Il massacro di Skype: “il giorno più lungo” della storia

IL PUNTO DI TORGIO POST-ASTA 2020/21

Una maratona di 17 ore degna di Enrico Mentana per far sì che il virus non vincesse sulla tradizione.
Prima e ultima volta, tutti sperano, ma purtroppo non si può ancora dire. 

Il giorno più lungo” si è sempre detto parlando dell’asta del fantacalcio. Perchè quando ti ostini a portare avanti una lega a 16 squadre con più o meno gli stessi manager da 14 anni che non vivono neanche più nella stessa città, ti devi ritrovare a metà strada, partendo il venerdì e tornando la domenica. 

Poi succede che arriva una pandemia. Salta la festa finale e con essa la consegna dei premi, gli abbracci, gli sfottò. “Ci rifaremo all’asta”, si dice. Che però è a ottobre, a calciomercato chiuso ma proprio nella settimana in cui la curva dei contagi comincia a salire.

C’è preoccupazione, nella migliore delle ipotesi. Ansia e paranoia, nella peggiore. Qualcuno fa il tampone, negativo. Altri sono entrati in Italia dall’estero preventivamente, altri attendono di sapere che fine farà la loro prenotazione aerea. 

Prima ancora che comincino le restrizioni governative, però, ci si rende conto che vedersi in una ventina – seppur con distanze, gel e mascherine – non è una buona idea. Che fare? Quello con la patologia più longeva di tutti (since 1996) in estate ha buttato giù un decalogo: “come fare un’asta su Skype”. Nella settimana dell’avvento dopo cena si fanno le prove. Tante. Sembra tutto ok, può funzionare. A tratti è pure divertente.

L’asta dal vivo salta, ma la stagione è salva e quello è l’importante, per ora. Perchè il virus fa paura, ma vince se ci si lascia sopraffare, se gli si lascia prendere il sopravvento sulle cose importanti. Non il fantacalcio, forse, certo. Bensì quello che gli ruota attorno. Amicizia, aggregazione, valori, la bellezza dei rituali, tradizioni da conservare e possibilmente tramandare. 

E allora eccoci, un sabato mattina di primo ottobre. C’è chi per esserci ha spostato al pomeriggio prima la festa di compleanno della primogenita, che cascava proprio il giorno dell’asta. Chi ha “squottato” la camera della nipote perché ha la fibra. Chi ha organizzato moglie, figli e cani per essere autonomi nelle 24 ore successive. Chi invece la moglie ce l’ha a letto con la febbre e ha svaligiato la farmacia per avere a portata di mano tutto il kit di pronto soccorso, così da non dover lasciare mai la postazione d’asta scoperta.

Poi c’è chi s’è alzato all’alba, ha caricato e consegnato chili di uova a tutti i paesi del circondario per essere alle 10 davanti alla scrivania col pc acceso. C’è anche quello che sta a Londra e quindi ha l’orologio un’ora indietro e un delay che ha destato qualche preoccupazione durante le prove. Ognuno si è più o meno sistemato nella sua bolla, fino a un massimo di quattro persone. Chi ha portato chili di pizzette e focacce per non rimanere mai a secco nei momenti di difficoltà. E ovviamente litri di birra e tanta felicità.

Tutto è pronto per cominciare: sono da poco passate le 10.30 quando il campione in carica – preventivamente benedetto dagli organi ecclesiastici – chiama Donnarumma mentre tutti gli altri tengono rigorosamente spenti microfoni e telecamere. Partiti. I rilanci si susseguono sulla chat di Skype dove si monitorano anche gli orari precisi, per evitare refusi. E uno, e due, e tre: aggiudicato. Il campione passa la palla a chi ha appena acquistato, che accende microfono e telecamera: tocca a lui adesso battere.

Si va avanti il più velocemente possibile ma, come tutte le cose che fanno godere e divertire, non è lo stesso che farle dal vivo. Qualcuno si ingegna mettendo dietro di sé sfondi improbabili per strappare due risate e ci riesce. L’asta dei portieri, però, finisce intorno all’ora di pranzo ed è un campanello d’allarme.

Ma tutti hanno almeno dieci anni di fantacalcio alle spalle, quasi tutti hanno cominciato quando i conti si facevano con la calcolatrice, carta e penna, e per i voti si doveva aspettare il martedì. Ad aste lunghe 10, anche 12 ore sono preparati. Certo, negli ultimi anni la professionialità e l’organizzazione hanno portato quasi a dimezzare i tempi. Ma è un ritorno all’antico, quasi quasi non dispiace neppure.

Ad ogni “e cinquantacinque” d’orologio ci si prendono cinque minuti di pausa per riposare occhi e cervello. Ma cinque minuti servono praticamente per battere un giocatore. È fisiologico. Qualcuno schiaccia un pisolino tra Cetin e Caldara e anche i difensori vanno avanti fino alle 17.30 circa.

Non finiremo”, sentenzia qualcuno. “Massimo alle 22.30 devo sgombrare camera di mia nipote, che deve andare a dormire”, avvisa un altro. Ma nessuno vuole dare l’impressione agli altri di essere stanco: sarebbe un segnale di debolezza e durante un’asta decisiva, che si gioca sui nervi ora che non ci possono essere gli sguardi, sarebbe un errore imperdonabile. Si va avanti coi centrocampisti e arriva anche l’ora di cena.

Uno interrompe l’asta per circa un quarto d’ora: deve scendere sotto casa a pagare la pizza, la carta della compagna non striscia. Ma è in maglietta, pantaloncini e ciabatte e bestemmia come un turco: ha appena perso Chalanoglu. Arrivano anche le 22.30 e la pausa per consentire allo zio di lasciare in pace la nipote e tornare a casa con l’hot spot: speriamo bene.

Intanto non siamo ancora arrivati agli attaccanti ed è già domenica: Cristiano Ronaldo viene infatti chiamato quando è quasi l’una di notte. Va a cento miliardi in meno dei due anni precedenti perché vuoi o non vuoi l’asta online ha sballato tutto, pure i prezzi. Adesso la stanchezza si fa sentire e non si può più nascondere. I più generosi si offrono di battere qualche giocatore continuativamente per snellire le operazioni, ma serve più che altro a tenere alta la verve e aperte le palpebre, perché andare più rapidi di così, online su Skype, non è possibile.

La dimensione è tipo quella del Grande Fratello. Da circa 15 ore consecutive non si hanno contatti con l’esterno se non col delivery delle pizze. Qualcuno porta a spasso il cane pur di mettere il naso fuori di casa, modello lockdown. Le mascherine sono impregnate di fumo. Le telecamere si spengono definitivamente: non c’è più nulla da vedere se non facce stanche, tirate, occhi rossi e occhiaie viola.

Qualcuno non ce la fa e molla. Addirittura sulla sedia. Gli chiamano Milik a 23. Dovrebbe tirarlo, possibilmente prenderlo per evitare una minusvalenza di oltre 200 miliardi. Ma dorme della grossa e quando si sveglia è troppo tardi. Scorre la chat per vedere quello che in realtà già sa: Milik è andato via a prezzo di costo e il suo bilancio continuativo per le aste di riparazione è dimezzato.

Qualcun altro comincia a comprare a vanvera pur di sbrigarsi. Chi si è ritrovato in squadra Ronaldo è lo stesso che ha dimenticato il Caffè Borghetti in macchina: errore madornale. Con gli spicci che gli rimangono prende il primo che passa, Vlahovic. E si maledirà per le due ore successive, ovvero finché non comprerà Di Carmine e Gyasi pur di tornare a casa: domani toccherà a lui badare ai poppanti. Sono le 4 del mattino e gli manca ancora un attaccante: “Prendetemi uno qualsiasi a 1”. E ovviamente gli tocca Schiappacasse.

Man mano che le rose si completano alla spicciolata ci si disconnette. Rimangono “quelli della notte”, fino alle 5.30, ad aggiornare excel, cambi e conti. C’è chi rinuncia a tornare a casa e si appoggia alla meno peggio dove capita. C’è chi l’indomani alle 10 ha un’altra asta, a 16. E fissa il vuoto. In verità ci sarebbe ancora da scegliere un giocatore under 20 per squadra: è la nuova regola del vivaio. Ma si farà nei prossimi giorni, con calma, via WhatsApp.

Sono passate diciassette ore tonde tonde da quando è stato battuto Donnarumma: una maratona infinita che probabilmente nemmeno lo specialista Enrico Mentana avrebbe avuto il coraggio di commentare. Perchè questo è stato “il giorno più lungo”, ma di sempre. Un’esperienza mistica ma massacrante. In tanti dicono “Mai più”, tutti lo sperano. Realisticamente però, resta appunto una speranza. La speranza che ci si possa di nuovo incontrare, sfottere, abbracciare, passarsi una birra senza paura del contagio.

Adesso, però, l’importante è che le 16 rose siano state completate. La stagione è salva. La passione pure. Il fantacalcio, anzi la Serie A Green, si giocherà anche quest’anno. Non si sa come, ma siamo ancora qua, dal 1994: non è ancora arrivato il virus in grado di fermarci.

 

Torgio Giosatti

5 pensieri riguardo “Il massacro di Skype: “il giorno più lungo” della storia

  • 18 ottobre 2020 in 13:10
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    Londra 10-11 Ottobre 2020, Asta SerieAGreen 20/21 io c’ero.

    “Dreams are my reality…. “

  • 18 ottobre 2020 in 13:18
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    Non so come abbiamo fatto ma ce l’abbiamo fatta!

  • 18 ottobre 2020 in 15:01
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    Sognando, sognando credo fermamente che il Circo sarebbe ripartito più coeso di prima anche dopo una sosta salutare in queste condizioni.
    Ciò detto, non nutrivo alcun dubbio sull’abnegazione di 16 folli dinanzi ad una colossale boiata disperata dal nome Asta On Line: aver resistito 18 ore, infatti, nulla toglie al non sense della virtualità applicata ad un gioco come il nostro.

    Io ci credo, insieme e avanti tutta anche se il destino dovesse metterci ancora “sgambetti” alle capriole in caso di anno sabbatico dal fantacazzo.

    Mi avete fatto cmq emozionare come sempre, tutti.
    Ci vediamo presto, dal vivo, come sempre.

    Applausi all’autore del pezzone.

  • 20 ottobre 2020 in 18:59
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    Ricorderò per sempre questa maratona! Come la prima festa finale anche la prima (e si spera anche ultima) asta online non si scorda mai, grazie a tutti per la partecipazione, quasi come avervi abbracciato e grazie soprattutto a Torgio per questo inno all’amicizia e alla passione per questo sport!

  • 6 novembre 2020 in 14:56
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    mi ha chiamato Mentana per avere consigli su come tirare avanti per 17 ore…esperienza unica che ho voluto rileggere ad un mese di distanza. Passion style

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