato anche quest’anno un nome sicuramente da segnare, insieme ad altri talentini meno blasonati ma ugualmente di prospettiva come Krsticic, Onazi o Celik.

– M’Baye Niang (Wailers): Preso a settembre come il classico “riempimento” della rosa a soli 9 mld e prima di acquistare a 100 Nico Lopez, Angelo Tarantino disse di lui: “Chissà, magari qualche presenza la fa al posto di Pazzini”. M’Baye Niang, francese di 18 anni del Milan proveniente dal Caen, quest’anno al Milan ha fatto vedere sprazzi di quello che sembra essere un notevole talento, giocando titolare ben 13 partite in quello che a un certo punto veniva chiamato “il tridente delle creste” formato da lui, El Sharaawy e Balotelli. Solo la sfortuna gli ha negato il gol (memorabile il palo al Camp Nou) ma sulle prospettive di questo ragazzo non sembrano esserci dubbi, se persino Allegri ha preferito tutelarlo nel finale di campionato in cui le pressioni sul Milan che aveva il dovere di arrivare in Champions avrebbero potuto schiacciarlo. Anche in quei frangenti, però, Angelo Tarantino si è guardato bene dal lasciarlo libero, pregustando già l’eventuale super-plusvalenza oppure, chissà, il dolce sapore di una riconferma.

– Paul Pogba (Domingo): Era uno dei pezzi pregiati del mercato autunnale, visto che a settembre non sembrava poter trovare spazio nell’11 di Conte. A contendersi Paul Pogba c’erano soprattutto Vito Lorusso (che all’epoca disponeva di Pirlo), Stefano Linciano (proprietario di Vidal) e Marcello Simonetti, che della Juve non aveva nessuno da coprire ma che in compenso aveva una voglia matta di scommettere su questo francese di 20 anni, che la Juventus aveva preso a parametro zero dal Manchester United. Cosicchè il prezzo sale fino a 199 mld, che il Domingo pagherà senza rimorsi visti i continui progressi che Pogba compirà durante tutto l’arco della stagione. Da giocatore di prospettiva, infatti, è diventato il “sesto uomo” del centrocampo juventino, la pedina indispensabile per Conte per non far sentire la mancanza dei tre intoccabili Pirlo, Vidal e Marchisio. Non solo, alcuni dei suoi gol con tiri dalla distanza rimangono memorabili e gli consentiranno di partire sempre più frequentemente tra i titolari della Juve e del Domingo. Non costituirà una plusvalenza, ma per quelle Simonetti non avrà problemi sul da farsi, tranne forse in un caso: quel Belfodil pagato solo 75 mld che poi è stato l’unico confermato in azzurroblu rispetto alla stagione 11/12.

 

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Jonathan Bachini di Legno (Honoris Doping): Il riconoscimento più disonorevole della Serie A Green, quello che spesso non ha nemmeno bisogno di nomination. Che sia doping farmaceutico o amministrativo, chi ce l’ha se lo tiene…

– Daniele Portanova (Curtale): La sua SerieAGreen comincia male, essendo subito identificato come simbolo dell’anti-fair play finanziario quando Dario Brindisino lo tira all’asta soltanto per far fare minusvalenza ai cugini del Lupiae, salvo poi lasciarlo un minuto dopo. Non contento, se lo riprende a novembre quando ancora stava scontando una squalifica di 4 mesi per omessa denuncia, già scomputatagli dalla precedente di 6, a sua volta ridotta rispetto a quella di 3 anni che era stata chiesta per lui in base agli illeciti sportivi di un Bologna-Bari del 2011. Anche lui, come gli altri, torna in campo come se nulla fosse successo, affiancando in arancioblu Salvatore Aronica, un altro che probabilmente si candiderà in futuro a questo premio. Il Curtale di quest’anno, peraltro, può fregiarsi di avere avuto tra le sue fila anche un altro indagato per omessa denuncia di combine: Paul Vitor Barreto.

–       Claudio Terzi (Delinquere): Sembrava non dover tornare più a giocare, essendo stato uno dei puniti eccellenti del caso calcioscommesse italiano. E invece all’ultima giornata eccolo lì, ripulito e sorridente, segnare addirittura al Milan il gol dell’inutile vantaggio del Siena (e viste come sono andate le cose in quella partita…). Claudio Terzi approda nel disastrato Delinquere di quest’anno in aprile al posto di Bonera, quando Domenico Sergi era alla disperata ricerca di voti per la sua difesa. Nel frattempo Terzi (che era sbarcato a Siena in cambio di un altro stinco di santo, Portanova) era tornato a giocare dopo che Palazzi lo aveva squalificato per 3 anni e mezzo a causa degli illeciti sportivi in un Albinoleffe-Siena. Di fronte ai continui ricorsi e sfruttando la memoria corta dei residenti in questa nazione, a febbraio 2013 il TNAS sembra dirgli: “Vabè, signor 3 anni e mezzo, quanto ti dobbiamo togliere per farti giocare dopodomani, 2 anni e 11 mesi?” Detto fatto, squalifica ridotta a soli 7 mesi e Terzi subito in campo. Il Delinquere di quest’anno, peraltro, può fregiarsi di avere avuto tra le sue fila anche un altro indagato per omessa denuncia di combine: Paul Vitor Barreto.

–       Jean François Gillet (Pace): Un uomo, un capitano, era l’idolo dei tifosi del Bari che tra le tante cocenti delusioni hanno dovuto anche sopportare l’addio della bandiera belga. Perlomeno, Stefano Mario Patruno aveva coronato il sogno di farlo giocare ad Andria, credendo che almeno lui fosse rimasto fuori dalla bagarre calcioscommesse. E invece Jean F. Gillet risulterà deferito addirittura per doppio illecito a causa delle combine di Bari-Treviso e Salernitana-Bari e rischia ben 3 anni di squalifica, che a 34 anni non sarebbero proprio bruscolini. Il Toro sembra averlo già scaricato e sarebbe una fine davvero ingloriosa per la sua carriera; d’altronde, parafrasando un vecchio spot televisivo, noi lo avevamo sempre detto: “Gillet, il peggio di un uomo”… Il Pace di quest’anno, peraltro, può fregiarsi di avere avuto tra le sue fila anche un altro indagato per omessa denuncia di combine: Paul Vitor Barreto.

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Carlo Osti d’oro (‘miglior occasione’): nel calcio come nel fantacalcio, molto spesso saper “fare i matrimoni coi fichi secchi” distingue un buon manager da un ottimo manager. In ogni asta c’è quel momento in cui gli altri sono distratti e si può fare un buon affare: meno lo si paga e meglio è.

– Andrea Poli (Lupiae): dopo una stagione 2011/12 che lo aveva visto prima in B con la Samp e poi in ombra nell’Inter, che non eserciterà per lui il diritto di riscatto, Andrea Poli partiva a fari spenti in questa stagione. Luca Brindisino lo porta a Lecce tra l’indifferenza generale con soli 26 mld e resiste tutto l’anno alle pressioni di Gallicchio che lo avrebbe voluto nel suo Acab. Sta di fatto che Poli diventa il capitano della Sampdoria con una stagione da assoluto protagonista con 31 presenze e 3 gol, che gli è valsa anche la convocazione nella Nazionale di Prandelli.

– Saphir Taider (Pace): L’anno scorso nel Bologna aveva giocato solo 9 volte da titolare, forse per questo Saphir Taider a settembre non aizzava le fantasie di nessun presidente, fatta eccezione per Stefano Mario Patruno che lo tessera per il suo Pace pagandolo 34 mld. Raro caso di giocatore francese con origini algerine che sceglie quest’ultima come squadra nazionale con cui giocare, il 21enne Saphir Taider quest’anno ha sorpreso tutti, triplicando il suo valore di mercato grazie alle 34 presenze in campionato (più 3 gol e 1 assist).

– Lucas Castro (Mojito): Il Catania lo prende già in previsione della sostituzione del futuro partente Papu Gomez e Stefano Linciano lo punta prima ancora dell’asta iniziale, facendolo suo per 16 mld perché gli altri non lo considerano un titolare. Nell’11 iniziale partirà invece 18 volte e altre 18 subentrerà, finendo il campionato con 4 gol e 4 assist ed entrando di diritto nelle raccomandazioni che il manager di Lizzanello farà per quello che è ormai diventato un suo pupillo.

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P.Corvino d’oro (per il miglior acquisto ): il Corvino d’oro va al miglior acquisto in assoluto, la star o comunque l’individualità che ha saputo fare la differenza

– Stephan El Sharaawy (Amici): un fuoriclasse, potenzialmente un campione. A inizio stagione tiene a galla praticamente da solo Milan e Amici, trascinando questi ultimi alla vittoria finale in Champions Green con 16 reti e due assist (7,54 di media). Diventa titolare pure in Nazionale aumentando di almeno 5 o 6 volte il valore di mercato con cui Bartolomucci se l’è portato a Cisterna in settembre: 72 mld.

– Erik Lamela (Terlizzi): per Fantagazzetta è un attaccante, per la Rosea un centrocampista. Fatto sta che Memola lo tessera per un’inezia, 71 mld, ricevendo in cambio 33 presenze, 15 reti e 4 assist, per 7,48 di media. El Coco è una certezza per il mister pugliese che quando sta bene lo schiera anche capitano: dà il suo meglio sotto la sapiente guida di Zdenek Zeman, che lo ha trasformato da promessa incompiuta a fuoriclasse bell’e fatto.

– Arturo Vidal (Celtic): anche se è arrivato solo a febbraio, col senno di poi Arturo Vidal ha seriamente messo un lucchetto sul tricolore del Celtic. Rigorista della Juventus, è anche per questo uno dei giocatori più influenti della Serie A. Anche quando sono costretti a giocare con una sola punta, Barbaro e Santini sanno che sui bonus derivati dagli inserimenti offensivi del cileno ci possono sempre contare. Detentore del premio miglior New Entry l’anno scorso, si riconferma pesantemente con 10 gol, 6 assist e 7,11 di media voto.

 

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Angelozzi di legno (peggior acquisto) di contro, l’Angelozzi di legno non risparmia chi invece ha fatto flop..

–       Mattia Destro (Pace): “Con Zeman spaccherà tutto”, aveva sentenziato Patruno all’asta iniziale, dopo aver staccato un assegno da 403 mld per Mattia Destro, promettente punta che la Roma aveva acquistato in estate dal Siena. Purtroppo per lui, però, con Zeman hanno spaccato tutti (o quasi) tranne Destro, che proprio non si è riuscito ad adattare al ruolo di esterno destro del tridente, ricoperto invece benissimo da Lamela. Ha dovuto quindi aspettare il suo turno alle spalle di Osvaldo e Totti e quando sembrava potesse avere delle chance, il suo fisico ha fatto crac.

–       Ciro Immobile (Domingo): Come Insigne è un orfano zemaniano, ma a differenza del “gemello” partenopeo non ha trovato nel Genoa una squadra in grado di farlo crescere e al tempo stesso giocare. Peccato, perché Borriello ha fatto una stagione normale e Ciro Immobile poteva e forse doveva dare qualcosa di più alla causa del Domingo, visto che Marcello Simonetti lo aveva preso come top player del suo attacco, investendoci 320 mld. La sua presenza è un continuo danno per gli azzurroblu, che pur di metterlo a suo agio gli prendono Piscitella prima, Melazzi poi (lasciando Icardi) e infine pure Floro Flores e il vecchio cuore genoano Boselli. Tutto inutile, il flop è servito.

–       Maxi Lopez (Amici): doveva essere la stagione del riscatto. Dopo aver fatto sfaceli nel Catania ed essere stato scaricato dal Milan, la Sampdoria sembrava la squadra giusta per rilanciarlo a livelli di 15, 20 gol a stagione. Per questo Bartolomucci a settembre lo tira fino a 352 mld, costruendo attorno a lui l’attacco di Amici di Moira Orfei, fortunatamente azzeccando almeno El Sharaawy. Nonostante il Faraone, però, sono proprio i gol di Maxi Lopez che mancano all’appello nel pallottoliere biancolilla che a fine stagione recita l’amara parola “retrocessione”. In blucerchiato chiunque gioca più di lui, dal giovane Icardi fino a Eder e Sansone, che Bartolomucci è costretto a comprare a peso d’oro (900 mld!!!) pur di coprirgli le spalle: 14 presenze e 4 reti sono il magro bottino della zazzera bionda per la quale, una volta, in Serie A Green ci si scannava.

 

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G. Dimitri d’oro (miglior affare) il miglior affare di solito lo fa o chi acquista a settembre a un prezzo stracciato un giocatore che poi si rivelerà decisivo, oppure chi tramite scambi interni o riparazioni invernali azzecca il colpaccio, meglio se a scapito di qualcun altro…

– Innocent Emeghara (Cusci): quando a gennaio lo tsunami Balotelli ha travolto il mercato della Serie A Green, tutti si sono messi al lavoro sottobanco per assicurarselo, compreso Vito Lorusso, che ha perfino sbolognato Eder e Icardi pur di racimolare i soldi necessari. Nei giorni che precedevano il mercato, Innocent Emeghara era visto come l’incubo per tutti, il simbolo del fallimento nel senso che chi si fosse ritrovato con lui in squadra certamente avrebbe perso i presunti pezzi grossi. Sembrava che fosse andata proprio così anche per il Cusci, che per prenderlo ha pagato solo 141 mld dopo aver tentato i vari Balotelli, Sansone, Floro Flores, ecc., restando con un portafoglio a 4 cifre e ricevendo per tutta risposta 7 gol e 7,29 di media da questo nazionale svizzero, che ora interessa a mezza Serie A.

– Marek Hamsik (Akragas): anche lui è il risultato indiretto degli sconvolgimenti causati dall’arrivo di Balotelli in Italia. Insieme a Vidal, infatti, Marek Hamsik è stato l’altro pezzo pregiato che il Mojito ha dovuto cedere per arrivare a SuperMario. Ad accaparrarselo è stato un suo vecchio fan, quel Totò Alaimo che in cambio ha elargito contanti e Giovinco, che però da lì in poi ha giocato pochissimo. Non così invece Marekiaro, che dopo un normale periodo di adattamento è riuscito a ingranare anche in biancoazzurro, regalando ai siciliani sesto posto e qualificazione in Champions, grazie a una media voto di 7,46.

– Adem Ljajic (Star15): l’occasione fa l’uomo ladro, dice il detto. E se per farti svaligiare la casa, il proprietario ti lascia pure la porta aperta, allora vuol dire che il destino ti ha scelto. Questo è accaduto a Jos Corasaniti durante l’asta di febbraio in casa Patruno, trascorsa accanto all’amico e mentore Luca Brindisino, che dopo avergli consigliato Compper ha pensato anche bene di dirgli, ad asta dei centrocampisti finita: “Ma sto Ederson che te lo tieni ha fare, c’è Ljajic lib…”. Corasaniti non lo fece nemmeno finire di parlare, temendo di scatenare aste impossibili, e infatti si aggiudicò il serbo a prezzo base: 7 mld. Adem Ljajic, infatti, lo aveva lasciato il Lupiae e lo Star15 gli ha dato spazio anche in considerazione dei tanti fiorentini già presenti in rosa. Da quel momento, però, Ljajic è stato schierato nel nuovo tridente di Montella e non ha più smesso di segnare, anche triplette. Grazie ai suoi gol, Corasaniti ha messo a tacere tutte le malelingue che lo volevano buggerato sul mercato, assicurandosi una tranquilla salvezza.

 

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P.Pavone di legno (peggior affare) è l’opposto del miglior affare. Di solito se lo aggiudica l’infinocchiato di turno oppure un giocatore perennemente infortunato.

– Mauro Icardi (Pace): fin lì era stata la rivelazione del campionato, il giovanotto proveniente dalla primavera (ma scuola Barcellona) che aveva tolto il posto a suon di gol addirittura a Maxi Lopez, mandando dallo psicanalista Simonetti che lo aveva lasciato libero e facendo le fortune di Lorusso, che se l’era pigliato. Balotelli, però, fa gola a tutti, cosicchè Icardi finisce sul mercato. Per prenderlo, Patruno fa carte false: vende la precedenza in difesa di Lucio (che gli serviva come il pane) per 100 mld e Rossini e fa all in sulla punta doriana, sborsando 500 mld. Peccato, però, che da lì in poi Icardi si sgonfierà come un palloncino bucato, complici anche i rumours troppo precoci sul suo passaggio all’Inter, cosicchè Patruno e Di Tondo si godranno veramente Maurito solo all’ultima giornata. Da retrocessi.

– Sergio Pellissier (Delinquere): insieme a Gaetano D’Agostino, può essere considerato uno dei simboli della retrocessione neroamaranto. Certo, anche paragonare Osvaldo a Ibra ha fatto la sua parte, ma tirando le somme delle cessioni di Barrientos per D’Agostino e Thereau per Pellissier, si ottiene la sintesi delle pessime scelte manageriali di Domenico Sergi. Lo scambio, infatti, è avvenuto nel preciso momento in cui i partenti spiccavano il volo verso un campionato di alto profilo, mentre gli entranti si accomodavano tra infortuni e panchine nel limbo dei “vorrei ma non posso”. Lo Squalo, in particolare, doveva fare da chioccia a Paloschi, ma anche a causa dei bisticci con Corini non ha praticamente più visto il campo, al contrario di Thereau che invece con 11 reti e 3 assist si è confermato sui livelli dell’anno scorso, se non di più.

– Gianluca Sansone (Amici): con 900 mld all’asta di riparazione si poteva fare qualsiasi cosa, come ad esempio prendere uno tra Hamsik e Vidal oppure puntare dritto su Balotelli e magari poi ripiegare su Emeghara. Invece, Roberto Bartolomucci si offre di far da copilota a Stefano Linciano sul Titanic Mojito, lanciato a folle velocità verso un iceberg chiamato Supermario e finito poi derelitto nel gelido mare della retrocessione, proprio insieme ad Amici di Moira Orfei. La pedina di scambio per quel bonifico quasi a 4 cifre si chiama Gianluca Sansone, che effettivamente poi all’asta è stato comprato per 1050 mld. Per carità, un giovanotto dal sicuro avvenire che Cisterna ha ben accolto insieme al suo omonimo Nicola, ma che di fatto ha lasciato incredula una piazza che, dopo il flop Maxi Lopez, sperava in qualcosa di meglio per affiancare il Faraone El Sharaawy. Con quei 900 mld, infatti, Amici avrebbe cominciato la stagione 2013/14 da cheap leader. E magari non da retrocessa.

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R. Rizzo d’oro (miglior giovane lanciato) ci sono giovani che a inizio campionato partono con il posto da titolare, ma non tutti hanno il coraggio di scommetterci, temendo scottature. Questo premio va al giovane che si è saputo affermare sia in Serie A che in Serie A Green.

– Alessandro Florenzi (Domingo): Scoperto da Stramaccioni negli Allievi della Roma, plasmato da Menichini l’anno scorso a Crotone (in cui ha segnato 11 gol giocando pure da terzino) e lanciato da Zdenek Zeman in Serie A preferendolo a un certo Pjanic, Alessandro Florenzi ha tutte le caratteristiche del predestinato. Classe ’91, sale agli onori delle cronache dopo il gol a San Siro proprio contro l’Inter di Stramaccioni su assist di Totti. Da lì nasce una stella, certificata anche dall’ok di Cesare Prandelli. Marcello Simonetti se lo coccola a Napoli dopo averlo voluto fortemente, pagandolo 80 mld all’asta iniziale.

– Correa Marquinhos (Mojito): anche su questo brasiliano c’è lo zampino del boemo Zeman, che dopo averlo visto all’opera nella finale Libertadores nel suo Corinthians, torna a Roma e sentenzia: “Voglio lui, Castan e Dodò”. Praticamente smonta una squadra e per 1milione e mezzo di euro Correa Marquinhos sbarca nella Capitale, teoricamente per far da riserva a Burdisso o Castan. Ma Zeman non ci pensa nemmeno e lo butta subito nella mischia, per la gioia di Stefano Linciano che lo aveva comprato a 3 mld a settembre, per poi ritrovarsi in rosa un difensore ora soprannominato “El Monumento” e sui taccuini delle big di mezzo mondo.

– Marco Sau (Terlizzi): E dire che Simonetti avrebbe fatto carte false per portare l’ex stabiese Marco Sau a Napoli. E invece, il pupillo domenghino è diventato uno dei punti di forza del Terlizzi che si è giocato lo scudetto praticamente fino all’ultima giornata. "Sau è un attaccante moderno, può giocare un diversi ruoli, abbina resistenza e velocità, e poi sa vedere la porta". Parole dette non da uno qualunque, ma dal ct della Nazionale Prandelli, che lo ha voluto con sé nelle amichevoli pre Confederation Cup. E il perché è presto detto: 12 gol in 29 presenze sono il bottino stagionale del cagliaritano, che Paolo Memola ha fatto suo già a settembre per 103 mld.

 

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C.Regalia di legno (maggiore delusione) grandi nomi, grandi firme e spesso anche grandi pacchi. Gente navigata, palloni gonfiati e strapagati ma infine inconcludenti sono i principali candidati a questo premio.

– Antonio Nocerino (Pace): l’anno scorso aveva sorpreso tutti sfoderando una stagione “alla Hamsik” con ben 10 gol all’attivo nello Star14, che gli sono valsi il premio come Miglior Intuizione. Anche per questo, Stefano Patruno si butta a pesce su di lui durante l’asta iniziale, facendo fare una bella plusvalenza a Maggiore (da 33 a 90 mld) ma ricevendo in cambio soltanto delusioni. Antonio Nocerino, infatti, sembra aver perso lo smalto di un tempo e con esso anche la fiducia di Allegri, che lo relega spesso e volentieri in panchina. Letteralmente messo da parte dai rossoneri, ha perso anche il posto faticosamente conquistato in Nazionale e i numeri parlano chiaro: solo 20 presenze, 2 gol e nemmeno la media sufficiente (5,89). Lasciato ad aprile da Di Tondo per tale Agra del Siena.

– Alexandre Pato (Mojito): Dopo essersi giocato 3 costosi jolly a centrocampo, Stefano Linciano doveva inventarsi qualcosa in attacco. Decide così di investire su Sansone, Sgrigna, Pabon, Robinho e Pato, sperando nella resurrezione di quest’ultimo che avrebbe dovuto emulare l’evangelica parabola di Lazzaro. Invece la parabola di Pato è stata solo discendente, i continui infortuni ne hanno minato fiducia e credibilità e, con esse, tutti gli splendidi progetti del Mojito che sperava di essersi aggiudicato un top player a “soli” 156 mld. La delusione è stata assai cocente, visto che il Papero (già Angelozzi di Legno la scorsa stagione nel Pace) è sceso in campo 4 misere volte con una media del 4,13 e sbagliando pure un rigore, prima di essere impacchettato e spedito in Brasile. Un flop che manderà su tutte le furie Linciano e che lo porterà poi a organizzare cataclismi per arrivare a Balotelli, cambiando tutto il suo attacco e ritrovandosi retrocesso a fine campionato, per di più con una slot da 178 mld occupata da un certo Campos Toro.

– Wesley Sneijder (Star15): Wesley Sneijder aveva segnato alla prima di campionato, prendendo un bel 10. Ma com’è noto, la prima uscita in Serie A Green serve solo per osservare ed eventualmente valutare la bontà di un acquisto. Ne era certissimo Jos Corasaniti quando ha speso 175 mld per portare l’olandese allo Star15, salvo poi ritrovarsi con un cerino in mano. Già dalla seconda giornata, infatti un misero 5,5; poi tre 6 e infine il vuoto cosmico, appesantito da una serie di tweet polemici che non facevano presagire nulla di buono. Eppure il manager calabrese ha sperato fino all’ultimo di rivedere Sneijder in campo con l’Inter, negando l’evidenza anche quando la sua cessione sembrava scontata. Ma avendo toppato nell’ordine anche Stankovic, Cruzado, Coutinho ed Ederson, la delusione di non aver potuto utilizzare praticamente mai l’estro del fantasista olandese è stata traumatica, al punto da fargli spendere altri 200 mld a febbraio per l’ideale sostituto Kovacic, che gli ha fruttato un bel 5,96 di media.

 

 

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M.Cataldo d’oro (migliore intuizione): la migliore intuizione è sempre quella che nasce dal nulla. L’anonimo pagato 1, il panchinaro fisso che poi ruba il posto o il gregario che imbrocca la stagione d’alto livello, per la felicità del fantallenatore che l’ha scelto.

– Marques Allan (Star15): Marques Allan è costato a Corasaniti e Maggiore 8 mld a settembre. A fine stagione, i tifosi dell’Udinese lo hanno votato come calciatore dell’anno con il 34,5% di preferenze, contro il 27% di Totò Di Natale. Questo per far capire l’importanza che ha rivestito questo 22enne regista brasiliano al quale Guidolin ha consegnato da subito le chiavi del suo centrocampo. 35 le partite disputate, con 3 assist e 6,23 di media voto, che lo hanno reso colonna nonché orgoglio delle lumache arancioviola.

– Panagiotis Kone (Akragas): quando si dice avere le idee chiare. Totò Alaimo non ha mai fatto mistero di avere un debole per questo albanese naturalizzato greco di 26 anni, tanto da farne una bandiera del suo Akragas. A settembre, lo riconferma a testa alta nonostante le perplessità generali, che per sua fortuna ne bloccano il prezzo a soli 5 mld. 30 presenze, 6 (splendide) reti e 1 assist sono il ringraziamento verso una fiducia incondizionata da parte della società siciliana, che siamo sicuri farà di tutto per tenerlo anche l’anno prossimo, nonostante la plusvalenza su di lui sarebbe praticamente una certezza.

– Fernando Quintero (Flipper): alzi la mano chi conosceva questo 20enne centrocampista colombiano che il Pescara ha preso in prestito dall’Atletico Nacional. Sicuramente l’unico che può farlo senza paura è Fabrizio Mangia, che al costo di soli 4 mld se lo porta a Serrano per godere delle sue prestazioni. Pur limitato da qualche acciacco, le 17 presenze e un gran gol su punizione sono state sufficienti per far puntare su di lui gli occhi illustri di tante società blasonate, tanto da far lievitare il suo valore da 600mila a ben 7 milioni di euro. Una plusvalenza sicura anche per le casse verdi mimetiche.

 

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E.Chevanton d’oro (migliore rivelazione) la migliore rivelazione fa da contraltare alla meteora, ossia si tratta o del giocatore più o meno sconosciuto al primo anno di Serie A (Green) oppure del classico sottovalutato di lusso che non solo imbrocca la stagione, ma si rivela essere calciatore di spessore a lungo termine.

– Mattia De Sciglio (Domingo): la sua esplosione ha mandato Allegri in crisi di abbondanza e Antonini in quella di autostima. Marcello Simonetti lo aveva preso a settembre a 16 mld per assicurarsi la riserva di Abate, ma in realtà Mattia De Sciglio ha dimostrato ben presto di essere pronto per la titolarità, sia sulla fascia destra che su quella sinistra della difesa milanista.  Alla fine, infatti, con una media di 6,12 il giovane De Sciglio si rivelerà essere il migliore di tutti i suoi compagni di reparto rossoneri, centrali compresi.

– Pedro Obiang (Akragas): E’ stato il più presente del centrocampo sampdoriano, con le sue 34 presenze insaporite da 4 assist e un gol, per una media voto di 6,29. Originario della Guinea Equatoriale ma di nazionalità calcistica spagnola, Pedro Obiang a 21 anni è già una stella ricercatissima nel mercato nazionale e internazionale, grazie alla sue abilità tecnico-tattiche superiori alla media, che abbina a delle doti fisiche invidiabili. A mettere per primo gli occhi su di lui in Serie A Green, il solito talent scout Totò Alaimo, che non ha avuto paura di mettere 39 mld sul piatto per portarselo ad Agrigento sin da inizio stagione.

– Roberto Pereyra (Terlizzi): 37 presenze, 5 gol, 1 assist e 6,5 di media. Questi i numeri della prima stagione in Italia di Roberto Pereyra, argentino che l’Udinese ha prelevato dal River Plate e che Paolo Memola ha tesserato per i suoi Leopards Terlizzi a soli 12 mld. La sua forza è stata nella duttilità di saper interpretare ottimamente sia la fase offensiva che quella difensiva, ben catechizzato da Guidolin. Innumerevoli gli inserimenti per sfruttare gli spazi creati da Di Natale, così come le corse a destra e a sinistra per ripiegare e aiutare i compagni. Memola ne ha fatto un punto di forza, resistendo durante l’anno anche alle numerose e succulenti richieste provenienti da altre franchigie.

 

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G.Toffoli di legno (Meteora dell’anno) la meteora dell’anno è di solito un nuovo arrivo, preferibilmente straniero, che arriva con la nomea di quello che deve spaccare tuttora che alla fine, bene che gli vada, va via a gennaio…

– Mauro Formica (Delinquere): Fantagazzetta lo definiva come il vero “crac” del mercato di gennaio, il calciatore in grado di rompere gli equilibri calcistici e fantacalcistici grazie alle sue smisurate doti tecniche da trequartista che nel Blackburn Rovers non avevano saputo valorizzare. A garantire per El Gato, questo il suo soprannome, un’altra meteora storica: Nuno Gomes, che di lui diceva: “Ha qualità impressionanti”. Il curriculum di Mauro Formica era, dunque, di tutto rispetto e a 25 anni se ne parla ancora come uno dei maggiori prospetti del calcio argentino. In Italia, però, lo abbiamo visto in campo solo 6 volte, siglando una sola rete e per di più quando Sergi non lo aveva schierato. Con lui il Delinquere fa la stessa fine del Palermo: porterà i suoi saluti a Larrivey (che dopo il Delinquere s'è dato al wrestling) e a Nuno Gomes.

– Dorlan Pabon (Mojito): A Parma doveva essere il nuovo Faustino Asprilla. Dorlan Pabon, colombiano di 25 anni, viene presentato come un brevilineo dal tiro potente, anche se un po’ tarchiatello. Il Parma lo compra per 4 milioni di euro dalla stessa squadra di Quintero, mentre Stefano Linciano spende giusto quei 141 mld per portarselo a Lizzanello. “Ci credo, esploderà”, affermava il manager neroverde alla stampa, mentre Pabon collezionava solo un gol in 13 presenze, e per giunta in Coppa Italia, che nel fantacalcio non conta. A gennaio, la naturale cessione al Betis Siviglia, per la disperazione di Linciano che lo ha sempre difeso: “So che ha avuto problemi familiari: se torna in Italia lo riprendo”. I tifosi del Mojito stanno già preparando una colletta per il riscatto del suo cartellino da parte del Betis.

– Facundo Parra (Flipper): il supercolpo di Pierpaolo Marino all’Atalanta, atterrato ad agosto nella piazza di Bergamo da una mongolfiera alla presenza di 15mila tifosi. Fabrizio Mangia fiuta l’affare e oltre a lui prende anche Marilungo e Ze Eduardo. Facundo Parra giocherà titolare in campionato solo 5 volte, prendendo 10 voti contati con un’espulsione e non buttandola dentro manco per sbaglio. Non si è mai capito se dovesse fare la riserva di Denis o il suo compagno, se potesse arretrare a trequartista o spostarsi sulla fascia. Un continuo enigma tattico che Colantuono ha ben deciso di risolvere tenendolo costantemente in panchina, in attesa che passi la prossima mongolfiera diretta verso l’Argentina.

 

 

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David Sesa d’Oro (Migliore New Entry): Questo premio è dedicato al migliore straniero alla sua prima stagione nel campionato italiano e, ovviamente, al manager che ha creduto in lui.

–       Gonzalo Rodriguez (Amici): argentino di Buenos Aires, la Fiorentina lo preleva in Spagna dal Villareal, affidandogli le chiavi della difesa. Gonzalo Javier Rodriguez ha tutto per giocare bene a pallone: tecnica, tattica, fisico, testa e atletica. Roberto Bartolomucci ci investe 46 mld, nemmeno tanti considerando che ne ha avuto in cambio 35 presenze con 6,46 di media, 2 assist e addirittura 6 gol, di cui 2 su rigore.

–       Facundo Roncaglia (Star15): soprannominato El Torito per la sua stazza che mette paura ad ogni avversario, Facundo Roncaglia arriva alla Fiorentina dal Boca Juniors, dove lo avevano accostato addirittura a Passarella. Jos Corasaniti decide di farne subito una colonna della sua difesa acquistandolo per 51 mld e lui in cambio si fa subito notare per la sua spiccata abilità negli inserimenti, che frutteranno agli arancioviola ben 3 bonus gol.

–       Borja Valero (Domingo): Valero Iglesias Borja fa parte di quel pacchetto convenienza che la Fiorentina è andata a pescare dal retrocesso Villareal. Di lui si diceva che fosse il primo della lista degli esclusi nel centrocampo della Nazionale spagnola, che in questa generazione è composto da extraterrestri. Sul campo ha dimostrato di avere corsa, geometrie e un ottimo calcio da fermo, che sono valsi al Domingo di Simonetti 5 assist e un gol in 37 presenze.

 

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D.Rossi d’oro (resurrezione dell’anno): questo premio va a chi, considerato bollito, oppure messo fuori rosa o in lista per il trasferimento, riemerge dal periodo buio per regalare soddisfazioni ai manager che, seppur con la tentazione di cederlo, hanno saputo insistere.

– Alberto Gilardino (Star15): l’anno scorso al Genoa fu un incubo per Maggiore e quest’estate Corasaniti non ci ha dormito la notte pensando a una possibile minusvalenza a tre cifre. Alla fine, la coppia dirigente dello Star15 ha deciso che gioco forza valeva la pena ripuntare su di lui, grazie anche al suo approdo a Bologna, riuscendo a restituire al calcio italiano una delle sue migliori punte degli ultimi anni, attestando il tutto anche con le convocazioni di Prandelli.

– Anderson Hernanes (Terlizzi): Sembrava impossibile poter resuscitare Hernanes dopo gli alti e bassi dell’anno scorso, che gli sono valsi anche il premio come peggior capitano. Da quel punto di vista quest’anno è leggermente migliorato (8 bonus su 16), ma per il resto Paolo Memola non solo ha evitato la minusvalenza confermandolo a 175 mld, ma ha anche ottenuto ben 11 gol e 6,59 di fantamedia, facendolo riscoprire addirittura al selezionatore della Seleçao.


– Luca Toni (Curtale): Sembrava a tutti gli effetti un giocatore finito, visto che era andato a godersi il pensionamento dorato dagli emirati dell’Al Nasr. Poi la chiamata di un vecchio amore, la Fiorentina, e insieme a lei quella di un altro suo antico estimatore, quel Dario Brindisino, apriliano dai trascorsi bavaresi, che non ha mai dimenticato la filastrocca “Luca Toni, maccheroni, per me: numeri 1” cantata dai tifosi del Bayern. Un matrimonio che si consuma con 113 mld e che porterà in dote al Curtale 26 presenze, 8 reti e un assist. Ben oltre le più rosee aspettative.

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Penna d’oro (Premio Torgio Giosatti): Torgio Giosatti non è più l’unica penna che si cimenta nel raccontare dal suo punto di vista la Serie A Green. In questi anni le rubriche si sono moltiplicate e ce ne sono di vario tipo, da quelle generaliste fino alle fanzine dedicate alle singole squadre, ognuna col suo taglio, ognuna con la sua frequenza. Questo premio è dunque dedicato a tutti coloro che, di stagione in stagione, contribuiscono a rendere vivo il sito della Serie A Green.

–       Le Pagelle di Luno Bronghi (Dario Brindisino): temute, attese, odiate, indispensabili. Difficile condensare in poche parole le emozioni che suscitano ogni inizio settimana le pagelle di Luno Bronghi, a volte addirittura più dibattute dei risultati stessi. Ogni sabato, alla chiusura delle formazioni, c’è sempre una sentenza: qualcuno ha sbagliato, Luno lo punirà. E il lunedì, impietosi come una mannaia, ecco i voti, severi e implacabili: da 0 a 5 le insufficienze, da 6 a 7 le sufficienze. L’8 solo in caso di 11 goleador in campo, il 9 è per Zeman, il 10 per Dio…

–       Quelli che i numeri… (Marcello Simonetti): forse la rubrica più incredibile della Serie A Green. Nel vero senso della parola, perché non è credibile che una persona sola riesca a tenere il conto di tutti quei numeri e quelle cifre. Eppure Marcello Simonetti lo fa, e tra una casella celeste ed una arancione, tra una sigla e un’abbreviazione, sciorina statistiche su statistiche che nessun altro fantacalcio può vantare.

–       Tutti a teatro (Vito Lorusso): dall’intercettazione con Amici fino alle macumbe antisfiga, passando per le presentazioni pre-gara fino ai report sui tornei di pleistescion. Vito Lorusso quest’anno ci ha deliziato con una grande quantità di articoli e un buon tempismo, che ha reso meno bui alcuni periodi in cui il resto della stampa un po’ taceva.

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Migliore Coreografia: tra campagne abbonamenti, coreografie, striscioni, divise, volantini e manifesti, la Serie A Green si riempie facilmente di colori durante la stagione. Dai grafici di professione ai dilettanti allo sbaraglio, tutti si cimentano e in qualsiasi caso le risate non mancano. Criteri di scelta? Difficile dirlo…

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=b83P8SK9oKI?rel=0]-       Amici di Moira Orfei (R. Bartolomucci): la campagna abbonamenti biancolilla sposa la tradizione della radio con la modernità del nuovo stadio, facendoci vedere “live” i momenti salienti della costruzione del nuovo impianto di Cisterna, che dall’anno prossimo andrà a sostituire il glorioso “Ciccocioppo Valentina”. A chi sarà intitolato?

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=A0TyNCPNNHk?rel=0]-       Atletico Domingo (M. Simonetti): “Back to the future”, “Decimo Domingo”, soprannomi e chi più ne ha più ne metta. Marcello Simonetti è scatenato nella promozione e nel merchandising del suo Atletico Domingo, per la gioia dei tifosi napoletani.

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=hJJ8Z0__I7Q?rel=0]-       Club Atletico Boca Wailers (A. Tarantino): Tarantino quest’anno si è superato in quanto a originalità: i due famosi idraulici Mario e Luigi si mangiano durante il percorso del campionato tutti i nemici avversari della Serie A Green. Una coreografia che incarna in pieno lo spirito giocoso di questo campionato, anche se alla fine le previsioni degli addetti al marketing gialloblu non si riveleranno azzeccate.

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Andrea Esposito d’oro (‘convocazione inattesa’): con la regola bilancio continuativo e delle minusvalenze, le convocazioni in Nazionale sono diventate sempre più importanti per dare ossigeno alle dissanguate casse societarie. Se l’azzurro, poi, è inatteso, quei fantamiliardi fanno ancora più piacere ed elevano il valore del giocatore, anche in ottica plusvalenze.

–       Davide Astori (Flipper): “Per andare in Confederation giocherei anche mezza punta o portiere”, ha dichiarato Astori del Flipper, che dopo la bella stagione scorsa si è confermato anche quest’anno, convincendo anche Prandelli che lo ha preferito addirittura a Ranocchia.

–       Antonio Candreva (Delinquere): la sua duttilità nel saper passare da trequartista a esterno di fascia destra gli ha fatto guadagnare sempre più gettoni azzurri, fino alla consacrazione della Confederation. Una delle poche note liete che Sergi si può godere quest’anno, dopo averlo preso in una trattativa assai complicata col Curtale.

–       Alessio Cerci (Acab): il 18 marzo di quest’anno ha ricevuto la sua prima chiamata in Nazionale da parte di Prandelli. Considerato un’eterna promessa, sotto le direttive di Ventura e Gallicchio ha finalmente ritrovato la sua dimensione: dirompente sulla fascia, decisivo con 7 gol e 4 assist.

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Sergio Vignoni di legno (‘ogni lasciata è persa’): può capitare di lasciare libero un giocatore sul mercato, per un errore di distrazione o di valutazione, e poi questi tira fuori la stagione che proprio non ti aspettavi. Ad aumentare il rammarico della scelta, in questi casi si aggiunge il fatto che il prescelto al posto dello svincolato di solito si rivela un flop clamoroso…

–       Leonardo Melazzi (Domingo): una pugnalata al cuore del Domingo, che ancora ultimamente cercava di legittimare l’acquisto di questo attaccante uruguaiano, che con De Canio doveva far da riserva a Immobile, insieme a Piscitella. Subito dopo il suo arrivo a Napoli, però, De Canio è esonerato, Melazzi non giocherà mai più e a gennaio tornerà in Uruguay. Ma Melazzi diventerà un nome indelebile per i tifosi partenopei, che per colpa sua hanno perso un bomber e una plusvalenza incredibili: Mauro Icardi, preso a settembre a 2 mld, che da sconosciuto argentino della primavera avrebbe poi segnato ben 10 reti sull’altra sponda genovese….

–       Ivan Radovanovic (Lupiae): soffiato a suon di mld (40) alla concorrenza di Mojito e Labbari, che lo volevano per coprire Carmona e Biondini, Radovanovic approda al Lupiae come un vezzo, un panchinaro di lusso, magari da sfruttare nelle ultime giornate. Niente di meno azzeccato, considerando che per prendere il serbo atalantino, Luca Brindisino ha lasciato in un attimo di follia un altro serbo, Adem Ljajic. Fino a quel momento il viola languiva tra panchine e s.v., ma da lì in poi ha fatto sfaceli nello Star15 grazie anche al cambio di modulo di Montella ed entrando addirittura nella top 11 del campionato. C’è chi dice che con lui il Lupiae si sarebbe cucito sulla maglia un altro scudetto, ma almeno Radovanovic sarà contento.

–       Ferreira Reginaldo (Labbari): a novembre Marco Tedone era in cerca di una punta che giocasse e, possibilmente, segnasse. Questo brasiliano del Siena aveva siglato un gol la domenica prima della riparazione invernale e sembrava essere l’unico attaccante libero appetibile. Una bufala pagata 100 mld e per la quale il Labbari ha lasciato libero Paloschi, pagato 30 a inizio stagione e autore della sua miglior stagione di sempre in Serie A, poi accasatosi al Delinquere per 90 mld, 10 in meno di Reginaldo. Da lì in poi il senese non darà mai una volta la certezza del voto ai baresi e segnerà soltanto un’altra rete, sempre da subentrante. Non ha ancora superato la delusione di essere stato lasciato dalla Canalis.

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Premio fair play (per il manager più sportivo): è probabilmente il riconoscimento più ambito in Serie A Green. A contenderselo di solito i manager che, durante la stagione, hanno saputo dare sfoggio ed esempio di correttezza, serietà e spirito sportivo, sia dal punto di vista formale che informale.

–       Roberto Bartolomucci (Amici): Accetta con sportività sia la retrocessione che gli insulti reiterati di Marco Tedone per aver perso con lui la finale di Champions Green a causa dello scellerato rigore di Alvarez. “Accanna” lavori e famiglia per essere sempre presente alle aste di riparazione, in cui riesce a rimanere sempre corretto e integerrimo con tutti, anche in situazioni di caos totale nelle compravendite. Indimenticabile il suo travestimento da sceicco pappone in occasione della festa di carnevale post asta di febbraio. Praticamente in questa categoria concorre per vincere l’ambita Lampioka SerieAGreen che lui stesso ha ideato, forgiato e regalato a tutti i partecipanti al torneo. Magari ne avrà tante a casa, ma questa sul comodino farebbe una luce speciale.

–       Giuseppe Corasaniti (Star15): Una matricola terribilmente simpatica e coinvolgente, capace sin dal primo anno di ospitare in casa sua la valanga Green per l’asta di febbraio, la stessa sera del festone di carnevale che lui stesso ha contribuito a mettere su e al quale i presidenti hanno poi partecipato. Ma la sua carriera comincia già alla scorsa festa di fine anno, dove si presenta dopo aver studiato la Serie A Green silenziosamente (nel backstage e al fianco dell’MPG e del veterano Alaimo) proponendosi come manager emergente per affiancare qualche decàno. Dopo nemmeno mezzora ci sono già due dirigenti che fanno a gara per appartarsi con lui, cercando di accaparrarsene le prestazioni (fantacalcistiche). Alla fine, Jos firma per Maggiore con cui instaura a tempo zero un rapporto goliardico quanto efficiente, candidandosi anche come eventuale coppia comica dell’anno. Ma per ora questo premio ancora non lo facciamo.

–       Eugenio Di Tondo (Pace): come tanti che prima di lui sono poi diventati grandi in questo campionato, Eugenio di Tondo (questo il vero nome di Eugenio Del Bosqo in Del Boskov) ci ha regalato quello che ancora oggi è considerato tra i più grandi, se non il più grande, gesto di fair play in Serie A Green: accettare di guidare le redini di una squadra ultimissima in classifica e fuori da ogni altra competizione, le cui sorti sarebbero immutabili per chiunque. Ciononostante approfondisce, si informa e capisce immediatamente i meccanismi ancestrali che regolano la Serie A Green, assecondando il Santo Patruno di Andria nelle sue sporadiche apparizioni post-esonero, ma al tempo stesso coprendogli sempre e comunque le spalle con formazioni consegnate dalla prima all’ultima giornata in cui ha partecipato. Poche, ma sufficienti per puntare in alto il suo pollice Verde, dopo aver anche posato in un’ormai antologica .gif con la bandiera della Pace.

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–       Panchina d’oro (migliore allenatore): la scelta giusta alla giornata giusta, consegna in orario, non si distrae facilmente e sa anche contraddire i media. Queste le caratteristiche del buon allenatore.
–       Piero Barbaro e Stefano Santini (Celtic) – Nella stagione del loro primo scudetto (a cui va aggiunta anche la finale di Green Cup), sono in testa alla classifica praticamente da settembre, cedendo il primo posto al Terlizzi soltanto alla 23’ fino al sorpasso finale alla penultima giornata, con uno scontro diretto storico dal quale sono spuntati vincitori. Bravissimi a sfruttare il duo Matri-Quagliarella nonostante la loro non titolarità, in realtà sono riusciti ad ottenere il massimo da tutto l’organico, come ad esempio dal gregario ma poi spesso titolare Romulo fino all’eroe rigenerato Mexes. Ma soprattutto, va fatto loro un plauso per l’ottima gestione della squadra nonostante gli infortuni a catena, Brkic e Milito su tutti, che li hanno costretti spesso a schierarsi col 5-4-1 o col 4-5-1 proprio nel periodo più delicato della stagione. A forza di sgrat sgrat si saranno presi l’orchite, ma la cabala ha funzionato e gliene va dato atto.

–       Vito Lorusso (Cusci) – A metà torneo sembrava destinato a panchina e scrivania di legno, confermando la tanto strana tradizione che si ripete da 3 campionati a questa parte: il campione uscente in crisi l’annata successiva. La medesima tradizione, però, vuole che la storia si concluda a lieto fine, con il campione uscente che si rimbocca le maniche nella seconda parte di stagione e riesce a condurre in porto una salvezza che pareva insperata. Non solo: Vito Lorusso si porta a casa anche una bella Green Cup e soprattutto il titolo di Capocannoniere con quella che ormai è diventata un’icona della squadra: l’attaccante uruguayano Edinson Cavani. Tutto questo grazie a una dedizione fuori dal comune, come del resto è richiesta in Serie A Green, che può fargli ripensare senza troppa vergogna alla frase pronunciata la sera prima dell’asta iniziale: “Quest’anno vi darò un’altra lezione di fantacalcio”.

–       Paolo Memola (Terlizzi) – Regolare e strategico, quest’anno Paolo Memola non ha concesso una virgola agli avversari per quanto riguarda la gestione della formazione. Niente è lasciato al caso, l’organico è conosciuto a menadito e a un certo punto non fa quasi più notizia il fatto che riesca a mettere titolari calciatori come Raimondi, Sau e Giaccherini , non proprio titolarissimi, puntualmente quando totalizzano bonus. Riesce sempre a sopperire alle difficoltà causategli dai continui infortuni dei suoi uomini chiave e non, variando con successo un notevole numero di moduli e imprimendo alla squadra una mentalità vincente, che lo ha portato ad essere sempre tra le prime 5 in campionato, ad arrivare secondo in Green Cup e ad uscire per un soffio dai Quarti di Champions Green.

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Scrivania d’oro (miglior presidente): questo premio va a chi ha messo in piedi la rosa più competitiva, sapendo gestire bene l’equilibrio acquisti-cessioni dall’inizio alla fine, negli scambi interni come negli esterni.
–       Piero Barbaro e Stefano Santini (Celtic): romanista e laziale, la coppia perfetta. Lo spettacolo che mettono in scena all’asta iniziale è da premio oscar: Santini è la mente, il calcolatore, quello che compra e detta i tempi dei rilanci; Barbaro è il braccio, nel senso che si sbraccia, spesso bluffando, contro il suo stesso ds, reo di acquistare giocatori apparentemente non graditi al patron. E poi si alza, sbuffa, borbotta e non perde mai l’occasione di sfottere e battibeccare coi manager avversari, alleggerendo la tensione ma al tempo stesso anche la loro concentrazione. Fatto sta che mettono su una rosa in grado di competere anche in fantacalci a 10 o 12 squadre, completando il loro capolavoro societario con l’acquisto di Pirlo dall'Acab a gennaio (in cambio dello spompato Boateng) e di Vidal dal Mojito, per completare un invincibile blocco-Juve composto da ben 6 elementi. Quest’ultimo poi, è stato un vero e proprio colpo di grazia al campionato, fatto in silenzio, dietro le quinte e anche qui in tempi non sospetti, nei giorni precedenti il mercato di febbraio dove si era scatenato un tremendo tutti contro tutti, ma in cui alla fine a spuntarla sono stati loro due, Barbaro e Santini. Il secondo oscar, dunque, lo vincono a stagione finita, quando festeggiano a botte di birra tedesco-scozzese dando ampia rilevanza mediatica al loro primo, meritato scudetto.

–       Luca Brindisino (Lupiae): anche quest’anno raccoglierà una bella manciata di punti Ranking grazie alla vittoria in Supercoppa e ai terzi posti in campionato e Champions. Punta su un blocco di 6 confermati eccellenti (Barzagli, Stendardo, Jankovic, Dzemaili, Gonzalez e Vucinic), centra Gomez come top player/capitano e riesce nell’impresa più difficile, quella di confermarsi su alti livelli, addirittura sul podio. La rosa gli risulterà talmente forte da creargli problemi di abbondanza nelle scelte di moduli e interpreti ma al tempo stesso da consentirgli di vincere partite anche lasciando spesso uomini decisivi in panchina. Gestisce in maniera perfetta i prestiti, sia in entrata che in uscita, facendo mangiare i gomiti ai rispettivi avversari in quelle occasioni (2’ e 4’ giornata, citofonare Alaimo-Linciano) e la sua conclamata esperienza gli vale continue richieste di deleghe per le riparazioni. Sul mercato interno si cautela bene già in autunno racogliendo i (tanti) soldi utili per colmare l’unica lacuna della rosa: Juan Jesus. E poi si diverte ad azzeccare nomignoli vari, da Krsticic a Garcia, da Sestu a Torosidis, da Angella a Onazi. Un secondo di follia gli fa lasciare Ljajic a febbraio: una mossa che fatta da lui fa notizia come le dimissioni del Papa, ma che sembrava voluta proprio dagli dei del fantacalcio per impedirgli di arrivare ancora più in alto. Per la serie, ogni tanto lascia qualcosa anche agli altri.

–       Paolo Memola (Terlizzi): Paolo Memola veniva da un’annata disastrosa e correva seriamente il rischio che gli venisse appiccicata addosso l’etichetta di “manager nel pallone”. Ci poteva anche stare, dunque, una stagione di transizione, ma invece il pugliese sfodera un’asta iniziale attenta e precisa, anzi meticolosa. Punta tutto su Jovetic nonostante i dubbi legati alla sua voglia di giocare ancora a Firenze e fa bene perché, nonostante l’infortunio, il montenegrino ha confermato una volta di più la sua grande abilità di trascinatore. Stesso discorso e stesse difficoltà fisiche si possono fare per Hernanes e Lamela, entrambi reduci da stagioni così e così (per non dir di peggio) e letteralmente rigenerati dalla cura Memola. Durante l’anno raccoglie e reinveste i soldi generati dal record di prestiti in entrata (ben 6!), sbavando sul mercato solo con Aronica-Capuano ma rifacendosi alla grande nel finale riportando a Terlizzi il pupillo Hernandez, che lo ripaga con buone prestazioni. Non gli riesce il miracolo di soffiare il tricolore al Celtic dopo il clamoroso sorpasso della 23’ giornata durato 6 settimane, ma arriva secondo sia in campionato che in Green Cup (persa per 1 solo punto), incorniciando comunque una stagione che lo ha riportato finalmente tra i protagonisti positivi della Serie A Green.

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Scrivania di legno (peggior presidente): ci sono annate in cui si sbaglia tutto, si compra a troppo e si rivende a poco, si investe male e si ripara peggio. La scrivania di legno è forse il premio che nessuno vorrebbe ricevere.

–       Marco Gallicchio (Acab): Non saranno tornati i bui tempi del Rules, né tantomeno la pessima annata 2008/09, ma questa appena trascorsa non può che definirsi una stagione fallimentare per l’Acab ’88 e Marco Gallicchio. L’ottavo posto in campionato gli costa la qualificazione in Champions Green 2013/14 a causa della regola che lui stesso da due anni cercava di far approvare e che finalmente proprio di recente era passata. Non solo: capitan Franco Totti lo “diserta” (non si può usare il termine “tradisce” per Totti) proprio all’ultima giornata facendosi squalificare e cedendo lo scettro dei cannonieri a Cavani. Ma queste sono soltanto le conseguenze di una amministrazione societaria tutt’altro che avveduta, che parte da Zarate e finisce con Boniperti Jr, infrangendosi brutalmente di fronte al crudele specchio della realtà, che ha mostrato al manager novolese come una programmazione improntata esclusivamente sui sentimenti e sulle bandiere non contribuisce a riempire la bacheca. Gallicchio quest’anno ha sempre sconfessato le sue scelte, floppando scelte come Vargas, Floccari e Boateng, acquistando big del calibro di Pirlo, Barrientos, Thereau e Pazzini per poi inspiegabilmente rivenderli oppure subendo tramvate come quella di Darmian, preso per 100 mld e poi costretto a lasciarlo libero sul mercato per aver sbagliato a tirare Bianchi Arce, spendendoci pure altri 28 mld. Dopodichè si eclissa dalle comunicazioni, sin lì sempre serrate, forse per la vergogna.


–       Stefano Mario Patruno (Pace): E dire che il buon Stefano Mario Patruno le aveva provate tutte per evitare questa nomination, corteggiando inutilmente Corasaniti fin dal precampionato, contrattualizzando part-time un ds meteora che ha messo a disposizione l’elegante sede dell’asta iniziale, ospitando tutti a casa sua per il mercato di febbraio onde carpire segreti e affari più facilmente fino all’inevitabile autoesonero con l’ingaggio di Del Boskov. Eppure nemmeno tutte queste cose hanno potuto cancellare le nefandezze di una stagione in cui ogni cosa è andata storta: dai fallimenti dei vari Lucio, Nocerino e Edu Vargas agli scambi interni sciagurati con Delinquere e Curtale; dall’infortunio di De Jong preso e mai usato all’involuzione improvvisa di “mr 500 mld” Icardi nonappena è passato in rossoblu; dal fragoroso flop condito da infortunio di Destro fino alla delusione finale per il rinnegato Gillet. Una lista che potrebbe continuare ma che fermiamo qui per risparmiare notevolmente su carta e inchiostro.

–       Domenico Sergi (Delinquere): Sin dall’asta di settembre, in cui si scordò di prendere il nono centrocampista ripiegando su tale Verre quando ormai si era abbondantemente passati agli attaccanti, il Delinquere è apparsa proprio una società allo sbaraglio. Domenico Sergi ha condotto una gestione della squadra troppo confusionaria e improvvisata, il cui caos ha portato spesso anche delle penalizzazioni per formazioni mancate. Solo 7 più i portieri, difatti, i giocatori avuti in rosa dall’inizio alla fine del campionato e ognuno di loro ha più o meno deluso le aspettative, forse esagerate. Quasi tutti infatti sono stati provati da capitani, ma sotto pressione hanno spesso preso ricchi malus: Lichtsteiner, Osvaldo, De Sanctis, Lulic, Conti. Ben 35 i movimenti di mercato con ben 10 differenti franchigie di cui un buon 75% scellerati, tra cui ricordiamo i tanti giocatori inseguiti e poi svenduti (Caceres, Emanuelson, Pjanjic, Parolo, Barreto, Garics, Isla, Ariaudo, Blasi, Stoian, ecc.) oppure alcune strepitose topiche di mercato come vendere Barrientos e Thereau per D’Agostino e Pellissier. Una retrocessione al penultimo posto con 32 punti che sugella la peggiore annata di sempre della storia del Delinquere: quella del post-Ibrahimovic.

TO BE CONTINUED…

 

10 pensieri riguardo “La Piazzetta dello Sport presenta: Le Nominations 2012/13 (parte I, II e III)

  • 8 Giugno 2013 in 08:51
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    Che bel risveglio!
    🙂

  • 9 Giugno 2013 in 15:24
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    Miei dubbi:

    Sau nella categoria giovani non è proprio ok, è ’87, avrei fatto il cambio esatto con De Sciglio (Anche qualche altro giovane andava bene).

    Concordo con Stefano, Castro merita più di Roncaglia nelle new entry.

    Miglior acquisto o Miglior resurrezione andava messo capitan Totti, il migliore della Green a mio avviso.

    Sempre belle le nomination cmq, ma soprattutto difficili da organizzare nei panni di Torgio.

    😉

  • 9 Giugno 2013 in 16:48
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    Eh ma Totti andrà in nomination come Conticchio d’Oro!

    😉

  • 9 Giugno 2013 in 21:43
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    26 riconoscimenti, 11 premi = 37 oscar
    Quante nomination ha ciascuna squadra della SerieAGreen?
    Vediamo:

    Pace, Mojito e Domingo –> 10
    Wailers –> 9
    Akragas, Cusci, Delinquere –> 8
    Acab, Amici, Flipper, Star15 –> 7
    Curtale, Terlizzi –> 6
    Lupiae –> 5
    Celtic –> 4
    Labbari —> 3

    Penso che sia la migliore risposta possibile. 🙂

  • 10 Giugno 2013 in 01:22
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    ripeto, grandi nomination! Poi è ovvio che ognuno può vedere tizio al posto di caio

    Ancora grazie Torgio 😉

  • 10 Giugno 2013 in 02:01
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    E’ proprio questo il bello del gioco, discutere su chi ci poteva stare e non c’è e viceversa, le nominations hanno mille letture da mille punti di vista differenti. Io ve ne ho dato semplicemente un altro (quello della classifica) per farvi capire quante variabili entrano in gioco in questi 3 giorni di full immersion davanti ai dati del campionato, dalle aste alle singole giornate.

    Quindi grazie a voi ragazzi, sempre 😉

  • 10 Giugno 2013 in 17:42
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    Incredibile non ci sia neanche una nomination per Dzemaili e Puggioni, Torgio dimettiti!

  • 12 Giugno 2013 in 11:23
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    Ma sto Torgio, eh Luca?

    🙂

    Dze-ze meritava qualcosa, anche se nelle categorie attuali c’è poco spazio per inserirlo.

    A parte gli scherzi, al posto di Torgio (forse) avrei attirato ancor più recriminazioni.

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