Il Punto di Torgio Giosatti presenta: l’intervista al campione 2018/19

Serrano in festa:
“Trionfo atteso dieci anni”

Fabrizio Mangia ci lascia entrare nella sua magione in Grecìa Salentina durante i festeggiamenti per il secondo scudetto del Flipper e si confessa ai nostri microfoni.

L’afa ferragostana trascorsa sull’asfalto del Salento in coda verso località marittime come Otranto, Frassanito o Baia dei Turchi presumo sia una delle cose che sulla terra più si avvicini al concetto di inferno. La Strada Provinciale 48 spezza orizzontalmente in due il paese di Martano, al centro della Grecìa Salentina, dividendo metaforicamente anche i territori del tifo: a sud (Serrano, Castrignano dei Greci, Melpignano) gli azzurroargento del Rapid Flipper; a nord (Calimera, Martignano, Zollino) quelli arancioviola del Kitty’s In Coola Star. Un’area storica della Terra D’Otranto così come è storica la rivalità tra le due franchigie che la rappresentano, dalla scorsa stagione rinvigoritasi con il rientro in Serieagreen di Gigi Maggiore. L’epilogo del campionato 2018/19, un testacoda memorabile proprio tra queste due antagoniste, ha accentuato come più non si potesse questa spaccatura. Così, se a nord della SP48 domina lo stridio delle cicale nelle strade deserte e fuori dalle saracinesche dei bar chiusi per ferie, sulle quali veleggiano scoloriti, consunti e strappati dal vento i manifesti della vecchia campagna abbonamenti “Riaccendi la Passione”, a sud l’atmosfera è di festa perpetua. Le strade, come detto, sono affollate ma non solo di turisti, bensì di automobili che le inondano di sciarpe e vessilli clacsonando all’impazzata da mattina a sera, eccetto che nell’orario della siesta pomeridiana, che da queste parti sembra essere più importante del riposo notturno. All’ingresso di Serrano si è accolti da un enorme arco tricolore che dà il benvenuto nella città scudettata, uno scudetto strappato agli altri acerrimi rivali dei Wailers, che qui chiamano in maniera dispregiativa “quelli del selvaggio West” per la tendenza dei copertinesi a frequentare esclusivamente il litorale jonico, in particolare le rozze spiagge gallipoline. Una vittoria che, a 10 anni dalla prima straordinaria affermazione in Serieagreen, a Serrano ha un sapore dolcissimo da qualsiasi verso la si gusti.
Viaggiamo a bordo di un convoglio militare verso la villa del presidentissimo Mangia: davanti e dietro di noi due jeep mimetiche battenti bandiera azzurroargento, probabilmente risalenti al periodo della guerra fredda. Dalla nostra Passat blindata coi vetri oscurati possiamo vedere ma non essere visti: la gente ci scambia per calciatori o facenti parti dell’entourage societario, festeggia e ci sorride a pugni stretti al nostro passaggio. “Era l’unico modo per farvi passare inosservati”, mi spiega con calma Andrea Poli, il conducente dell’auto. All’altezza di una rotatoria ho un sussulto perchè abbassa il suo finestrino, ma solo per mostrare il lasciapassare a Cristian Zapata, sbattuto a dirigere il traffico dopo l’asta invernale. Usciti dalla rotatoria entriamo in una strada sterrata: qui l’accesso è vietato e presidiato da un’ulteriore colonna di jeep, sempre vintage, fuori dalle quali riesco a riconoscere il saluto militare di Gosens, Castagne e De Roon. Il picchetto fuori dal grande cancello elettronico è invece affidato a Szczesny e Pinsoglio, sovrastati a loro volta da due enormi delfini di pietra messi a guardia della magione. Una volta entrati costeggiamo un profondo fiume di acqua cristallina, dal quale saltano e urlano dei delfini. Stavolta veri, però. “Il fiume sbocca direttamente alla baia delle Orte, dove il presidente ha il suo personalissimo allevamento di delfini, i quali quando ne hanno voglia possono risalire la corrente e presentarsi in magione, oppure andarsi a disperdere al largo del canale d’Otranto. Ma vi assicuro che tornano tutti”, ci spiega sempre Poli prima di farci scendere. Appollaiati su degli scogli indossando lunghe calosce, Dell’Orco e Rigoni elargiscono loro pesce freschissimo da delle cassette: non c’è motivo di credere che Poli mentisse. Man mano che ci addentriamo nel podere il volume della musica si fa più intenso: è un continuo loop di tutte le canzoni di Fabio Rovazzi (quattro). Pare che sia il cantante preferito dal patron Mattia, ma la voce non è la sua: “Sono Ciofani e Maiello – ci illumina sempre il nostro cicerone Poli – ogni giorno estraiamo a sorte due nomi che si occupano di intrattenere il patron col karaoke”. Già, il patron. Lo vediamo sfrecciare su una carrozza giocattolo trainata da Gunter e Nagy, prontamente spronati con uno scudiscio ogni qual volta accennano a rallentare: “Trottano che è una bellezza”, non manca di aggiungere Poli. Ma ancor più della musica, ad aumentare costantemente è il profumo intenso di cibo. L’aroma di frittura si espande nell’aria e si accomoda inesorabilmente nelle narici lasciando di tanto in tanto il passo giusto a qualche piccola molecola di ossigeno. Melanzane, peperoni, zucchine, patate, carni e pesci d’ogni tipo (tranne delfini, ovviamente, che qui sono sacri come le mucche in India): tutto rigorosamente impanato e inzuppato nell’olio bollente di giganteschi otri di terracotta. “C’è la bella atmosfera di una grigliata domenicale”, mi lascio scappare facendo una gaffe. Poli si gira verso di me indispettito, quasi offeso, ma non fa in tempo a rispondermi che da dietro un ulivo secolare fa capolino un signore affabile e ben pettinato nella sua alta uniforme azzurroargento. “Nessuno griglia qui”, mi conforta sorridente mentre mi passa un braccio intorno al collo. “Qui regna la frittura, i barbecue sono strettamente banditi”. Mattia Perin è la bandiera della squadra. Fabrizio Mangia ha rischiato di mandare a monte l’asta sin dalle prime battute pur di riconfermarlo a caro prezzo, rinunciando ad una cospicua plusvalenza. È lui il fedelissimo del Presidente. È lui che, accompagnato dai ciclopici Silvestre e Goldaniga, ci introduce nell’ambiente che conta laddove un nutrito staff con tanto di parannanze societarie frigge qualsiasi cosa: a comandare la brigata lei, Nonna Flipper, Imperatrice della Festa del Contadino, che impartisce ordini ai suoi inservienti Martinez, Baselli e Di Lorenzo con la sola imposizione delle mani. Ovviamente, untissime. È un qualcosa a metà tra una sagra di paese e un party esclusivo, anche se ci sono tante facce sconosciute che si abboffano e si prostrano al passaggio della First Lady, Luana Rosato. C’è lei a capo dell’ufficio stampa del Flipper, così come c’è lei dietro al cambio di rotta societario: nuovo sponsor più incline al nuovo brand (non più Durex ma Chicco), nuovo nome più orientato alle rinnovate esigenze della quotidianità familiare (non più Bounty ma Rapid) e soprattutto nuovo stile comunicativo, grazie al quale le conferenze stampa del Flipper sono sempre state inappuntabili e d’aiuto alla squadra. Ci saluta con un breve cenno della mano, poi si accosta all’orecchio di Perin sussurandogli qualcosa, prima di venire nuovamente inghiottita dai freschi interni della masseria. Perin ci spiega che il Presidentissimo ci concederà qualche minuto del suo tempo non appena avrà finito di sollazzarsi coi giocolieri. Su un bel piazzale scoperto e circondato da fontane che spruzzano direttamente nel fiume dei delfini si sta esibendo in dei palleggi un uomo minuto vestito da giullare: è Pulgar. Terminato il numero, la gente intorno applaude e improvvisamente ci fa largo. Di fronte a noi un pesante piedistallo in pietra leccese, sorretto a fatica da Veseli e De Maio. Le statuarie guardie del corpo Meitè, Donsah e Caicedo, armati di SuperLiquidator 800, scrutano ogni angolo con attenzione. Quest’ultimo stringe tra le mani due guinzagli, a cui tiene legati Rasmussen e Maietta. Ai due lati del trono dorato Icardi e Dybala madidi di sudore sventolano due grandi foglie di palma in direzione del Presidentissimo, che fumando un grosso sigaro di felicità sfoggia un’uniforme pluridecorata dalla cintola in su, pareo e infradito dalla cintola in giù. “Belli eh? Li ho presi apposta”, mi accoglie indicando proprio i due argentini, stelle della squadra ed ora sue baiadere personali. Ronaldo Vieira gli porge e mi porge un boccale di birra artigianale e un arancino di riso delle dimensioni di un pallone da calcetto: accetto (non credo di poter fare altrimenti) e cominciamo l’intervista.

Presidente Mangia, anzitutto i complimenti di rito. L’anno scorso i Wailers avevano riportato lo scudetto in Salento dopo 9 anni: gli ultimi a vincerlo qui eravate stati voi. Per festeggiare degnamente il decennale avete deciso di “rimettere la chiesa al centro del villaggio”…

Abbiamo scritto una pagina importante nella storia di questa società.  Festeggiare il decennale dal primo scudetto con il secondo scudetto è una grande soddisfazione. La gioia di mantenere la Coppa del Fagiuolo in Salento la dedico e la condivido con tutta la mia famiglia.

 

Erano sei stagioni che il Flipper si barcamenava tra salvezze risicate e retrocessioni. Quest’anno, però, è subito sembrato diverso: dal cambio epocale di sponsor fino all’ingaggio di un ufficio stampa professionale. Un trionfo figlio anche della programmazione societaria, dunque? 

Sono stati 6 anni intensi, complessi, ma anche ricchi di esperienze che ci hanno consentito di programmare al meglio l’ottimo lavoro di questa stagione. Il cambio del nome e dello sponsor sono una conseguenza, l’ufficio stampa, poi, una vera chicca. Ma ad essere onesti nessuno si aspettava che saremmo arrivati così lontano: sono stati mesi incredibili.

L’inizio di questo sogno però era stato da incubo, col tremendo ko per 4-1 nel Derby della Frisa contro Acab… 

Le partite con l’Acab sono sempre particolari, piene di fascino ma anche tensione, perché abbiamo condiviso tante cose insieme. Certo, non è mai bello perdere il derby, specialmente in quel modo e alla prima giornata. Ma ci siamo detti che sarebbe stato troppo facile preoccuparsi e abbiamo continuato a lavorare sodo.


Dopodichè solo tre sconfitte in tutto il campionato: Mojito, Domingo e Labbari. Viste dall’alto del suo primo posto, sono state queste le avversarie più toste di tutto il torneo?

Fino alla sfida in casa contro il Labbari non avevamo mai pensato di poter vincere il titolo. Ma quest’anno ci sono state tante realtà attrezzatissime e a quelle che ha citato lei aggiungerei Wailers e Eagles.

 

È stato il primo anno con Cristiano Ronaldo al fantacalcio, accasatosi al Pigna per 700mld. Pensa che sia stato all’altezza delle aspettative, considerando anche il podio raggiunto da Bucci e Patruno?

Ronaldo è un campione indiscusso e certamente questa stagione ce la ricorderemo anche per lui. In campo ha sempre fatto la differenza e insieme all’intramontabile Quagliarella ha vinto il titolo di capocannoniere ripagando così il buon Bucci con il terzo posto. Il portoghese è sempre una garanzia. Quando gioca…

 

Dopo l’asta iniziale lei aveva subito una dura contestazione prima per via dell’esorbitante spesa sui portieri della Juve poi a causa del blocco Empoli-Bologna tra difesa e centrocampo, considerato troppo leggero. A posteriori e al di là del risultato finale, ci può spiegare quelle scelte?

Non lo nego, è stata un’asta difficile, ma calcolata. Volevamo elementi di valore sul piano fisico e atletico e, immaginando le cifre esorbitanti da spendere per i portieri, i blocchi di Bologna ed Empoli erano stati studiati a tavolino per garantirci voti, riserve e qualche bonus a basso costo.

 

Un’altra buona dose di scetticismo la piazza gliel’ha riservata al momento del triplo scambio con Delinquere: quanto è stata dura lasciar partire contemporaneamente Inglese, Politano e soprattutto Chiesa?

È stato un azzardo, dettato dalla volontà assoluta di prendere Icardi, che ha prevalso su tutto. Quando punti un giocatore così sul mercato interno sai che devi mettere sul banco i pezzi più pregiati e senza l’inserimento di Chiesa, indubbiamente una grave perdita, l’operazione non sarebbe mai andata in porto.

 

Continuiamo a parlare di mercato. La scelta di cambiare tutto l’attacco, come e quando è maturata?

Nel momento in cui si è concretizzata l’operazione Icardi l’adrenalina era a mille e ci siamo detti che quello era il momento di affondare il colpo per rivoluzionare il reparto.

 

E in effetti un’altra svolta stagionale è stata quando ha staccato un assegno di 524mld al Cusci per Martinez: lo ha preso come riserva (cara) di Icardi, ma da quel momento sono cominciati i guai del “signor Nara” e Lautaro è diventato fondamentale.

Sin da fine settembre avevamo cominciato a informarci sul giocatore direttamente dal carissimo presidente Lorusso, che all’epoca lo riteneva incedibile. Ad ottobre, però, Icardi era in forma mostruosa (5 gol in 5 partite) e Lautaro il campo lo vedeva pochissimo, per cui ci siamo riproposti. Offerta dopo offerta, Vito ha iniziato a vacillare fino ad accettare con soddisfazione i 524mld: lì per lì un’operazione che conveniva a entrambi, nessuno poteva sapere cosa sarebbe successo di lì a poco…

 

Nello scambio Suso-Dybala col Terlizzi, invece, quanto ha inciso la fortuna e quanto la premeditazione? 

Suso negli ultimi anni ha avuto sempre un rendimento altalenante e questo suo atteggiamento ha portato la società a riflettere e a metterlo sul mercato, nonostante il suo grande girone di andata. È andata bene.

 

Una volta sistemato l’attacco, tutti gli investimenti della squadra sono stati indirizzati verso la difesa: quasi 600mld per Castagne, De Maio e Dell’Orco. Li riconfermerà, in particolare quest’ultimo passato al Lecce?

La risposta a questo punto dell’anno è scontata: sono profili molto interessanti che teniamo d’occhio, ma è difficile sapere se saranno confermati o meno.

 

Anche se dopo vittorie come questa è giusto parlare di collettivo, ci sembra doveroso chiederle di spendere un paio di aggettivi su tre singoli risultati decisivi, per motivi differenti: cominciamo da Di Lorenzo.

Abbiamo puntato molto su di lui ed è riuscito a ripagarci realizzando 5 goal 3 e assist, riuscendo così a diventare uno dei difensori più prolifici della Serieagreen. Molto bravo nella progressione, inserimento e vena realizzativa. Costante e combattivo.


A centrocampo Pulgar.

Pulgar è certamente stato la spina dorsale della squadra. Ha ottime qualità tecniche e una buona visione, ma anche interdizione di gioco. Quest’anno è riuscito a ricoprire diversi ruoli sempre all’altezza della situazione. Non tira mai indietro il piede ed è sempre pronto al duello fisico. Chiude la stagione con 6 goal (5 su rigore). Un lottatore insostituibile.

E infine in attacco Caicedo.

Era arrivato in sordina dal Delinquere nell’operazione Icardi, è stato la grande sorpresa del Rapid Flipper di quest’anno. Da subito si è dimostrato voglioso di riscatto ma anche disponibile al sacrificio. Lo abbiamo soprannominato la Pantera Nera per via del suo fisico possente che si unisce ad esplosività e agilità che lo rendono un giocatore imprevedibile.

 

Un trionfo storico non solo per aver scucito il tricolore dal petto dei Wailers nell’anno del decennale, ma anche incorniciato dal testacoda al rientrante Gigi Maggiore, ultimo in classifica: per una Grecìa che piange, un’altra Grecìa sorride.

Siamo felici del ritorno del presidente e amico Gigi Maggiore, che va ad impreziosire una Serieagreen già molto competitiva. D’altra parte rientrare dopo tanti anni non è semplice: lo dimostra l’ultimo posto in classifica.

 

Al di là del campanilismo, però, è opinione comune si sia trattato di uno dei campionati più difficili ed equilibrati di tutta l’Era Moderna. È d’accordo? Lei come l’ha vissuto e quale è stato il momento più difficile da affrontare?

È stato un campionato bellissimo, uno dei più difficili degli ultimi anni. Un campionato che non finiva mai, spettacolare. Una lunga e bella battaglia che ci ha visto raggruppati fino all’ultima giornata per l’assegnazione del titolo. La cosa più difficile è stata mantenere la calma e la concentrazione fino alla fine. Non mi aspettavo di vincere, pensavo fosse impossibile, ma alla fine ho avuto dalla mia parte ciò che conta di più: il culo.

 

L’ultima domanda è un grande classico di questa intervista. Nove anni fa, nella stagione post scudetto, lei si fece beffe dell’ascensore vincendo la Champions e piazzandosi secondo a una sola incollatura dal Curtale (storico il gol decisivo di Rivas all’ultimo minuto dell’ultima giornata per gli arancioblu), l’anno dopo terzo e quello successivo quarto. Pensa di poter ripetere un grande ciclo come quello 2009-2012?

Confermarsi non è mai facile. Il nostro augurio è di continuare a stare più in alto possibile cercando di aggiungere qualche elemento per aumentare il livello della squadra. Ma per farlo degnamente dobbiamo voltare pagina, mettere da parte questa stagione e preparare al meglio la prossima.

TORGIO GIOSATTI 

6 pensieri riguardo “Il Punto di Torgio Giosatti presenta: l’intervista al campione 2018/19

  • 23 agosto 2019 in 21:15
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    I successi insperati sono sempre i più belli da vivere e ricordare….un grande applauso ai rivali spruzzosi e alla magistrale penna del paroliere Giosatti!

  • 23 agosto 2019 in 22:34
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    Complimenti a Torgio e ancora a Flipper, ma l’arancino poi te lo sei mangiato tutto? Applausoni alla penna e alla preparazione di entrambi, scudetto meritato come i festeggiamenti, buon fine Agosto e -21….

  • 24 agosto 2019 in 16:32
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    Grande Torgio ♥️

  • 26 agosto 2019 in 10:30
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    Torgio meglio di Alberto Angela a raccontare la rivalità tra Serrano e Calimera, un po’ come Atene e Sparta! Gran pezzo

  • 29 agosto 2019 in 16:32
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    L’intervista al campione è sempre l’intervista al campione!

  • 9 settembre 2019 in 20:43
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    Devo dire che la prima parte del pezzo è da manuale d’antologia. Torgio is “Simply the Best”!

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