La Piazzetta dello Sport e Il Punto di Torgio Giosatti presentano: Le Nomination 2015/2016

Attenzione:

si vota entro e non oltre le 10.00 di Domenica 12 giugno 2016.

Rammentiamo rapidamente come si vota:

– Il voto è segreto e si esprime via e-mail all’indirizzo luca.brindisino@gmail.com, via whazzup o tramite facebook ma sempre in forma privata.

– Ogni franchigia può votare una sola volta, è sconsigliata ma ammessa l’astensione per una o più nomination.

– Non verranno accettati voti poco chiari o poco intellegibili: si vota scrivendo nome del premio e nome del votato.

– Non votate o commentate sotto questo post, nè se possibile fate capire in alcun modo le vostre preferenze, per non rovinare l’atmosfera dell’urna.

I riconoscimenti sono indicati solo col nome, se volete analizzarli meglio potete accedere alla Hall of Fame dove sono approfonditi uno per uno.
Le candidature sono espresse in ordine alfabetico.

1) PENNA D’ORO “TORGIO GIOSATTI” per la MIGLIOR RUBRICA:

L’Alcolemica Sportiva: Rivista sportiva curata da Sarlo Cabatini che esordisce nel finale di stagione con un incredibile scoop sui dieci panchinari del Lupiae, per poi regalare un secondo avvincente numero dedicato al rush finale. Se il buongiorno si vede dal mattino, sarà un appuntamento irrinunciabile.

Football Green: Il rotocalco prodotto da Vito Loturco si conferma anche quest’anno foriero di ilarità e storie da raccontare. Una fra tutte passa alla storia della Serieagreen, ovvero l’intervista ad Alaimo con l’anteprima della rivoluzione societaria in atto ad Agrigento. E sa anche far riflettere, come nel caso dell’ultimo sciopero della stagista che regge l’intera redazione.

Quelli che i numeri: Il re del pallottoliere Nohn Jash porta avanti la sua rubrica anche quest’anno con integerrima continuità, regalando anche un’apparizione televisiva e arricchendo il tutto di volta in volta con chicche sempre nuove e qualche riga di suoi preziosi commenti, che introducono, guidano e rendono ancora più gradevole la lettura delle tabelle.
2) MATUSA D’ORO per il RITIRO ECCELLENTE

Christian Abbiati (Lab). Come dimenticare il suo debutto in Serie A: era il 17 gennaio del 1999 e al 92’ di un Milan-Perugia, un’icona come Sebastiano Rossi comincia a dare i primi segni di demenza senile stendendo con un montante in area Christian Bucchi. Espulsione ed esordio in rossonero per un portiere cui probabilmente soltanto l’essere contemporaneo di Toldo e Buffon ha negato maggiori soddisfazioni anche in azzurro (sole 4 presenze e un secondo posto agli Europei di Belgio-Olanda). Chiude la carriera da milanista al Labbari con 3 scudetti (98/99, 03/04 e 10/11), 1 Coppa Italia (02/03), 2 Supercoppe (2004 e 2011), 1 Champions League (02/03), 1 Supercoppa europea (2003) e un Europeo Under 21 (2000). Uno degli ultimi superstiti di quello che fu un Milan vincente, decide di lasciare il calcio e i rossoneri solo quando si rende consapevole che la sua eredità tra i pali sarà in ottime mani, quelle di Gigio Donnarumma.

Antonio Di Natale (Aca). Quando nel 2004 rifiutò la Juve per sposare l’Udinese e il Friuli come scelta di vita, in tanti lo diedero per matto, senza forse avere tutti i torti. Napoletano, ha scelto di diventare la bandiera di Acab e Udinese, trascorrendo 12 anni nei quali è riuscito nell’impresa titanica di scalzare Zico nel cuore dei tifosi, regalando loro anche notti magiche in Champions League e in Coppa Uefa. E’ il sesto marcatore di sempre in Serie A con 209 gol. Uno che aveva tutti i numeri per rilanciare l’Italia post sbornia mondiale agli Europei del 2008, ma quel maledetto rigore ai Quarti con la Spagna (che da lì in poi avrebbe vinto tutto) ha condannato lui, Donadoni e tutto il nostro movimento calcistico a un dietrofront di cui paghiamo le conseguenze ancora oggi. Un episodio che non macchia anzi arricchisce la carriera di questo bomber funambolo che ci ha sempre messo la faccia, oltre a un piede destro infinitamente delizioso.

Luca Toni (Fli). Pennellone, sgraziato e chissà quante altre gliene avranno dette a questo giocatore che però le rivincite se l’è prese tutte sul campo, fino ad entare nell’olimpo del calcio italiano. “Per lasciare serviva una grande delusione”, ha dichiarato lui che nel suo palmares può vantare 1 Campionato del Mondo (Italia 2006), 1 Bundesliga (Bayern Monaco 2007-08); 1 Coppa di Germania (Bayern Monaco 2007-08), 1 Coppa di Lega Germania (Bayern Monaco 2007), 1 promozione in A (Palermo 2003-04), 1 Scarpa d’Oro (Fiorentina 2006), capocannoniere serie B (Palermo 2003-04), 2 capocannoniere serie A (Fiorentina 2005-06, Verona 2014-15), capocannoniere Bundesliga (Bayern 2007-08), capocannoniere Coppa Uefa (Bayern 2007-08). Resta poco da aggiungere, se non che è stato uno di quei giocatori amati in tutte le piazze dove ha giocato, e non sono state poche.
3) JOHNATAN BACHINI DI LEGNO, “Honoris Doping” 

Armando Izzo (Akr). Disputa un’ottima stagione da titolare col Genoa, in cui entra anche meritatamente nell’orbita Nazionale come uno dei migliori giovani difensori italiani. Poi però quell’avviso di garanzia: è indagato per calcioscommesse. Un insinuazione? Una formalità? Ancora non è dato sapersi, ma di sicuro gli è costato il taglio azzurro, come già successe a Criscito.

Andrea Masiello (Dom). Uno scandalo che giochi ancora in Serie A. Un abominio che lo faccia addirittura in Serie A Green. Contro tutti i valori dello sport.

Stefano Mauri (Lab). Un altro che di combine se ne intende, trova rifugio a Bari dove però non ripete gli exploit degli anni scorsi. Le presenze si contano sulle dita delle mani, più o meno come gli anni di galera che meriterebbe.
4) DAVIDE FAGGIANO D’ORO come Miglior Investimento sul mercato esterno

Fabrizio Cacciatore (Lup). Il Lupiae lo trova svincolato a novembre e decide di investirci 11 mld. Si ritrova così in casa un terzino duttile, dalla spiccata propensione offensiva ma al tempo stesso in grado di disimpegnarsi bene anche da difensore centrale, che al Chievo quest’anno ha vissuto momenti di forma straordinaria. Non ci stupiremmo se in estate sarà nel mirino di qualche club più importante.

Daniele Gastaldello (Moj). Con la precedensza, si, ma ottima mossa di Stefano Linciano che lo paga 7 miliardi a novembre solo grazie all’acume che gli fa comprare in estate Canini come ottavo difensore. Quest’ultimo, infatti, all’epoca dell’asta iniziale era in odor di firma con l’Ascoli in B, ma ancora presente nelle liste fantacalcistiche a pochi spicci: il vero investimento (6 mld) è stato lui.

Simone Verdi (Dom). Anche il mercato primaverile serve. Lo dimostrano i 3 miliardi spesi dal Domingo per lui ad aprile, uno per ogni gol segnato (non fosse per le sole 5 presenze, sarebbe il miglior centrocampista del campionato con una media voto di 8,2), due dei quali valgono il quarto posto finale e la probabile riconferma in Serie A per questo fantasista pupillo di Marcello Simonetti.
5) ANTONIO TESORO DI LEGNO come Peggior Investimento sul mercato esterno

Alberto Grassi (Ami). A novembre aveva già fatto vedere sprazzi della sua classe all’Atalanta, ma non era un titolare fisso. Eppure Bartolomucci spende per Grassi ben 350 mld con l’intenzione di vederlo sbocciare in biancolilla. A gennaio, però, la doppia frittata: prima il passaggio al Napoli, che non faceva certo presagire molto più minutaggio rispetto all’Atalanta, poi il crack definitivo al primo allenamento sotto al Vesuvio. Oltre al danno la beffa.

Mbaye Niang (Eag). Lo prende in autunno da titolare del Milan e pupillo di Mihajlovic, per cui la spesa di 402 mld sembrava più che giustificata, visto il trend positivo che lo aveva condotto addirittura ad essere scelto dal dischetto per ben due volte. Ma la magia dura poco: ancora un grave infortunio e stagione finita sul più bello con sole 15 presenze.

Luca Rizzo (Fli). L’anno scorso era stata una delle sue scoperte, ma ad aprile lo aveva lasciato a causa di un infortunio. Quest’anno Fabrizio Mangia si deve essere pentito molto presto di non aver tesserato Rizzo a Settembre e si è svenato per portarlo a Serrano in autunno: 312 mld per il bolognese e in cambio 0 gol, una media sotto la sufficienza, tanti, troppi subentri e nessun passo avanti in carriera.
6) LORENZO STOVINI D’ORO come Miglior Stakanovista del campionato

Marek Hamsik (Cus). Erano anni che da più parti si implorava di farlo tornare nel suo ruolo naturale di interno di centrocampo – magari a 3 – con licenza di inserirsi. Ma le orecchie di Mazzarri e Benitez erano sorde a queste preghiere e lui, da professionista e capitano esemplare, si è sempre messo a disposizione della squadra senza mai fiatare, nonostante le sue doti tecniche gli avrebbero consentito di avere mercato ovunque, andandosi a togliere quelle soddisfazioni, pure europee, che di certo con la Slovacchia non potrà mai prendersi. Ci voleva il maestro Sarri per rimettere le cose apposto: 38 presenze, 6 gol, 7 assist e 0 cartellini, per la gioia di Vito Lorusso.

Oscar Hiljemark (Pig). Walter Bucci lo prende senza tante pretese e ci mette un po’ per rendersi conto di avere nella manica non una semplice carta ma un bell’asso. In un centrocampo che nelle idee del mister piceno dovrebbe essere a due, lui è il primo della lista insieme a Khedira, anche perchè da quello del Palermo invece non esce mai, giocando tutte e 38 le partite del campionato, con un’onesta media di 6,07 condita da 4 gol. Lo vedremo agli Europei con la Svezia contro l’Italia e oltre a lui la Pigna ha potuto godere di un altro sempre presente: il portiere Karnezis.

Manuel Pucciarelli (Ami). L’anno scorso è stata una delle sorprese del campionato, al centro anche di un ormai celebre scambio di mercato. Da quest’anno è passato nella lista degli attaccanti e Bartolomucci lo ha confermato investendo tutto sommato poco, solo 41 mld. In cambio ne riceve un titolare inamovibile (38 partite) e un buon contributo di gol (6) nell’ottimo campionato empolese. Sarà lui l’erede della bandiera e capitano biancolilla Go!Rodriguez?
7) DANNY DICHIO DI LEGNO per il Peggior Infortunato, cornuto, mazziato e cacciato di casa.

Danilo Avelar (Dom). Pagato 84 mld, doveva essere il top player della difesa domenghina, ma di fatto ne è stata la rovina. Si fa male praticamente subito, costringendo Simonetti a svenarsi per Molinaro a novembre. Poi un tira e molla infinito, rientra o non rientra, si allena o non si allena, e quando arriva il momento di mangiarsi l’erba, lui si inventa un autogol prima di infortunarsi nuovamente. Sbolognato per Andelkovic.

Mariano Izco (Cus). Partiamo da Rodriguez. Lorusso spera fino all’ultimo che diventi precedenza, lo segue passo passo in ogni spostamento verso l’unica meta consentita (Cesena), ma gli acciacchi cronici lo bloccano ineluttabilmente nell’infermeria di Genova e di conseguenza nell’isola ecologica di Possidente per fare alcolica compagnia alla bandiera rossoverde Mariano Izco, il vero cornuto, mazziato e cacciato di casa dal Cusci, che ad aprile gli nega la gioia tanto attesa dello scudetto preferendogli il raccomandato Padoin.

Giuseppe Rossi (Ter). Pepito è l’eterno Godot azzurrogranata. Paolo Memola ci riprova (forse timoroso della minusvalenza): gli offre l’ennesima chance ma le sue gambe non gli danno tregua e lo portano a retrocedere in Spagna col Levante, oltre che a perdere la Nazionale. A Terlizzi farebbero bene a metterci una pietra sopra.
8) CARLO OSTI D’ORO per la Migliore Occasione di mercato

Faouzi Ghoulam (Moj). Sembrava un terzino senza infamia e senza lode, tant’è che l’anno scorso il Napoli gli aveva affiancato Strinic per dare un po’ più di sostanza al ruolo. Sarri, però, riesce a rilanciare anche questo algerino 25enne, che ora i partenopei faticheranno a trattenere nonostante il rinnovo. Linciano lo compra a soli 13 mld e, per non saper né leggere né scrivere, prende anche Hysaj a 19 mld: dovevano coprirsi a vicenda, sono stati abbondantemente titolari entrambi.

Luiz Jorginho (Lup). In estate è un giocatore finito. Il Napoli lo aveva preso da grande promessa del Verona, fino a farlo sparire a poco a poco nell’imbarazzante centrocampo a due di Benitez. Sarri, poi, chiede e ottiene il pupillo Valdifiori e per Jorginho si prospetta un’avventura al Torino oppure l’ennesima stagione da panchinaro. Per questo il Lupiae lo paga solo 7 mld, ma lui ci mette tre partite a scalzare l’ex empolese dal ruolo di regista: da lì in poi non esce più, toccando livelli che nemmeno ai tempi dell’Hellas e confermando, dunque, la bontà dell’investimento napoletano e salentino.

Leandro Paredes (Akr). Quando la Roma lo ha mandato a Empoli in prestito, tutti – Garcia in primis – ne parlavano un gran bene e si attendevano una definitiva affermazione. Eppure in Serie A Green è stato stranamente snobbato, visto che Totò Alaimo lo prende da ottavo centrocampista a prezzo di costo, 4 mld. El Mago di Buenos Aires, però, ne vale molti di più visto che conferma le aspettative su di lui dimostrando continuità, tecnica sopraffina e anche duttilità, rinunciando alla trequarti per consacrarsi ottimo centrocampista centrale.
9) SERGIO VIGNONI DI LEGNO per la Peggior “Ogni lasciata è persa”

Marco Crimi (Fli). Non funziona quasi nulla nel centrocampo pieno di doppioni dell’AGP Flipper. E dire che se non avesse lasciato Ionita il giorno stesso dell’asta di Cisterna qualche golletto nella parte calda della stagione lo avrebbe portato a casa. Invece punta su Marquinho, che il nuovo stadio dell’Udinese lo vede più spesso in televisione che dal tappeto verde, tanto da diventare precedenza a gennaio. Episodio che ha regalato a Fabrizio Mangia e allo sconosciuto Marco Crimi settimane di grottesca celebrità…

Kévin Constant (Dom). Una slot maledetta la maglia numero 2 del Domingo. Marcello Simonetti di terzini ne ha voluti cambiare tanti, peggiorando sempre la situazione: si parte da Cacciatore, prima riserva del Chievo, poi invece protagonista con gol e assist una volta lasciato Napoli, cioè subito; arriva il talentuosissimo Conti dell’Atalanta (a coprire Raimondi  e l’Innominato), ma sembrava troppo giovane e se ne va per poi approdare al Cusci, giocare e segnare; meglio dunque l’esperienza di Bellini, che però non gioca mai salvo nelle ultime giornate – dove batte e segna anche un rigore – in vista del ritiro che sarebbe valso al Domingo una probabile nomination al Matusa d’Oro; niente tattica “alla Zanetti”, però, perchè a Bellini viene preferito Sabelli, il cui turnover però non convince Simonetti che lo molla ad aprile (puntando su F.Poli…), giusto prima che trovi presenze e un gol. Infine arriva Constant, che non fa niente e quindi resta.

Kevin Strootman (Moj). Questa mossa Stefano Linciano l’ha proprio sbagliata. A novembre comincia a sfoltire qualche peso morto caricato in estate e tra i vari Kishna e Morrison sceglie proprio Suso, fino a quel momento ai margini del Milan. Peccato che a gennaio lo spagnolo vada al Genoa e al Delinquere, che lo pagherà con la precedenza l’onesta cifra di 100 mld per ricevere in cambio le prestazioni di un attaccante. Mentre invece il prescelto Strootman si rifarà vivo solo alla fine, molto poco e senza gesti memorabili. E chissà che sfida scudetto sarebbe stata con un paio di doppiette dell’ex Liverpool…
10) DAVID SESA D’ORO come miglior New Entry straniera

Carlos Bacca (Moj). Calarsi da una realtà vincente come quella del Siviglia degli ultimi anni in una totalmente sfigata come quella recente del Milan non dev’essere stato facile. “Dove sono capitato?”, si sarà chiesto spesso, mentre Gameiro e compagni cavalcavano entusiasti verso la terza Europa League di fila. Ecco perchè un campionato di metà classifica pure col Mojito proprio non lo poteva sopportare: è lui a bussare alla porta della dirigenza per chiedere rinforzi a gennaio. Puntualmente accontentato, con i suoi gol e il suo carisma tiene prima a galla la squadra e poi la trascina al secondo posto.

Lucas Digne (Lup). Arriva semisconosciuto in estate alla Roma dal PSG in prestito con diritto di riscatto per coprire la lacuna lasciata a sinistra da Balzaretti. Il Lupiae punta dritto su di lui, pagandolo come un top player di difesa (81 mld) tra i mugugni e le risatine generali. Lui però parte subito fortissimo, tant’è che la Roma non si preoccupa nemmeno di cercargli una riserva decente sul mercato. I 7gol che mette a segno in Serie A Green lo rendono il difensore più prolifico del campionato, aiutato anche dalla fiducia di Luca Brindisino che spesso gli assegna la fascia di capitano nonostante i soli 22 anni.

Sami Khedira (Pig). Top player vero. Nonostante quei muscoli forti ma al tempo stesso fragili lo facciano giocare soltanto 19 partite, in 17 di quelle la Juve vince e non è certo un caso. 5 gol e 3 assist che sono ossigeno puro per la matricola Pigna di Walter Bucci, che se lo assicura in estate per la miseria di 55 mld, ben coprendogli le spalle con Sturaro prima e Hernanes poi. Giocatore formidabile in tutte le fasi di gioco, si è dimostrato pienamente all’altezza del compito di sostituire Vidal nel centrocampo bianconero, per altro suonandogliele per 75’ nella sfortunata notte dell’Allianz Arena. Alla sua prima stagione italiana, quando manca si sente.
11) GAUCHO TOFFOLI “METEORITE” DI LEGNO come Peggior Meteora

 Kuba Blaszczykowski (Wai). Una stagione difficile per questo giocatore dal nome difficile da pronunciare e ancor più da scrivere, che ha trovato poco spazio e non è mai apparso il vero esterno che faceva impazzire tutti con la maglia del Borussia Dortmund nonostante i 92 mld spesi per lui da Tarantino. Dal punto di vista fisico, reduce com’era da un problema al crociato, lo stop muscolare di metà novembre lo ha di fatto messo fuori gioco, complice anche l’esplosione di Bernardeschi. Nonostante sia stato comunque convocato nella Polonia per gli Europei, difficilmente lo rivedremo in Italia.

– Abdelhamid El Kaoutari (Cus). Classico abbaglio d’agosto. Segna alla prima giornata, Tarantino se ne invaghisce, poi finisce prestissimo fuori rosa nel Palermo e quindi anche nei Wailers. Finché non si sparge ovviamente la voce del suo trasferimento a gennaio. Lorusso lo acquista nel pacchetto Mandzukic convinto di aver preso una precedenza sicura, ma la reticenza a partire di questo difensore marocchino lo fa stare col fiato sospeso fino all’ultimo giorno di mercato. L’unico motivo per cui verrà ricordato a Possidente.

Mario Suarez (Eag). Arrivato da campione di Spagna con l’Atletico Madrid, doveva fare la differenza alla Fiorentina e agli Eagles grazie alla muscolarità e al carisma. Si distingue invece sempre per gli infortuni che lo costringono ad essere impiegato solo nel turnover viola, prima di accasarsi a gennaio al Watford ed essere cestinato da Jos Corasaniti, che per lui aveva speso ben 85 mld e si aspettava molto, ma molto di più.
12) GRAZIANO PELLE’ D’ORO, “Segnatevi questo nome”

Pierluigi Gollini (Akr). Bolognese classe ’95, ha iniziato indossando la maglia della gloriosa Spal di Ferrara. A notarlo, guarda un po’, è Pantaleo Corvino, che lo porta alla Fiorentina salvo poi farselo soffiare dal Manchester Utd a parametro zero. Ma chi di svincolo ferisce di svincolo perisce e ne approfitta l’Hellas Verona, dove esordisce quasi per disperazione al posto di un Rafael inspiegabilmente disastroso, tecnicamente e fisicamente. Alaimo, che pure lo aveva notato l’anno scorso, lo porta ad Agrigento a settembre per 7 mld: forse non sarà plusvalenza ma di sicuro è una gran bella scoperta.

Kevin Lasagna (Lup). Mantovano classe ’92, alla sua prima stagione in A ha avuto lo stesso rendimento di gente come Martens, Zaza o Immobile in termini di reti segnate. La capacità di cambiare le partite entrando dalla panchina non è l’unica skill positiva di questo ragazzo, che sia tecnicamente che fisicamente ha dimostrato di essere pronto per la Serie A, scatenando gli interessamenti di numerosi club tra cui anche Napoli e Fiorentina. Il Lupiae lo ha scoperto e se lo è goduto per soli 10 mld e, nell’ultima parte di stagione, lo ha schierato con profitto anche da titolare.

Adam Masina (Dom). Nato in Marocco ma naturalizzato italiano nel 1994, cresce nelle giovanili del Bologna, squadra cui rimane fortemente legato, tanto da dichiarare di volerne diventare una bandiera. Simonetti fa suo questo promettente esterno sinistro per 37 mld e scopre non solo un ottimo calciatore, ma anche un ragazzo equilibrato (nonostante l’infanzia difficile), appassionato di poesia e filosofia, istruito e tutt’altro che appariscente. Un anti-divo, insomma, che ci auguriamo di vedere presto anche in maglia azzurra.
13) VALERI BOJINOV DI LEGNO come Peggior “Via col vento” a gennaio

German Denis (Lab). A causa dei continui infortuni del pur estroso Pinilla, El Tanque è un giocatore fondamentale per gli equilibri tattici del Labbari. Finché c’è lui la squadra galleggia nelle parti alte della classifica e va avanti nelle coppe. Poi a gennaio l’inatteso quanto doloroso addio: la voglia di tornare in Argentina mista alla consapevolezza di poter strappare un ultimo ingaggio sonante, sono l’altra faccia delle lacrime all’addio (con gol) all’Atleti Azzurri d’Italia. Dopodiché, le lacrime sono solo per Tedone, che ha comunque Pinilla a sprazzi e non riesce con Trotta a rientrare dell’investimento da 190 mld.

 Kouassi Gervinho (Fli). In estate era sul piede di partenza. Mangia ci spera fino all’ultimo per evitare la minusvalenza, poi però lui va in Cina, non firma e ritorna, costringendolo a prendere sia lui sia Iago Falque. Ma la rabbia dell’ivoriano si trasforma presto in gol e assist: Serrano si innamora, sembra una resurrezione storica, da nomination assicurata. Con l’inverno, però, la pozione magica sparisce: Garcia saluta e Gervinho ritorna ad essere un giocatore calante buono, appunto, per la Cina, dove se ne va lasciando il Flipper con un pugno di mosche e 41 mld (+146 dell’inutile Iago, lasciato ad aprile) in meno.

Alberto Paloschi (Ami). Quando una piccola società si trova davanti a un’offerta irrinunciabile per un proprio tesserato, razionalità vuole che la debba accettare. Così è stato per il Chievo e Paloschi, tentato a gennaio dalle sirene gallesi dello Swansea di Guidolin che lo fa suo per una cifra complessiva di quasi 10 mln. Per portarlo a Cisterna, invece, Bartolomucci ne aveva spesi 295 di mld, facendo di lui il perno di un attacco scudettato ma senza stelle. Capitombolo totale: Inglese è bravino ma fa meno della metà del suo precedessore con due presenze in più. E Amici scivola giù.

15) ANDREA ESPOSITO D’ORO per la Miglior Convocazione

Federico Bernardeschi (Ami). Conte lo promuove in Nazionale A a marzo per le due amichevoli contro Spagna e Germania. Esordisce mostrando frizzantezza e una ventata di gioventù, e seppur nella sfrontatezza dei suoi 22 anni ha già dimostrato di avere l’umiltà di sacrificarsi in ruoli diversi dal fantasista, cercando di acquisire duttilità ed esperienza tattica, ma sempre con l’estro di uno che indossa la 10 viola. Dal “Divin Codino” al “Divin Biondino”, Firenze sogna ma anche Cisterna sorride: adesso un paese intero spera di farlo insieme a Bernardeschi con l’Italia. Sarebbe bello se fosse già all’Europeo.

Giacomo Bonaventura (Del). Il fatto che durante la stagione sia spesso stato convocato “con riserva” dà l’idea di quanto Conte segua la Premier rispetto al campionato italiano, di cui è tra i migliori interpreti in assoluto nonostante la squadra mediocre in cui ha militato nelle ultime due stagioni. In Serieagreen, invece, è sempre il Delinquere di Sergi a farne una bandiera e a goderne delle prestazioni, tante e buone, dei gol e degli assist, anche da capitano. Giocatore universale tatticamente e dotato tecnicamente, è imperdonabile non vederlo titolare a Francia 2016.

Luiz Jorginho (Lup). Il metronomo del Napoli ha disputato una stagione a dir poco straordinaria, che lo ha portato a dominare gran parte delle statistiche individuali. L’italo-brasiliano è stato il giocatore che ha toccato in assoluto più palloni in tutto il campionato (4116), nonché colui che ha effettuato più passaggi (3590), di cui quelli riusciti sono il 91%. Sono i fatti a incoronarlo come miglior regista italiano (dopo Verratti infortunato), ma non solo: è determinante anche in termini di palloni recuperati (303), secondo al solo Magnanelli (333). Impossibile fare a meno di lui in Nazionale: spiegatelo a Conte, che prima lo chiama per le ultimissime amichevoli, poi lo inserisce nei 30 e infine lo lascia a casa per gli Europei. Da TSO.
16) Premio speciale “CHI L’HA VISTO?”

Leandro Castan (Lup). Il Lupiae lo prende per la patch pleistescion che però poi non si fa più. Doveva essere l’anno della sua resurrezione dopo il brutto guaio alla testa, ma al contrario sia Garcia che Spalletti hanno paurosamente concordato su una cosa sola: forse Castan non può più giocare a calcio a questi livelli.

 Jérémie Menez (Wai). L’anno scorso era stata una delle rare note liete del Milan. Tarantino lo prende da infortunato come quarta punta investendo su di lui 52 mld, ma in pratica si deve dimenticare di averlo fino all’avvento della primavera, quando rientra facendo vedere in 8 presenze un paio di sprazzi della sua classe. Ennesimo sacrificato all’altare degli sfaceli del Milan e dei Wailers.

Goran Pandev (Dom). Il pacco macedone inizialmente era andato all’Acab, che però vedendolo costantemente orizzontale (di giorno in infermeria, di notte in qualche bettola novolese) lo aveva scaricato all’asta di febbraio. Marcello Simonetti lo raccatta addirittura ad aprile, tirandolo addirittura fino a 62 mld per non vederlo giocare mai.
17) MIMMO CATALDO D’ORO per la Miglior Intuizione

Marques Allan (Lup). L’ottima stagione trascorsa all’Udinese era di certo un buon biglietto da visita, ma nessun segnale lasciava presagire che questo interditore di Rio de Janeiro (1 gol in 3 anni a Udine) una volta indossata la casacca del Napoli, si trasformasse anche in assistman e goleador. Tecnica, palleggio e capacità di inserimento ne fanno un titolare dalla media diabolica di 6,66 in 35 presenze, imprescindibile per Sarri e per Luca Brindisino .

Kalidou Koulibaly (Lab). Sembrava dovesse essere tagliato dal Napoli, che alla fine decide di tenerlo come riserva del nuovo acquisto, il nazionale rumeno Chiriches. Invece il protagonista della difesa partenopea è stato proprio questo 24enne senegalese, che l’anno scorso aveva tutt’altro che impressionato ma che invece quest’anno è stato rivitalizzato dalla cura Sarri-Tedone, risultando uno dei migliori difensori del torneo con 33 presenze e 6,17 di media, a fronte di soli 20 mld investiti.

Antonio Rudiger (Ami). Nella confusione che ha abitato la difesa centrale della Roma sin da inizio stagione (da Romagnoli a Castan fino a Gyomber), lui doveva essere solo la punta dell’iceberg. Raccattato all’ultimo momento da Sabatini in prestito con diritto di riscatto dallo Stoccarda, questo 23enne alto 1m90 ci ha messo un po’ per ambientarsi nel campionato italiano. Ma, complice la mancanza di alternative, Garcia prima e Spalletti poi sono stati quasi costretti ad avere pazienza con lui, che infatti alla lunga è sbocciato, guadagnandosi anche la nazionale tedesca e ammortizzando ampiamente i 15 mld spesi ad agosto da Bartolomucci.
18) CARLO REGALIA DI LEGNO per la Maggiore Delusione

Mario Balotelli (Cur). Doveva essere la più bella storia di integrazione del calcio italiano, si è invece rivelata l’ennesimo capitolo della saga “vorrei ma non posso” già interpretata in passato dai vari Benny Carbone, Domenico Morfeo o Fabrizio Miccoli. Talento smisurato, etichetta di fuoriclasse forse appiccicatagli troppo presto, l’occasione sprecata alla big, la fuga all’estero e ritorno prima del definitivo ridimensionamento in provincia, unica dimensione nella quale questo tipo di giocatore riesce a rendere al meglio soddisfacendo il proprio ego bisognoso del centro dell’attenzione. Doveva e poteva essere l’ultima chiamata per SuperMario anche in vista dell’Europeo che “non vedeva l’ora” di giocare. Con il livello tecnico non eccelso delle ultime Serie A, poteva tranquillamente vestire i panni di nuovo Ibrahimovic, ma ha preferito bruciarsi seguendo le identiche orme del suo più illustre predecessore, Antonio Cassano.

Edin Dzeko (Moj). Gran parte dei danni li fa al Domingo alla modica somma di 495 mld, ma Linciano investe su di lui invocandone una resurrezione che non c’è stata. Qualche golletto inutile qua e là non può bastare a pareggiare le disastrose insufficienze o le magre prestazioni che diversamente sarebbero potute servire al Mojito per centrare la vittoria in Europa Green e magari chissà, anche tenere un po’ più aperto il campionato. Una delusione tremenda per colui che si presentava come uno dei più acclamati top player ingaggiati per questa stagione di Serie A, entra a pieno titolo nella Hall of Fame dei bidoni indimenticabili grazie a una serie di gol mangiati che avrebbero riempito diverse puntate di Mai Dire Gol.

Luca Toni (Fli). Dopo che nel 2012 se ne era andato nell’esilio dorato dell’Al Nasr, lo avevamo frettolosamente dato per finito. Stavolta, però, ancor prima che annunciasse lui il suo ritiro, ci aveva pensato il campo a decretarlo bollito e senza più stimoli. L’anno scorso la grande cavalcata del Verona lo aveva fatto diventare addirittura capocannoniere con 22 gol in coabitazione con Icardi e per questo il Flipper lo compra per oltre 300 mld e si becca una delle sue peggiori stagioni di sempre: quella del declino. In vena di autoflagellamenti, Fabrizio Mangia a gennaio gli affianca Pazzini, fresco di quinquennale all’Hellas retrocesso…

 

19) ALESSANDRO CONTICCHIO D’ORO per il Miglior Capitano 

Paulo Dybala (Ter): Centra una stagione straordinaria alla Juve suggellata dai numeri che lo incoronano anche al Terlizzi. 19 gol e 8,55 di fantamedia diventano 15 e 9,79 in SerieAGreen, ma soprattutto fanno sì che per ben 16 volte con la fascia al braccio faccia esultare Paolo Memola, che ora trascorrerà l’estate studiando la strategia per la riconferma.

Gonzalo Higuain (Cus): Con lui in campo è come giocare in 12: c’è il suo voto più il 5,5 quasi fisso che si porta appresso come bonus grazie alla media 1,07 reti a partita e ben 19 gare da capitano azzeccato. I 311 punti portati in dote Cusci dei record lo eleggono a totem indiscusso, facendo scendere di un gradino addirittura l’idolo Cavani.

Paul Pogba (Cel): Anche quest’anno i tifosi della Juve faranno carte false per impedire a Marotta e Paratici di monetizzarlo. 8 gol, 10 assist e una media di 7,14 sono il contributo che il francese dà alla causa del Celtic&St.Pauli, traghettandolo verso l’ennesima stagione di vertice. Miglior talento del campionato, speriamo di vederlo a lungo in Serie A Green.
20) LUIGI GARZYA DI LEGNO per il Peggior Capitano 

– Domenico Berardi (Akr): Rimasto ancora un anno al Sassuolo, doveva consacrarsi da leader e goleador prima del grande salto di qualità. Non fa né l’uno né l’altro, visto che è presente più spesso sul taccuino dell’arbitro che sul tabellino dei marcatori. Bandiera pagata 300 per fare capitano fisso e puntare agli Europei, si sgonfia paurosamente (nonostante l’ottimo Sassuolo) insieme al compare Gabbiadini (285 mld).

Citadin Eder (Wai): A inizio stagione sembra l’unico giocatore di calcio in quell’accozzaglia di panchinari, infortunati e bidoni messa insieme da Angelo Tarantino nei Wailers. Alla Samp ha il piede caldo, così a gennaio Mancini fa i capricci e lo porta all’Inter a scaldare la panchina nerazzurra e a falciare definitivamente le speranze salvezza dei gialloblu, che perdono così l’unico punto di riferimento come capitano.

Franco Vazquez (Eag): A causa della pessima annata del Palermo, perde anche la Nazionale, ma teoricamente è il danno minore visti quelli fatti agli Eagles. Gol spesso inutili e nervosismo alle stelle (11 ammonizioni) che gli costano quel malus tale da far sbagliare a Corasaniti il capitano ben 5 volte per colpa sua.
22) DELIO ROSSI D’ORO per la Miglior Resurrezione 

– Leonardo Pavoletti (Ter): Poteva essere il nostro Schillaci all’Europeo, ma evidentemente Conte vede la Serie A da altri canali rispetto ai nostri. E dire che sembrava l’ennesima stagione stregata per lui, con ben tre infortuni e una maxi squalifica a frenarne gli impeti sotto rete. Quando rinasce, però, è tutta un’altra musica: 14 gol in 25 presenze (più di uno ogni due partite) per colui che risulterà il miglior marcatore italiano del campionato, che Paolo Memola si è portato a Terlizzi per meno di 200 mld. E che ora è sui taccuini di mezza serie A.

– Jesus Suso (Del): A metà stagione è ancora un oggetto misterioso, il Mojito lo svincola, il Genoa lo prende in prestito e il Delinquere lo arraffa con la precedenza a febbraio, quando in rossoblu è già diventato un idolo tra gol, assist e colpi da vero gioiello. Domenico Sergi costruisce l’intera stagione sulle resurrezioni dei vari Morata, Dodò o Cerci, ma è la parabola del 22enne spagnolo arrivato l’anno scorso al Milan a parametro zero a colpire di più, grazie ai suoi 6 gol per 6,97 di fantamedia. E anche i rossoneri ora pensano di trattenerlo.

Francesco Totti (Wai): 25 anni alla Roma e non sentirli. Il presidente Pallotta lo ha definito “Superman” ed è difficile dargli torto visto che questo splendido 40enne – ad oggi, che piaccia o meno, ancora il miglior talento italiano in circolazione – dopo essere stato snobbato per tutta la prima metà di stagione, a un certo punto viene chiamato in causa e in pochi minuti segna, regala assist, ribalta partite e fa restare un intero paese calcistico a bocca aperta. Meritandosi ampiamente il contratto per un’ultima entusiasmante avventura da calciatore con la maglia della sua Magica.
23) ERNESTO CHEVANTON D’ORO per la Miglior Rivelazione

Nikola Kalinic (Lup): Arriva in sordina dal Dnipro che ha conquistato però la finale di Europa League a giocarsi il posto con l’esplosivo Babacar. Ma non ci mette niente ad ambientarsi nel campionato italiano diventando una delle pedine più sorprendenti dello scacchiere viola di Paulo Sousa. Luca Brindisino se lo coccola almeno fino a quando la Fiorentina resta in lotta per il podio, poi il calo fisiologico della squadra coinvolge anche il croato, che chiude comunque la stagione con medie e fantamedie molto più che positive.

– Ivan Perisic (Eag): L’inizio di stagione non prometteva benissimo, anzi sembrava uno dei corpi più estranei in un Inter che viaggiava a botte di 1-0: a febbraio in molti parlano di calciatore sopravvalutato e soldi buttati per lui. Da metà campionato, però, la svolta: l’ala croata dimostra sul campo di possedere il talento per il quale era stato voluto a suon di milioni da Mancini e Corasaniti e si rivela come uno dei centrocampisti più forti in circolazione.

– Piotr Zielinski (Aca): Scatto bruciante, inserimenti puntuali e ottima visione di gioco sono le caratteristiche fondamentali di questo 22enne capace di fare la differenza anche in squadre medio-piccole. Se non altro Marco Gallicchio ha scelto bene la contropartita tecnica per la cessione di Hamsik al Cusci, perchè questo centrocampista polacco di proprietà dell’Udinese si è guadagnato l’Europeo (e sicuramente anche un top club) a suon di presenze (35) e gol (5) nell’Empoli.
24) ROBERTO RIZZO D’ORO per il Miglior Giovane scoperto

– Federico Bernardeschi (Ami):  Roberto Bartolomucci ha bisogno di investire solo 25 mld per portarlo a Cisterna e avere in cambio una continuità insperata (ben 33 presenze), lampi di classe pura ma anche umiltà e spirito di sacrificio. Non è un caso se gli allenatori di A e B lo votano miglior under 21 della stagione: difficile resistere a un talento così. La cosa più vicina a Baggio vista da 10 anni a questa parte.

– Gianluigi Donnarumma (Lab): Autentica rivelazione del campionato, Mihajlovic lo lancia al posto di Diego Lopez (non proprio l’ultimo arrivato) e lui non esce più. Marco Tedone si ritrova in casa un ragazzo che è molto più di una promessa. Non siamo scaramantici e lo vogliamo gridare ai quattro venti: la grande scuola dei portieri italiana continua. Gigi Buffon ha già un erede.

– Jeison Murillo (Cel): Tra i 25 mln sborsati dal Milan per Romagnoli e gli 8 spesi dall’Inter per lui, il confronto è impietoso. E’ vero, Miranda non è Alex, ma questo giovane colombiano ha stupito tutti per la maturità e le doti da vero leader difensivo, cattivo sull’uomo e concentrato per 90’ proprio come i difensori vecchio stampo. Il Celtic ci ha visto lungo: è il nuovo Cordoba.
25) PEPPINO PAVONE DI LEGNO per il Peggior Affare

– Daniele Baselli (Lup): Fortunatamente non cede alle pressioni psicologiche di Simonetti che voleva estorcergli altri 50 mld, oltre ai 350 già pattuiti, sol perchè in una conversazione privata il salentino si era sbilanciato in un “Per me Baselli ne varrebbe anche 400, se non dovessi fare altri affari”. Per il resto, Luca Brindisino abbocca a tutte le truffe: da Baselli, appunto, preso in netto calo dopo l’avvio di stagione sprint al Domingo, fino al raggiro Skype di Lorusso e Dario Brindisino, che lo costringono a ufficializzare prima del tempo mandando a ramengo ogni strategia di mercato, oltre che mettendolo in cattiva luce agli occhi partenopei. Non contento si “regala” anche Lichtsteiner dal Flipper, che anziché fargli fare il salto di qualità in difesa, lo penalizza più volte con insufficienze da capitano.

Nenad Krsticic (Cur): Che la dirigenza arancioviola quest’anno fosse totalmente in confusione, si era capito già a settembre quando, post asta, fu svincolato Nagatomo per prendere Crivello, poi necessariamente affiancato a Pavlovic. Passi l’investimento sbagliato per Josè Mauri, può capitare; passi il salasso da 400 mld (comunque troppi) sborsati a Linciano per Falcinelli, che in quel periodo aveva i crediti per puntare a una maglia da titolare e una decina di gol, puntualmente disattesi; passi l’acquisto di Moisander ma soprattutto quello di Ranocchia, altri 175 mld regalati alla campagna rafforzamento del Mojito (che se non c’è puzza di combine, poco ci manca) per formare con Silvestre l’intera difesa della Samp, non certo una squadra che ha lottato per la Champions. Passi tutto, ma Soddimo no: 100 mld più il gioiello Donsah finiti nelle casse indovinate di chi? Semplicemente scandaloso, considerato che poi si andrà a riprendere lo stesso Donsah in cambio di Josè Mauri a titolo di “favore personale” dal Terlizzi, ma soprattutto del calo mostruoso seguito dal crack e stagione finita di Soddimo, svincolato ad aprile per il povero Kristicic, le cui grandi qualità ad Aprilia non si sono mai viste.

– Matias Vecino (Akr): Inconsapevolmente è l’Akragas a dare il via alla cavalcata vincente del Cusci, che da lì in poi imbastirà trattative su parecchi tavoli grazie ai soldi provenienti dalla Sicilia. Soldi che sicuramente sarebbero serviti di più ad Alaimo, visto che sul piatto della bilancia l’arrivo di Cataldi è stato più che deludente e quello di Longo praticamente inconsistente. In cambio, sono partiti il buon Chochev (media bassa ma sicura), Politano (utilissimo viste le frequenti squalifiche di Berardi) e 200 mld cash di cui sopra. Non contento, scuce Pjanic al Mojito per 500 mld rifiutando l’offerta di 800 più Sammarco e Digne del Lupiae. Il motivo? La contropartite tecniche non convincevano quanto Vecino. Che però poi non ha schierato nemmeno lo straccio di una volta…
26) GINO DIMITRI D’ORO per il Miglior Affare

– Stephan El Sharaawy (Dom): Non senza una buona dose di rischio, Simonetti reintroduce la tendenza fantacalcistica di rivoluzionare le squadre facendo mercati pazzi, che coinvolgano i cosiddetti big e facciano girare cifre importanti. La sua intraprendenza è stata premiata, dal momento che la strategia riparatoria invernale è stata centrata in pieno: fuori pezzi da 90, dentro cash e precedenze per puntare da cheap leader i top player sulla lista degli svincolati, tra cui Ciro Immobile ma soprattutto Stephan El Sharaawy, cavalli di ritorno da presenze, gol e assist garantiti.

– Mario Mandzukic (Cus): Diversi gli scambi del Cusci che avrebbero meritato questa nomination, ma quello che ha portato a Mandzukic si erge a punta dell’iceberg, vista la pazienza e la minuziosità con cui è stata portata avanti questa trattativa coi Wailers. La lungimiranza di aver costruito una squadra solo da puntellare non basta a Lorusso, che invece vuole stravincere. Via dunque tutte le riserve dai buoni voti e dentro solo top players. Il rischio infortunio cronico c’è stato, ma il gioco ne è valso ampiamente la candela, visto l’apporto dato dal croato, specialmente durante la squalifica di Higuain.

– Miralem Pjanic (Moj): A guardare le operazioni di riparazione del Mojito vien da pensare che il prossimo sponsor neroverde sarà Wind o qualche altra compagnia telefonica. Arriva praticamente primo su tutti i giocatori potenzialmente acquistabili al mercato interno in Serie A Green. Ottimo acquisto quello di Brozovic, pare però condizionato dagli arrivi di Dzeko e Floro Flores. Il capolavoro, dunque, lo fa su Pjanic, riuscendo a spuntare un prezzo super conveniente in cambio di una contropartita tecnica sì discreta (Vecino) ma decisamente dalla scarsa confidenza con la porta avversaria.
27) GUIDO ANGELOZZI DI LEGNO per il Peggior Acquisto

– Luiz Adriano (Del): Arrivato insieme a Bacca come uomo Champions, portava in dote record e un curriculum di tutto rispetto. Per questo motivo Domenico Sergi decide di investirci ben 326 mld ma in cambio ottiene solo un enorme flop. Nel girone d’andata gioca titolare ma sul campo è un desaparecido, così a gennaio il Milan decide di ascoltare le sirene cinesi e impacchettarlo. Sembrava tutto fatto, ma la burocrazia è una brutta bestia e così il pacco torna indietro, rotto muscolarmente e psicologicamente da ricostruire. Missione fallita: solo 22 presenze e 4 gol per lui.

– Totò Di Natale (Aca): Oramai da tre anni riusciva a stare in Serie A grazie alle sue eccelse doti tecniche unitamente al livello calante del campionato italiano, ma a Udine come a Novoli era diventato una bandiera. Impossibile lasciarlo andare, anche se sia Stramaccioni che Colantuono che De Canio non hanno mai nascosto la sua indolenza negli allenamenti. Certo, il progressivo ridimensionarsi dell’Udinese non ha aiutato, ma 300 mld per 2 soli gol in 23 presenze, di cui tante da subentrato, hanno condannato l’Acab a una stagione da incubo in campionato come nelle coppe.

– Stevan Jovetic (Lup): L’avventura del montenegrino era iniziata sotto i migliori auspici: il gol-partita contro l’Atalanta e la doppietta in casa del Carpi avevano illuso l’Inter e convinto il Lupiae a spendere 400 mld per lui. Poi, però, una lunga parabola discendente che, da gennaio in avanti, è coincisa con il crollo della squadra. A dicembre Jovetic ha partecipato al rotondo risultato di Udine, prima di sparire dai radar della classifica marcatori. Tra febbraio e aprile non gioca praticamente mai, poi si riprende il posto da titolare ma chiuderà la stagione col magro bottino di 21 presenze e 6 reti.

 

28) PANTALEO CORVINO D’ORO per il Miglior Acquisto

– Carlos Bacca (Moj): Supera le reti stagionali messe a segno da Jeremy Menez lo scorso anno e fa addirittura meglio di Zlatan Ibrahimovic all’esordio al Milan e nel campionato italiano. Questo il bigliettino da visita di un top player vincente pagato in estate 30 mln dai rossoneri in piena confusione tecnica e societaria. In questo contesto fanno ancora più rumore i suoi numeri fantacalcisticamente inappuntabili, che hanno aiutato il Mojito a raggiungere il miglior risultato in 6 stagioni di SerieAGreen.

– Paulo Dybala (Ter): A 22 anni arriva alla Juventus dal Palermo col tormento dei 40 mln spesi per lui, schiacciato dall’ombra di un’eredità pesantissima. Allegri lo aspetta, lo fa ambientare e regala a tutti una “Joya” immensa. Supera il connazionale Tevez come numero di reti al suo primo anno in bianconero, traguardo davvero inimmaginabile ad inizio anno. Messi lo ha definito il suo erede. Un rischio, come quello corso da Memola, che in estate ci ha investito come primo attaccante.

– Gonzalo Higuain (Cus): Battere il record assoluto di gol in serie A, entrare nella storia e con una rovesciata. Questa la ciliegina sulla torta di una stagione che lo ha visto protagonista assoluto del Napoli e di qualsiasi squadra lo abbia ingaggiato al fantacalcio, con una media voto oltre il 10. In Serieagreen è il Cusci Team di Vito Lorusso ad aggiudicarselo e a vederlo toccare quota 45 gol abbattendo ogni primato e al tempo stesso ogni possibile polemica circa il costo del suo cartellino: 440 mld, meno di 10 per ogni rete siglata.
29) ZDENEK ZEMAN D’ORO, Premio Fair Play

– Totò Alaimo (Akr): La gelosia di Lola spesso prova a impedirgli di partecipare agli eventi fantacalcistici, ma lui una soluzione riesce sempre a trovarla per essere presente. A fine stagione stupisce tutti con un grande coup de theatre, passando dal baratro del ritiro alla rinascita in grande stile con una rivoluzione societaria che stupisce e fa sognare tifosi e addetti ai lavori. Così si fa.

– Vito Lorusso (Cus): Anche quest’anno dà prova di essere un vero collante per il gruppo. Giullare di norma, serio all’occorrenza, tassista ogni volta che può, cuoco provetto se c’è qualcuno disposto a sedersi alla sua tavola a dargli soddisfazione. Quest’anno si incarica lui di provvedere ai gadgets ufficiali Serieagreen, dopo aver compiuto il miracolo di integrare Fantagazzetta in un sito già di per sé spettacolare.

– Domenico Sergi (Del): Era forse la stagione più difficile della sua carriera fantacalcistica, chiamato dal gioco di ruolo della vita a vestire – primo fra tutti i partecipanti alla Serieagreen – i panni del padre. Eppure si concede una sola distrazione in tutto l’anno, restando uno di quelli che partecipa più assiduamente e con l’entusiasmo di una matricola, come si nota anche dall’assiduità dei commenti sul sito.
30) PANCHINA D’ORO per il Miglior Allenatore

– Dario Brindisino (Cur): Chiude in bellezza con un pirotecnico 4-4 col Celtic dopo aver portato dalla zona retrocessione al 7’ posto una squadra sfasciata a più riprese da una dirigenza, che sbaglia tanto in estate e spende troppo e male per riparare in balia dell’imbonitore Linciano. Vince pure la Champions regalando ai tifosi il tripudio di alzare la coppa con un derby vinto in finale. Last but not least, centra quello che era il primo obiettivo dichiarato della stagione: tornare al secondo posto nel Ranking Green contro-sorpassando proprio i rivali di Amici di Moira Orfei.

– Vito Lorusso (Cus): 20 vittorie di cui 9 di fila, 2 sole sconfitte, 68 punti, +14 sulla seconda, 84 gol fatti, +40 di differenza reti, 2254 punti totalizzati e oltre 3 gol a partita di media sono record che parlano da soli. Meticoloso come non mai nonostante con quella squadra potesse vincere pure facendo fare la formazione al nipotino, chiude una stagione trionfale con il 7-1 nel testacoda coi Wailers, immagine che riassume senza bisogno di didascalie la differenza di valori stagionali tra il primo e l’ultimo classificato in Serie A Green.

memola– Paolo Memola (Ter): vince la Green Cup qualificandosi alla prossima Champions e resistendo come una roccia alle pressioni dell’ambiente dopo l’indimenticabile stagione da podio appena trascorsa. Fa da scudo a Buffon quando all’inizio sbanda con la Juve, così come è bravo ad affidarsi da subito a Miranda e ad aspettare Dybala, Ansaldi e Pavoletti, a valorizzare sconosciuti quali Gagliolo, Paganini o Ivan e a centrare innesti importanti come Tello e Mertens. Costretto a cambiare modulo e interpreti praticamente ogni settimana, è lì che si vede l’esperienza di un mister navigato.
31) PANCHINA DI LEGNO per il Peggior Allenatore

Gallicchio– Marco Gallicchio (Acab): La chiusura del ciclo dei vari Di Natale, Palombo e Pellissier non giustifica il lassismo perpetrato quest’anno da Marco Gallicchio. Se nella passata stagione il manager novolese si era riuscito a salvare immeritatamente e per il rotto della cuffia all’ultima giornata, stavolta tutto gli ritorna con gli interessi. Del mister oculato nelle scelte e appuntito in conferenza stampa non c’è più traccia, mentre invece si sprecano moduli improvvisati e turnover a casaccio, spesso figli della scarsa concentrazione. Il progressivo sbiadirsi dell’ambiente giallonero non lo aiuta e la magra soddisfazione del doppio derby vinto col Flipper non può mitigare i dolori di ben 16 sconfitte e poco più di 1900 punti totalizzati, anche a causa dell’unico attacco disastrosamente sotto la media del 6.

Angelo Tarantino– Angelo Tarantino (Wai): All’ennesima retrocessione consecutiva, non ci sono più parole per descrivere l’improvvisazione che regna in quel di Copertino. Per un periodo gioca in 7 uomini e non riesce a trovare il bandolo della matassa neppure dopo aver imposto alla dirigenza gli acquisti di Nagatomo e Fernandes, ma soprattutto di tenere Eder e vendere Mandzukic… La miseria di quattro vittorie in 25 giornate sono lo specchio di un’altra stagione che non è mai iniziata in casa gialloblu e a nulla è servito il tentativo di colpo di coda finale, visto che l’ultimo posto è stato certificato dall’umilante 7-1 alla trentesima giornata.

Tedone– Marco Tedone (Lab): Come sempre Tedone non fa seguire i fatti alle tante parole spese per incensare la propria squadra e sminuire le altrui prestazioni. Inizio col botto, aspettative sopra le stelle, ma alle prime difficoltà si dedica a un fantacalci8 piuttosto che rimboccarsi le maniche ed evitare le solite figure barbine. Come ad esempio quando è costretto a subire l’ammutinamento della rosa in finale di Europa Green: lui nemmeno sapeva di giocarla e i suoi, per dirla alla Sorrentino, “hanno vinto senza allenatore”. Che dire poi della formazione non consegnata nel derby col Lupiae, tra l’altro nelle ultime 3 di campionato per il secondo anno di fila, costata alla società ben 37 mld di multa, comminatagli proprio nel giorno del suo compleanno?
32) SCRIVANIA D’ORO per il Miglior Presidente

barbaro e santini– Piero Barbaro & Stefano Santini (Cel): Ennesima stagione di vertice (e senza praticamente fare mercato di riparazione), ennesima conclusa portandosi a casa almeno un trofeo (Supercoppa Green), terzo podio negli ultimi 4 anni. Sono questi i numeri esibiti dalla premiata ditta Barbaro&Santini, un duo ormai consolidatosi a pieno titolo tra le dirigenze più forti di tutta la Serie A Green alla guida del Celtic&St.Pauli. Forse non tutti ricordano il loro inizio in sordina nel 2009, una salvezza risicata e ripetuta nei due anni successivi, prima della retrocessione che ha preceduto il primo storico scudetto. Il resto è storia recente, quella di una società che è entrata in Serie A Green in punta di piedi e ha spesso professato una politica di basso profilo, preferendo sempre far parlare i fatti, anche a costo di qualche puntino di sospensione di troppo. Ma i ragazzi ci sono sempre stati, seri e preparati, dal punto di vista comunicativo andavano solo aspettati. E quest’anno la pazienza ha pagato: l’ufficio stampa del Celtic&St.Pauli è sbocciato all’improvviso e lasciando più di qualcuno di stucco, magari con la speranza che questo cambio di rotta potesse inficiare sui risultati. Come dice il detto, però, “chi di speranza vive, disperato muore” e i biancoverdi capitolini si sono confermati ancora una volta dei veri e propri professionisti del fantacalcio.

Linciano– Stefano Linciano (Moj): Quest’anno Stefano Linciano arriva concentratissimo ai nastri di partenza della Serie A Green. Già nel viaggio verso l’asta di Cisterna convince Flipper a non tirargli Perin in cambio della “protezione” su Padelli, in pratica uno scambio di cortesie convenuto solo a lui. Con Canini precedenza a novembre comincia la sua “golden season” proseguita poi con affari incredibilmente sbilanciati a suo favore sul mercato interno. Gli angeli custodi Giorgio Mastrota e Cesare Cadeo gli infondono superpoteri imbonitori che gli consentono di arrivare in scioltezza a gente come Pjanic, Fernando, Brozovic, Dzeko, Rugani o Floro Flores, raggirando con facilità imbarazzante una vecchia volpe come Dario Brindisino e strappando condizioni a lui strafavorevoli a gente come Alaimo, Simonetti o Memola. E’ il vero re del mercato di riparazione, capace di costruire una squadra che sulla carta avrebbe vinto pure un fantacalcio a 8 partecipanti. In Serie A Green non ce la fa, un po’ perchè la rincorsa parte leggermente tardi, un po’ perchè incappa nella stagione dei record del Cusci, ma viste queste premesse (e gli avversari che ha rincorso e scavalcato) alla fine ottiene un secondo posto che vale quanto uno scudetto.

Lorusso divisa Cusci– Vito Lorusso (Cus): Una stagione del genere rimarrà unica, forse irripetibile, e per questo va celebrata con tutti gli onori. La dirigenza rossoverde quest’anno si è ammantata di un’aurea di infallibilità che l’ha protetta anche nelle scelte più rischiose, e non sono state poche. Sin dal principio, quando poteva usare la carta Sepe per arrivare a Tatarusanu, invece ha insistito sulla coppia Mirante-Skorupski, rivelatasi una delle più proficue del campionato. Poi a ottobre dà avvio alle danze: prima il capolavoro Chochev+Politano+200 mld per i flop Cataldi e Longo dall’Akragas, soldi che riuserà per arrivare ad Hamsik la mattina dell’asta autunnale appartandosi di soppiatto con Gallicchio e pur privandosi di Zielinski. Sacrifici calcolati, però, come quelli di Rincon o Thereau, per arrivare a rinforzare una squadra titolare a scapito magari di una panchina più di quantità che di qualità. E’ così che a gennaio arriva a Mandzukic dai Wailers, mentre nel frattempo a novembre aveva fatto un numero forse rimasto inosservato: lascia Bubnjic, in quel momento titolare al Carpi, per puntare su S. Romagnoli, la sua riserva. E’ un gongolante Domingo ad accaparrarsi subito il croato, che però il giorno dopo si rompe il crociato: stagione finita e maglia da titolare indovinate a chi? Genio.
34) SCRIVANIA DI LEGNO per il Peggior Presidente

walter bucci– Walter Bucci (Pig): Presentatosi in pompa magna con una grandiosa intervista, si fa forte del supporto dei petrodollari asiatici, salvo poi sbagliare i conti e dimenticarsene 128 nel borsone all’asta di settembre. Una svista determinante, visto che per arrivare da cheap leader agli attaccanti aveva sottovalutato gli altri reparti, scelta che peserà in maniera decisiva sulla retrocessione della matricola Pigna. Serviva ben altro che delle riparazioni col contagocce (Goldaniga, Pinzi, Hernanes) per evitare al mister i continui imbarazzi dovuti alle inevitabili inferiorità numeriche specialmente nel pacchetto arretrato, che non gli ha praticamente mai consentito di schierare il modulo per il quale aveva costruito la rosa: il 4-2-4. Eppure già a novembre i vari Cherubin, Regini, Obi, Gnoukouri e Lazzari avevano scoperto le carte del proprio anno sabbatico, e senza l’atteso endorsement della stampa locale tutti gli errori della dirigenza sono stati dati in pasto ai malumori della piazza. Gestione societaria assolutamente da rivedere.

– Jos Corasaniti (Eag): Commettere falso in bilancio all’asta è già un peccato capitale. Lui poi non ripara come dovrebbe a febbraio, specialmente in difesa, abbandonando troppo spesso la squadra al proprio destino non tanto sulle questioni tecniche ma su quelle extra-campo, su cui la dirigenza non ha alcun controllo. Succede così, ad esempio, che la squadra arrivi “distratta” all’importante semifinale Champions, giocandosela con Alex squalificato e 5 sv in campo, mentre 6 voti sedevano in panca. Bissa, oltre all’assenza alla festa, pure la stessa brutta posizione dell’anno scorso (13’) con troppe scelte di mercato poco azzeccate, come la doppia coppia genovese Lazovic-Capel e Muriel-Cassano, che lo portano all’inevitabile retrocessione. Il podio nello Scalone o il Trofeo Green saranno palliativi futuri per sottolineare il particolare feeling con le Coppe o per dire che avrà dato continuità alla bacheca, ma per quest’anno non possono certamente bastare.

– Fabrizio Mangia (Fli): Indebolito da una rivoluzione societaria poco convinta (nome e colori sociali), costruisce una rosa scricchiolante già a settembre, accordandosi con Linciano durante il viaggio estivo verso Cisterna sull’inversione di portieri Padelli-Perin (epic fail) e puntando sulla politica dei doppioni, con 4 squadre in difesa e sette noni di mediana targati Empoli-Udinese. L’unica mossa fortunata era stata la conferma di Gervinho (peraltro causata dalla notte insonne pre-asta con l’incubo della minusvalenza), che ha trascinato a sorpresa la squadra fino a Natale, quando ha salutato e fatto le valigie per la Cina. Così a gennaio si rende protagonista di una riparazione da dilettante, puntando su Pazzini come (ennesimo) doppione della pallida controfigura del fu capocannoniere Toni, sperperando denari per Rizzo, Cristante e Kuzmanovic, con la nefandezza finale di Crimi preso con la precedenza, che probabilmente finirà fatto a pezzettini e distribuito al posto delle bomboniere nuziali.

 

6 pensieri riguardo “La Piazzetta dello Sport e Il Punto di Torgio Giosatti presentano: Le Nomination 2015/2016

  • 2 Giugno 2016 in 21:45
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    IN DIRETTA DAL CONCLAVE NOMINATION – Qui, in piazza Conclave, doveva essere una tranquilla giornata in attesa dell'annucio ufficiale delle nomination 2015-16. E invece anche quest'anno, sebbene sia stata svelata solo la prima parte del Nuovo Testamento, le reazioni imprevedibili della folla non tardano a manifestarsi.
    Appasionati e curiosi del sommo Torgio sono divisi sin dall'annuncio in due nette fazioni: i lovers, che esaltano le scelte giosattiane e gli haters, accaniti fautori della teoria del complotto sull'asse Lupiae-Conclave.
    Con queste premesse, il cilma già rovente si è ancor più acceso alla luce delle spoilerate giunte dal balcone della penna più illustre del Circo Green: "Torgio è convinto che non ci saranno polemiche". O ancora: "Le mie decisioni sono tutte ampiamente giustificate".

    Ed ora andiamo subito dal nostro inviato in prima linea Baolo Prosio

    Si, grazie studio. Facciamo partire il servizio con le prime reazioni della piazza. Una serie di brevi domande ai passanti che riassumono i pro e i contro delle scelte operate da Torgio Giosatti.

    Qual'è la sua impressione in merito alle prime scelte nomination di Torgio? 

    "Non poteva fare ragionamenti migliori! Toggio è uno di noi! Lui riesce semp ad accontendare tutt quant, quelli che s'o meritan…comm' o Lupio ad esemp!
    Giosatte leva ai fotti pe ddare ai poverielli. Lo doveno fare santo; SANTO SUBITO!!!"

      
     

    Per lei Giosatti è buono o cattivo? 

    "Ma guardi, le dico solo che ogni anno vengo qui a pregare per lui. Giosatti è cosa buona e giusta perchè riesce sempre ad essere al di sopra delle parti. Ghe pensi che quest'anno, all'ingresso della piazza, vendea tanti bei santin in suo onore. Roba forte! Tra tutti, il mio preferito è un gadget che ci ricorda la massima "le vie del Signore sono infinte": la t-shirt KEEP CALM AND ANGELLA. Che fortuna! Son riuscito a comprar l'ultimo pezzo…che emossion, so andae a ruba!" 

     

    C'è qualche nomination che ritiene non meritata? 

    "Se capisce, no! De che stamo a parlà? o doveano da chiamà Torginho! Anvedi che manfrine aoh. Ma dico io no! già te stai a vince er Cate d'or a mane basse co Jorginho miglior ocassione, che per carità ce stà pure, ma nun te saaaaaazi! E Dajeee sotto ca convocazione che, dico io no!, manco è 'ntrtato nei 23 che poi, aie vogliaaaaa a parlà de Zaza, Eder, Zappacosta…na traggediaaaaaa!" 

    Siete venuti qui dalla Basilicata? Qual'è la posizione del vostro MoVimento? 

    "Siamo qui tutti uniti, a nome del MoVimento 5 Pere, per manifestare contro l'oscura e preoccupante deriva perpetrata dalle nomination di Torgio Giosatti dal recente passato fino ad oggi. Un presente costellato di dubbiose ramificazioni tra il Lupiae Calcio 1996 e l'entourage di Giosatti. Non possiamo non interrogarci sulla bontà di alcune scelte emerse da questo primo filone di nomination, in cui ben 7 slot sono ad appannaggio dei salentini. 
    L'attuale situazione, poi, è resa ancor più ambigua dalla precisione chirurgica e il tempismo di certe anticpazioni immediatamente antecedenti la pubblicazione delle nomination. Quasi a voler impedire o limitare qualsiasi critica a priori del certosino lavoro svolto in sede di Conclave.
    Noi non ci tiriamo indietro, anzi; siamo qui per ricordare a tutta la Serie A Green l'importanza di reagire a qualsivoglia cartello con 5 SUCCOSE PERE."
     

    In attesa di riprendere il collegamento per la fine del Conclave,
    a voi la linea studio.

    Baolo Prosio

  • 2 Giugno 2016 in 22:35
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    ahhahahahahahahahahahahahha.. grande Torgio, per un momento ci ero cascato!

    Metti quelle vere adesso!

  • 2 Giugno 2016 in 22:45
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    Torgio on fire!
    Stupende le nuove, originali e funzionalissime Faggiano d'Oro e Tesoro di Legno.
    Puntuali e verissimi i bei commenti su Constant, Bonaventura, Bacca, il trio Matusa d'Oro (da Oscar!), Pucciarelli e Avelar.

    Attendo la seconda parte per farmi un idea sulle scelte e posizionamenti di Dzeko, Toni, Allan, Jorginho, Izzo e Cacciatore.

    ATLETICO DOMINGO 2003

  • 3 Giugno 2016 in 09:24
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    Torgio Risponde:

    "Rispondo solo laddove le osservazioni risultino pertinenti, ovvero sull'Esposito d'Oro. Sapevamo che stilando le nomination prima dei convocati per l'Europeo saremmo potuti incappare in qualche scelta "originale" del ct. Così è stato, ma a livello formale per la nomination basta essere stati azzurri almeno una volta nel corso della stagione, quindi la convocazione nei 23 non è conditio sine qua non per concorrere al premio. 
    Riguardo ai non nominati, dei tre esempi uno è già stato in lizza l'anno scorso, mentre gli altri due hanno presenze risibili (moltissime dei quali dalla panchina, in un caso con media anche sotto la sufficienza) e, secondo quelli che sarebbero dovuti essere gli stessi criteri menzionati dal ct (http://www.fantagazzetta.com/news/nazionali/01_06_2016/quando-conte-disse-chi-non-gioca-nei-club-non-puo-pensare-alla-nazionale-il-minutaggio-degli-azzurri-sturaro-zaza-e-sirigu-sotto-media-225614) e poi disattesi. Se lui si contraddice, noi di certo non ci abbassiamo al suo livello e cerchiamo invece di premiare il merito.

    Sul resto delle critiche non ci esprimiamo: è puro campanilismo, ci sta ma non ci riguarda.

    TG

  • 3 Giugno 2016 in 10:41
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    Torgio come sempre risponde da signore ai facili e scontati mugugni della piazza.
    A maggior ragione se un romanaccio qualsiasi cita gente come Eder – dimenticandosi delle nomination dello scorso anno – allora il dubbio Esposito d'Oro è presto archiviato.

    Anche se…un signor giocatore come Acerbi (36 presenze con fantamedia top di 6,64) che si riprende la nazionale dopo quello che ha passato può essere un esempio di alternativa papabile al suddetto premio.

    Non vedo l'ora di leggere il secondo atto di una penna senza eguali…chapeau Giosatti.

    ATLETICO DOMINGO 2003
      

  • 10 Giugno 2016 in 17:02
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    Grazie a tutti. Queste nomination, frutto di nottate insonni, minuti rubati al lavoro e a tutto il resto, registrazioni audio sul cellulare per non perdere il filo del ragionamento (anche per strada…), divani sudati, chiamate non risposte, weekend di chiusura totale manco dovessi preparare un esame di stato, file aperti di corsa nei più disparati momenti della giornata perchè con oltre 100 motivazioni da pensare e scrivere e quando l'ispirazione è lì non te la puoi far sfuggire. Per questi ed altri motivi, queste nomination le sento in modo particolarmente intenso e durante il talk Mi Manda Loturco a Corato 2016 capirete meglio perchè. Nel frattempo ne approfitto per fare dei ringraziamenti doverosi.

    Grazie a chi mi ha fatto sinceri complimenti, in pubblico e in privato, lo apprezzo.

    Grazie a chi mi ha fatto complimenti di rito, in pubblico e in privato, apprezzo comunque.

    Grazie a chi mi ha criticato, in pubblico e in privato, perchè in fondo se uno non si incazzasse a stare nelle nomination di legno che senso avrebbe farle?

    Grazie a chi si è preso la briga di scrivermi accanto ad ogni votazione le sue motivazioni, perchè mi apre un mondo e mi fa godere da differenti punti di vista.

    Grazie a chi mi ha fatto notare solo quanti suoi giocatori non ho inserito in nomination, senza però dire una parola su quelli che invece ci sono andati (e magari meritavano meno, chissà).

    Grazie a chi mi ha fatto notare di non essermi nemmeno firmato alla fine del pezzo.

    Grazie a chi si lamenta perchè pensa che non sia stato equo nella distribuzione delle nomination: mi spiace, ci provo sempre a bilanciare, ma sono tanti i fattori in ballo. E poi ci sono pure i premi eh…

    Grazie a chi ha votato leggendosi tutte le motivazioni, è un orgoglio per me.

    Grazie a chi aizzerà la polemica sulle nomination al Lupiae, tanto sicuro avrà contato solo quelle e le sue, tanto meno si sarà preso la briga di verificare se ogni anno è come dice lui.

    Grazie a chi valorizzerà tutto questo lavoro aggiornando la Hall of Fame e facendo le foto di rito a Corato.

    Grazie a chi, dal 20 maggio a ieri, ha provato a telefonarmi, citofonarmi, invitarmi a cena, a mare, a bere una birra, a fare una passeggiata al cane e si è sentito rispondere sempre la stessa cosa: "Devo fare cose di fantacalcio". Ora che vi ho dato il link, sapete che era tutto vero.

    Grazie a chi mi ha sopportato in queste ultime tre settimane in cui ogni briciola di tempo libero è stata dedicata ad approfondire le presenze di tizio o la media voto di caio senza mai farmelo pesare. Al massimo vedendomi arrivare a letto di notte, con un filo di preoccupazione, mi diceva: "Ti sei addormentato anche stasera? [davanti al computer, ndr]".

    Insomma, grazie a tutti coloro che danno un senso a questo periodo dell'anno in cui, modestia a parte, gioco forza mi tocca essere molto più preparato di tanti giornalisti che sento sproloquiare in radio o in tv. Poi è chiaro, le nomination – per quante se ne aggiungano ogni anno – non possono mai far contenti tutti, fa parte del gioco ed anzi, guai al giorno in cui i complimenti supereranno le critiche. Arrivederci a tra una settimana!

    Torgio Giosatti

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